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Seguendo le indicazioni del magistero ecclesiale, la teologia cattolica contemporanea cerca di stabilire un incontro con le ultime acquisizioni delle discipline umanistiche e scientifiche, per presentare i contenuti della Rivelazione e della Tradizione in un modo che sia da loro accettabile e costruttivo. Il teologo tedesco Jürgen Werbick, laico, coniugato e padre di tre figlie, in questa opera presenta una riflessione sistematica sulle problematiche antropologiche suscitate dalle scienze biologiche, psicologiche, sociologiche e filosofiche.
Egli propone un percorso di riflessione su altrettante tematiche antropologiche, sviluppando non una «antropologia teologica», ma una «teologia antropologica», ossia una riflessione che parte dalla fede e incontra il linguaggio e le tesi delle scienze contemporanee.
L’A. è ben consapevole che il rap-
porto tra la teologia e le scienze umane rimane asimmetrico, in quanto le altre discipline non fanno riferimento alla teologia per risolvere i loro problemi, mentre la teologia ha bisogno di loro per poter realizzare il suo compito in maniera adeguata ai tempi; la teologia, egli scrive, «può parlare di un Dio che vuole la salvezza dell’umano, ma alla teologia non spetta alcun primato sull’interpretazione di ciò che significa “essere umano” e quello che può significare parlare di un “essere umano” integro e compiuto. È qualcosa che deve valutare in modo sempre nuovo in un dialogo critico con le scienze che hanno una competenza antropologica» (p. 7).
Il percorso del libro si sviluppa quindi in un dialogo serrato e rigoroso con le problematiche delle scienze umane, ponendo domande di senso e aprendo orizzonti spesso trascurati. I 10 capitoli di cui si compone l’opera abbracciano tre grandi aree teologico-antropologiche. La prima riguarda la comprensione integrale della persona umana, il rapporto tra emozioni e ragione, tra gestione della libertà e autocoscienza (cfr cc. 1-4). L’A. riconosce che ogni uomo è chiamato a una pienezza di vita che non può essere realizzata da altri, che corrisponde all’anelito più profondo della natura umana e che si raggiunge con un accompagnamento personale e un’autodeterminazione consapevole delle capacità e delle risorse a disposizione: «Il fatto che agli esseri umani avviene la vicinanza di Dio e che essa li provochi a trascendersi, con fede libera, verso il bene assoluto, in un’ottica cristiana viene espresso come comunicazione che Dio fa di sé per grazia: come ciò rispetto al quale “nulla di più grande può avvenire”» (p. 89).
La seconda area tematica è costituita dalle riflessioni sul sentimento dell’amore e il suo rapporto con la verità, sul corpo e sul peccato come mancata realizzazione della dignità umana (cfr cc. 5-8). Dopo aver esposto la concezione dell’amore di san Giovanni, san Paolo, sant’Agostino, san Tommaso, e anche di Sigmund Freud e Herbert Marcuse, l’A. propone l’amore come dono di sé e accoglienza dell’altro, col passaggio dal piacere alla gioia, all’interno di una relazione di senso che ognuno deve gestire: «Il sì alla vita che si ha nel piacere si trova in una connessione di senso con il rinnovamento della vita. Questa connessione di senso non è “ancorata” al singolo atto sessuale. Obbliga l’intera condotta della vita» (p. 180).
La terza area tematica riguarda la comunicazione e la pienezza di vita raggiunta nelle virtù cardinali e teologali, in particolare la giustizia e la carità (cfr cc. 9-10). Partendo dalle affermazioni di Ludwig Wittgenstein e giungendo a quelle di John Langshaw Austin e John Rogers Searle, l’A. spiega le diverse forme di linguaggio, empirico e digitale, descrittivo ed ermeneutico, performativo ed esplicativo della teologia: «La parola di Dio poggia sulla nostra capacità immaginativa, affinché questa si affidi a quella, si lasci aperto l’orizzonte dell’immaginare, del sentire, del pensare, del vivere [le realtà eterne]» (p. 375).
Il percorso teologico svolto dall’A. in questi 10 densi capitoli trova nella gioia del libero rapporto con Dio il suo filo unificatore e la pienezza di senso che la teologia può offrire a ogni antropologia.