Viene pubblicato postumo l’album di David Riondino intitolato Non svegliate l’Amore. Ovvero di testi sacri e di canzone d’autore. Il cd è corredato da un corposo libretto in cui l’A. commenta ampiamente la genesi del lavoro: «Per mio vezzo, mi dilettavo e mi diletto a trasferire in forme cantabili concetti non solo miei, ma raccolti da opere, in prosa e in versi, vaste o sintetiche, leggere o pesantissime, della biblioteca comune a una generazione» (p. 6). Le fini illustrazioni in acquarello sono di Serena Nono.
Le canzoni contenute nell’album risalgono al ’92, ma ora vengono ripubblicate con una nuova veste di arrangiamenti e sonorità. I testi prendono spunto da due libri della Bibbia – il Cantico dei cantici e il Qoèlet –, che, come dice lo stesso A., «si chiamavan l’un l’altro, insomma per qualche mistero cronologico si presentavano insieme […]. La scrittura di questi testi, nella bella versione di Ceronetti, pareva assai contemporanea. Trovare in testi antichi questa corrispondenza incuriosiva, sconcertava» (p. 6).
Il Cantico viene suddiviso in cinque canzoni, che scandiscono i tempi del libro sacro, e il titolo, Non svegliate l’Amore, suggerisce che tutta la narrazione canora può essere un sogno, un momento onirico in cui si vive la pienezza del sentimento, ma allo stesso tempo indica un comando, ossia di non deturpare quel sentimento che appartiene al sacro, perché intriso di cielo e di terra.
Possiamo dire che tutte le canzoni sono un calco in musica, preciso e attento del testo, come si vede già dall’omonima canzone «Non svegliate l’amore», che corrisponde alla frase ripresa più volte nel testo del Cantico: «Non destate, non scuotete dal sonno l’amore, finché non lo desideri» (Ct 3,5). I brani, con l’arrangiamento di Maurizio Geri, sono cantati, a due voci, da Claudia Tellini e dallo stesso Riondino, che ridanno il senso di quell’intenso e appassionato dialogo tra i due protagonisti del Cantico che si amano cercandosi.
Il suono del violino si erge, infine, tra i tappeti di chitarre, percussioni, creando quella voce appassionata che concede una tinta primaverile – «Primavera» è proprio il titolo dell’ultima canzone –, ma anche melanconica alla musica. In questo intrecciarsi di sonorità si può assaporare, o almeno intuire, il senso dell’amore infinito, gioioso, ma allo stesso tempo caduco, come dice una delle ultime strofe di «Primavera»: Ascolta la mia voce fa sentire la tua voce / ma l’amore mio fugge ancora.
La seconda parte dell’album è dedicata all’Ecclesiaste o Qoèlet, libro complesso per quell’apparente assenza di Dio e per quella concezione circolare del tempo che sembra intrappolare l’uomo nella ripetitività delle cose. E se il Qoèlet inizia con le celebri parole: «Vanità delle vanità: tutto è vanità» (Qo 1,1), Riondino nel brano «Un infinito vuoto» canta: Un infinito vuoto, un infinito vuoto / tutto è vuoto, niente, vento.
Il brano «Vento» incalza in un ritmo popolare che sembra non avere pause, declinando in musica l’affannarsi dell’uomo nelle tante attività. Implacabile il ritornello, cantato in coro, che continua a suggellare il monito: È miseria anche questo, è solo vento.
Da un ritmo blues, cupo, è composto il brano conclusivo, «Morte», in cui si dice: E pensa al tuo signore negli anni di desiderio […] prima che il cavo d’argento sia rotto / e la brocca s’infranga sulla fonte […] e torni la polvere alla terra che è stata / torni il respiro a Dio che te lo ha dato. Tuttavia l’album non si conclude su queste parole, ma due bonus tracks sembrano riaprire il discorso, in particolar modo con il brano «Fiore di campo», composizione strumentale che riprende il motivo della canzone iniziale, «Un sogno». Così dal precedente abisso si passa ancora ad atmosfere solari e gioiose, e si termina con un accordo maggiore che ridona quel respiro che si era spento nel brano «Morte».
Riondino, intellettuale e artista, schivo e ironico, ci consegna l’ultima sua perla, nella quale è custodito il senso e il valore della vita, che egli ha sempre cantato tra il serio e il faceto, in questo brindare alla parola sacra, alta, totalmente divina e umana.