|
|
In questo documentato studio, il patrologo gesuita Enrico Cattaneo presenta tre omelie pasquali inserite nel variegato Corpus pseudocrisostomiano. Si comincia con l’analisi dello status quaestionis relativamente alle edizioni delle omelie, pubblicate da Henry Savile (1612), da Bernard de Montfaucon (1728), fino all’edizione critica di Pierre Nautin, pubblicata – in Sources Chrétiennes, n. 36 – nel 1953.
Dal punto di vista strutturale, le omelie si presentano come una sola omelia sulla Pasqua, divisa in tre parti, forse offerta ai battezzati subito dopo la celebrazione del battesimo. Il carattere antiariano di tali omelie induce a indicare la data della loro composizione intorno al 360. Il Curatore mette sempre in rapporto le omelie con gli scritti superstiti di Apollinare, vescovo di Laodicea di Siria nella seconda metà del IV secolo, al fine di suffragare la tesi dell’attribuzione delle omelie al suddetto autore. Oggetto di esegesi è la Pasqua, come è descritta in Esodo 12, secondo un’interpretazione di tipo spirituale e cristologico, alla maniera origeniana.
Un’altra convergenza fra le omelie e Apollinare si può intravedere nella comune spiegazione del termine Pascha nel senso di «passaggio-oltre» (hyperbasis), con riferimento all’angelo che «passò oltre» le case degli ebrei vedendo il sangue dell’agnello sulle porte. Inoltre, tra queste omelie e Apollinare si manifesta una sintonia di linguaggio, di carattere tipologico e simbolico, che non si può inquadrare facilmente in una determinata scuola.
Nelle omelie emerge una cristologia alta, Logos-sarx. Non si parla di anima di Cristo, ma vi è una coincidenza in Cristo di nous e pneuma. Da parte sua, Apollinare insiste sull’unità di Cristo, nel quale vi è un solo prosopon, un solo vivente indivisibile. Da qui la formula, erroneamente attribuita ad Atanasio: «una sola natura incarnata di Dio Logos». In Cristo dunque vi è un solo intelletto, quello divino, il Logos; egli infatti non poteva avere un intelletto umano, che è mutevole.
Nelle omelie ci si trova di fronte a un’alta considerazione del mistero eucaristico, con il quale si diventa partecipi di Cristo, della sua santità, ci si unisce al Logos incarnato e si compie la divinizzazione dell’uomo. Anche per Apollinare la partecipazione al divino passa per la carne di Cristo, che è data nel pane eucaristico.
Riguardo all’antropologia, nelle omelie appare una concezione tripartita dell’uomo in spirito, anima e corpo, sulla base di 1 Ts 5,23, diversa dal dualismo di stampo platonico tra anima e corpo; lo spirito viene a identificarsi con la facoltà razionale o nous. Anche in Apollinare, specificamente nei frammenti esegetici, si trova la tricotomia corpo-anima-spirito, con l’identificazione di pneuma e nous.
Un altro aspetto rilevante consiste nel fatto che le omelie contrappongono la Pasqua giudaica (figura) a quella cristiana (verità), ma senza toni accesi antigiudaici, manifestando una prospettiva storico-salvifica nella quale i giudei non sono esclusi dalla salvezza, in linea con Rm 11,26, comunque non senza Cristo. Questo concetto è presente anche in Apollinare, nel quadro generale dell’escatologia e della seconda venuta di Cristo, che comporterà la redenzione di Israele.
Il Curatore riproduce il testo greco delle omelie sostanzialmente secondo l’edizione stabilita da Pierre Nautin, apportando alcune correzioni. Molto accurata è la traduzione delle omelie, che egli offre con uno stile piacevole e scorrevole.
Infine, è da segnalare il ricco commento alle omelie, di carattere soprattutto esegetico, teologico, spirituale, in cui Cattaneo spiega in modo dettagliato il testo, sulla base di una raccolta imponente di citazioni desunte non solo dalle opere superstiti di Apollinare, ma anche più in generale di molti autori della letteratura cristiana antica. Così egli offre un contributo importante all’approfondimento dell’omiletica di argomento pasquale sviluppatasi nei primi secoli dell’era cristiana.