Il mercoledì delle ceneri 2026 gli U2 pubblicano un EP, di sei brani, intitolato, non a caso, Days of Ash («Giorni di cenere»). Nonostante i tempi trascorsi e i tanti successi, da parte della band capitanata dalla voce di Bono vi è ancora il desiderio di una canzone impegnata in un mondo che sempre più è sommerso da voci di guerre, di bombe e di ingiustizie. La rivista ufficiale del gruppo, Propaganda, riporta in apertura il pensiero di The Edge: «Crediamo in un mondo in cui i confini non vengano cancellati con la forza. In cui la cultura, la lingua e la memoria non vengano soffocate dalla paura. In cui la dignità di un popolo non sia negoziabile». Le canzoni così prendono spunto da una realtà compromessa, ferita e tragica.
Il primo brano, intitolato «American Obituary», racconta dell’omicidio di Renee Good, a Minneapolis, a opera dell’agente dell’ICE Jonathan Ross: Renee Good born to die free / American mother of three… A bullet for each child («Renee Good, nata per morire libera / Madre americana di tre figli… Una pallottola per ogni figlio»). Nonostante il clima di odio e violenza scatenato dalle politiche del presidente Trump, la speranza che un amore altruista e responsabile della vita possa di nuovo rinascere è consegnata al termine della canzone: In the streets with children playing / In the churches where they’re praying / School teachers are explaining / America, America / The power of the people! / We love you more (we say, we say) than hate loves war / I love you more (I say, I say) than hate loves war («Nelle strade con i bambini che giocano / Nelle chiese dove stanno pregando / Gli insegnanti spiegano: America, America / Il potere del popolo! / Noi vi amiamo più di quanto l’odio ami la guerra / Io ti amo più [dico, dico] di quanto l’odio ami la guerra»).
Il brano «The Tears of Things», ispirato a un libro del frate francescano Richard Rohr, rimane uno dei testi più profondi a livello poetico. È un dialogo mistico e tragico tra il Davide di Michelangelo e il suo artista creatore: Michelangelo release me / From a single block / I’m David the giant killer («Michelangelo, liberami / Da un unico blocco / Sono David che ammazza i giganti»). Ma le domande sono rivolte anche a Dio, in relazione a tutte le guerre che si succedono nella storia: Was it you, Lord, I was listening to? («Eri tu, Signore, che io stavo ascoltando?»). La statua è quasi condannata a vedere tutte le atrocità commesse dagli uomini – My eyes were burned from all I learned («Mi si son bruciati gli occhi da tutto ciò che ho appreso») –, con l’Olocausto e i suoi Six million voices silenced in just four years («Sei milioni di voci tacitate in appena quattro anni»). Una delle invocazioni finali auspica il tema dell’alterità e del rispetto della dignità umana: Dear God you made us so you wouldn’t be alone / Every heart is exiled until a heart gets home / Don’t send us back to stone («Caro Dio, ci hai fatti per non essere solo / Ogni cuore è esiliato finché non torna a casa / Non farci tornare alla pietra»).
Ogni canzone dell’EP ha un focus su una situazione drammatica particolare: «Song of the Future» parla di Sarina Esmailzadeh, la ragazza uccisa dal regime iraniano, mentre «Wildpeace» è una poesia dell’israeliano Yehuda Amichai, interpretata dalla cantante nigeriana Adeola Soyemi. Questa lirica è stata anche citata da papa Leone XIV nel messaggio Urbi et Orbi del 25 dicembre 2025, in cui ha detto: «Non è una delle poesie più note di Amichai. Ma è una delle più necessarie. Amichai non crede alla pace come miracolo, ma come sfinimento morale. La vera pace non nasce dall’innocenza, ma dalla consapevolezza di saper fare il male. È un messaggio radicalmente biblico. Ed è estremamente pericoloso per ogni propaganda». «One Life at a Time» è dedicata a Awdah Hathaleen, attivista nonviolento palestinese ucciso da un colono israeliano in Cisgiordania e consulente nel film No Other Land. Chiude l’album «Yours Eternally», con la partecipazione di Ed Sheeran e il musicista ucraino Taras Topolia, divenuto soldato durante la guerra.
Days of Ash offre una prospettiva importante sulle tragiche vicende che si stanno svolgendo nel mondo e testimoniano quanto il potere politico ed economico continui drammaticamente ad avere la superiorità sui diritti civili e umani. Tutte le canzoni sono pervase da un desiderio intenso di pace, come dice la poesia musicata «Wildpeace»: Let it come like wildflowers, / suddenly, because the field / must have it: wildpeace («Che spunti / Come i fiori di campo, / All’improvviso, perché il campo / Ha bisogno di pace di campo»).