Pollaiolo, "La temperanza".

LA TEMPERANZA

La difficile arte di amare

Quaderno 4118

pag. 130 - 142

Anno 2022

Volume I

15 Gennaio 2022
Voiced by Amazon Polly

Una ricognizione storica

La temperanza si trova al quarto posto nella classificazione delle virtù cardinali. È ultima non per ordine di importanza, ma perché va a toccare la dimensione intima dell’essere umano, a differenza delle altre virtù che riguardano il bene comune. Ma proprio per questo è indispensabile per l’agire virtuoso, che ha come condizione la rettitudine della persona: «La prudenza guarda alla realtà concreta di tutti gli esseri; la giustizia regola i rapporti con altri; con la fortezza l’uomo, dimentico di se stesso, sacrifica beni e vita. La temperanza, invece, è ordinata all’uomo stesso […]. Temperanza significa: prendere di mira se stessi e la propria condizione, dirigere sguardo e volontà su noi stessi». La temperanza ha un carattere riflesso, ritorna sul soggetto e lo plasma, portando armonia interiore tra sensibilità, intelletto e volontà, consentendo alla persona di esprimere tutte le sue potenzialità.

Questa virtù era molto apprezzata nel mondo antico, come si può notare anche da una semplice ricognizione dei termini. La parola greca enkrateia viene dalla radice krat (potere, dominio, governo, autorità) unita a en (se stessi). La temperanza è la capacità di governare se stessi, di padroneggiare sensibilità e pensieri; è il punto di arrivo di un cammino di conoscenza e plasmazione di sé, l’ideale per eccellenza della filosofia antica – riscoperta recentemente soprattutto a opera di Michel Foucault e Pierre Hadot –, un ideale in seguito smarrito nel corso della modernità.

L’ambito specifico dell’enkrateia è la sensibilità (la facoltà chiamata concupiscibile, epithymētikon), tutto ciò che ha a che fare con la cura del corpo (sessualità, cibo, bevanda, attività, riposo), consentendo la sua integrazione con la parte razionale dell’anima. In quanto dominio di sé, la temperanza aiuta anche a padroneggiare l’aggressività – la facoltà chiamata «irascibile» –; perciò è indispensabile per l’azione e per ragionare in maniera lucida, non offuscata dalle passioni.

L’enkrateia diventa con Socrate una virtù centrale per l’etica e per il comportamento virtuoso…

Per leggere l’articolo integrale, acquista il quaderno 4118
(al prezzo speciale di euro 4.50 invece che 9)

***

TEMPERANCE. The difficult art of loving

Temperance holds the fourth place in the classification of the cardinal virtues. It may be last of the virtues -but not in order of importance-, because it touches upon the intimate dimension of the human being, unlike the other virtues, which concern the common good. Nevertheless, for this very reason it is indispensable for virtuous action, which has as its condition the rectitude of the person and self-control. Even a simple recognition of terminology shows the great wealth of meaning of this virtue and the need for its presence in the most important areas of human life. In particular, it makes the capacity to love and the relationship with God possible.

Acquista il Quaderno

La fortezza, una virtù esigente

Il termine «fortezza» può a prima vista comunicare un messaggio negativo di violenza e sopraffazione o, più semplicemente, di prestanza fisica. Ma in realtà è una virtù indispensabile per il vivere comune. Quando essa viene a mancare, prosperano mali di...

La giustizia

Tra le virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza, temperanza), la giustizia è di fatto l’unica attualmente oggetto di indagine da parte della riflessione filosofica, grazie soprattutto alla sua riproposizione a opera del neocontrattualismo. Questo è un tentativo di presentare la problematica...

La prudenza

Nell’immaginario odierno la prudenza è associata soprattutto a un procedere lento e circostanziato (come nel caso della guida automobilistica) o a una indecisione di fondo per evitare rischi o, peggio ancora, a una forma di viltà o di pavidità che...