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È quando, in questo libro, si affronta la figura di Adrienne von Speyr che abbiamo netta la sensazione del baratro oltre il quale la visione mistica rischia di divenire una spirale infinita senza soluzione di continuità per l’umana comprensione, perché «la sua prossimità a Dio la aiuta a guardare dentro questo male, sia quando vede lo stesso Hitler, ormai completamente preda di Satana, sia quando si assume le sofferenze delle vittime» (p. 66).
Le otto mistiche raccontate dalla storica e giornalista Lucetta Scaraffia portano con sé qualcosa che è lo stigma del periodo in cui si trovano a operare: la crisi della Chiesa, il lento, silente affermarsi di un nuovo materialismo edonista, mascherato da libertà assoluta e coronamento di lotte libertarie.
Questa è una delle chiavi di interpretazione del libro: non è possibile istituire un’immagine unica e rigida di misticismo, perché esso risponde anche alle sollecitazioni del tempo in cui si vive.
Affascinante è l’immagine di Simone Weil, che deve fare i conti con i cambiamenti radicali delle visioni del mondo e che partecipa alla Guerra civile in Spagna dalla parte delle sinistre, ma che poi si troverà ad attaccare le pretese del comunismo in una celebre diatriba con Trotsky in esilio. Qui emerge la sua drammatica, lacerante e nel contempo libera non appartenenza a confessioni e ideologie. Certamente vicina al cattolicesimo, anche perché, come fa notare l’A., «dichiarava di condividere ogni tradizione e ogni dogma cattolico» (p. 113), ma nel contempo assetata di una libertà fatta anche di solitudine e separazione.
Il libro parla non solo di donne note, come Chiara Lubich, ma anche di persone rimaste nell’ombra mediatica e conosciute solo dagli addetti ai lavori. Umm el-Banine Assadoulaeff, nata a Baku nel 1905 (morirà a Parigi nel 1992), meglio conosciuta come «Banine», dovrà fare i conti con uno scrittore fondamentale per capire il passaggio di alcuni intellettuali attraverso il nazismo, Ernst Jünger. Banine, di religione islamica, compirà il percorso di avvicinamento al cristianesimo attraverso la fuga dalla dittatura rossa dopo la Rivoluzione d’ottobre e il suo arrivo avventuroso in Occidente, a Parigi. La sua non è solo una passione verso un grande scrittore che si rivela piuttosto freddo nei rapporti umani, ma anche una rinascita, nella ricerca di un senso altro rispetto a quello mortale, attraverso la fede. In queste pagine si ha netta la visione di un tempo in cui il sarcasmo e la mondanità, come afferma l’A., non riuscirono a nascondere «un’altra ricerca, più folle ancora, la ricerca di Dio» (p. 84).
Le otto mistiche di cui parla il libro, non tutte cattoliche, mostrano come il percorso della ricerca di Dio nel Novecento abbia incontrato l’amore terreno, le mode, i vicoli delle città, i mestieri più svariati, il dubbio, ma anche la rivelazione inattesa, la profezia, l’inabissamento nello spirito di Dio, che è anche quello del tempo profondo. Come avevano intuìto Paul Simon e Arthur Garfunkel, due cantanti di quello stesso secolo breve, le parole dei profeti sono scritte sui muri delle metropolitane e negli ingressi dei caseggiati.