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Attualità culturale

Mr. Scorsese

Diretto da Rebecca Miller, USA, 2025 (Serie Apple TV).

Luca Barnabé

8 Gennaio 2026

Quaderno 4201

«Chi siamo? Che cosa siamo? Siamo intrinsecamente buoni o cattivi? Ciò che può diventare Male dentro di te può anche diventare Bene? Credo che chiunque di noi sia capace di praticare la malvagità nelle circostanze sbagliate…». A parlare è il regista newyorkese Martin Scorsese. Egli ci pone queste domande, mentre scorrono immagini di suoi capolavori, come Taxi Driver, L’età dell’innocenza e L’ultima tentazione di Cristo, nella prima sequenza della serie documentaria a lui dedicata, Mr. Scorsese.

I cinque episodi della serie compongono una sorta di film-fiume di ricordi, aneddoti, interviste, backstage e sequenze di film molto noti. L’autrice dell’opera, Rebecca Miller, ripercorre la biografia e il cinema di Scorsese, dall’infanzia a Corona Queens e Little Italy – difficili quartieri di New York, all’epoca gestiti da famiglie mafiose – all’importanza della St. Patrick’s Cathedral («In quella chiesa mi sentivo al sicuro!»). Descrive gli studi e la formazione religiosa di Scorsese, i mesi trascorsi in seminario (voleva diventare sacerdote) e la sua incrollabile fede cristiana.

A proposito di quest’ultima, la regista ci ha raccontato in una recente intervista: «Uno degli aspetti che mi colpiva di più del progetto era cercare di capire come un artista che sembra così affascinato dalla violenza potesse essere un uomo di profonda fede cristiana e di alta spiritualità. Credo che la risposta stia nelle “grandi domande” che ogni suo film pone sulla natura degli esseri umani, sul fragile equilibrio tra Bene e Male che segna le nostre vite. Mi interessava anche la fascinazione che Scorsese nutre per i “peccatori”. Dopo tanto lavoro insieme, penso di aver capito che quella fascinazione abbia a che fare con l’immedesimazione del regista verso i suoi personaggi marginali e marchiati dal Male».

In un’intervista di repertorio, p. Francis Principe (1928-2017), padre spirituale di Scorsese, osservava: «Marty è uno dei pochi registi che comprende che ci sono domande fondamentali da porsi: “Che cos’è il Bene?”, “Cosa è bello?”, “Cos’è la virtù?”, “Cosa la giustizia?”, “Cosa il perdono?”, “Perché siamo qui?”, “Come devo comportarmi?”, “Cosa posso comprendere?”».

Fra i tanti film analizzati, si parla del controverso L’ultima tentazione di Cristo (1988), tratto dal romanzo di Nikos Kazantzakis, ma anche della spiritualità profonda che pervade Kundun (1997), e infine di Silence (2016), dal romanzo storico di Shūsaku Endō, ispirato alla vera storia del padre missionario gesuita Cristóvão Ferreira (Liam Neeson), «colpevole» di apostasia per salvare le vite dei contadini di una comunità cristiana nel Giappone del XVII secolo.

È però nelle magnifiche sequenze dedicate a Toro scatenato (1980), un film all’apparenza distante dai temi religiosi, che scopriamo qualcosa di completamente nuovo sulla vita, l’arte e la «rinascita» di Scorsese. Lo sceneggiatore Paul Schrader infatti rivela che il biblico cartello finale parla non solo di Jake La Motta, ma dello stesso Scorsese, sopravvissuto a un’overdose di droghe nel 1978. Il cartello riprende Gv 9,24-26: «Allora [i Giudei] chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. Quello rispose: “Se sia un peccatore, io non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”».

Anche Scorsese – sopravvissuto all’overdose – ha «visto» in modo nuovo la sua vita. Come ha rivelato in un’altra intervista a I. Christie e D. Thompson (cfr Scorsese secondo Scorsese, Ubulibri, Roma, 1990, p. 107): «Io ho sempre trovato che nel dramma l’antagonista sia più interessante del protagonista, che il cattivo sia più interessante del buono. Ecco quello che penso sia davvero un punto di vista cristiano: chi siamo noi per giudicare, per trovare la pagliuzza nell’occhio del nostro fratello, quando abbiamo una trave nel nostro stesso occhio? […] Io trovo che questi personaggi siano affascinanti. Ovviamente, vedo qualcosa di me in loro, e così spero faccia il pubblico, spero possa trarre da questi [personaggi] degli insegnamenti e trovare una sorta di pace interiore».

Mr. Scorsese

Luca Barnabé

Giornalista e critico cinematografico.


8 Gennaio 2026

Quaderno 4201

  • Anno 2026
  • Volume I

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