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Attualità culturale

The Ear Is the Eye of the Soul. Partecipazione della Santa Sede alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia

Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi e Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Venezia, dal 9 maggio al 22 novembre 2026.

Lucia Giomo

3 Settembre 2026

Quaderno 4209

Padiglione della Santa Sede, “The Ear Is the Eye of the Soul.”. Giardino Mistico, Venezia. Foto di David Levene

La 61a Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia pensata dalla curatrice camerunese svizzera Koyo Kouoh, recentemente scomparsa, prende spunto dal mondo della musica, in particolare dalle tonalità minori, che qui vogliono dar voce a racconti marginali, spesso soffocati dal «rumore» predominante di ciò che fa più clamore. È questo il significato del titolo In Minor Keys scelto per questa edizione della Biennale.

Il padiglione della Santa Sede accoglie pienamente tale invito proponendo un progetto che si configura come un atto contemplativo di ascolto ispirato alla figura di santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), badessa medievale, mistica e compositrice, dichiarata dottore della Chiesa nel 2012 da Benedetto XVI. The Ear is The Eye of The Soul, in italiano L’orecchio è l’occhio dell’anima, curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers, in collaborazione con Soundwalk Collective, e voluto dal commissario, il cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, prende la forma di una preghiera sonora che fa eco alla curatela di Koyo Kouoh.

I due luoghi scelti evocano profondamente questo viaggio interiore: il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, all’interno di un convento seicentesco, e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, già utilizzato per la 19a Mostra Internazionale di Architettura alla Biennale, che sta vivendo un processo di restauro, letterale ma, in questo caso, anche metaforico. Infatti le impalcature avvolte da teli bianchi illuminati da luci giallo ocra, che richiamano la bandiera vaticana, attorniano lo spettatore, che entra così nel vivo del cantiere, si potrebbe dire di un «ospedale da campo» per usare un’espressione cara a papa Francesco, che sta «curando» un luogo «ferito» dall’acqua alta.

Qui l’esposizione è articolata in tre stanze in cui si dipana l’ultima opera del celebre regista e autore Alexander Kluge, scomparso a marzo 2026, intitolata 12 Stations to Hildegard of Bingen. A lui si deve anche il titolo del Padiglione. Questo «scriptorium contemporaneo» vuole ricordare la pratica della copiatura e miniatura dei libri di epoca medievale attraverso l’installazione inedita di filmati, immagini e appunti accompagnati dai canti composti dalla santa ed eseguiti dalle suore del convento benedettino da lei fondato.

Oltre a questi, sono presenti i libri d’artista di Ilda David’ e un nuovo progetto architettonico di Tatiana Bilbao Estudio che reinterpreta lo spazio monastico in chiave contemporanea.  L’archivio è stato curato in stretta collaborazione con suor Maura Zátonyi OSB e l’Accademia di Santa Ildegarda, la cui attività di ricerca e di conservazione dell’eredità lasciata dalla santa ha contribui­to a ispirare artisti e collaboratori del Padiglione. L’allestimento, ridotto all’essenziale, probabilmente non rende del tutto l’idea della monumentalità e della profondità dell’opera di Kluge che, a un primo sguardo, potrebbe apparire come un insieme di frammenti, una sorta di «archivio incompiuto» all’interno di un edificio in trasformazione. Come ha affermato papa Leone XIV: «La logica dell’algoritmo tende a ripetere ciò che “funziona”, ma l’arte apre a ciò che è possibile. Non tutto dev’es­sere immediato o prevedibile» (Incontro con il mondo del cinema, 15 novembre 2025).

Il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, l’altra sede del Padiglione, ci insegna proprio questo, dato che c’è ben poco da fotografare. Nato come hortus conclusus, è un luogo antico destinato alla meditazione, alla coltivazione di erbe officinali e alla vita quotidiana della comunità. Questo «giardino spirituale», situato accanto alla cao­tica stazione ferroviaria, costringe a fermarsi e a concentrarsi su ciò che non si vede. Musicisti della scena sperimentale e dell’avanguardia contemporanea – da Brian Eno al compositore minimal Terry Riley, al regista e musicista Jim Jarmusch, alla cantante e attrice FKA Twigs, a Meredith Monk e a Caterina Barbieri, attuale direttrice artistica della Biennale Musica – si confrontano con l’immaginario visionario di Ildegarda attraverso nuove opere sonore composte da voce e strumenti.

L’ascolto individuale tramite cuffie high-tech valorizza la dimensione intima dell’esperienza, un viaggio contemplativo che ognuno compie in silenzio mentre attraversa il giardino. Il confine tra opera e ambiente è reso ancora più sottile dal dispositivo ideato da Soundwalk Collective che trasforma in suono i segnali biologici e ambientali del giardino stesso creando un continuo divenire. Ad esempio, avvicinandosi alla cappella, si inizia a sentire la voce di Maria interpretata da Patti Smith, che ci parla del figlio Gesù e del dolore che proverà nel doverlo lasciare andare. Un dolore che può essere anche il nostro dolore. Così come sotto al melograno, guardando il campanile della chiesa, quasi magicamente si odono in cuffia le campane. Il suono si fa poi più puro e intenso vicino alle panchine di legno, pensate come stazioni di ascolto, mentre le melodie si dissolvono e si contaminano, intervallate da un ronzio di api e un cinguettio registrati in tempo reale, e vengono intensificate dai profumi di lavanda, assenzio, verbena e delle altre piante circostanti. Il «paesaggio sonoro» quindi prende il posto di quello visivo.

Anche gli interventi scultorei, come le campane a vento con fiori soffiati in vetro di Murano dell’artista Precious Okoyomon, restano quasi invisibili, strumenti musicali discreti che sembrano far parte di questo luogo da sempre.

In un’epoca bombardata da tante immagini e toni forti, la Santa Sede con L’orecchio è l’occhio dell’anima sceglie di valorizzare un’altra dimensione, quella dell’ascolto. Prima di vedere, siamo quindi chiamati a imparare ad ascoltare il mondo che ci circonda e quelle «chiavi minori» che suonano nel profondo di ciascuno. L’arte può ancora aiutarci a coltivare la nostra interiorità e, forse, anche a guarirla.

The Ear Is the Eye of the Soul. Partecipazione della Santa Sede alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia

Lucia Giomo

Collaboratrice per i contenuti culturali


3 Settembre 2026

Quaderno 4209

  • Anno 2026
  • Volume III

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