La conseguenza estrema della situazione di precarietà generata dalla crisi economica sta spingendo alcuni imprenditori e lavoratori dipendenti a togliersi la vita. Tutto questo però ci fa chiedere se il fallimento di un’azienda o la perdita di un lavoro, per quanto siano dimensioni profondamente drammatiche dell’esistenza, possano costituire un fallimento così assoluto al punto di volersi togliere la vita. La Chiesa, che chiede di rifondare il senso del lavoro su un nuovo umanesimo integrale, richiama all’importanza della sobrietà per riscoprire che non è il tenore di vita a dare valore a un’esistenza umana. La delicatezza del tema chiama in causa la responsabilità dei media, che rischiano di strumentalizzare i gesti di suicidio spingendo all’emulazione.
