Il Teatro dell’Opera di Roma ha dedicato un evento speciale alla danza contemporanea, presentando un trittico di coreografie per la prima volta nella capitale, firmate da tre maestri di fama internazionale: John Neumeier, Jacopo Godani e Benjamin Millepied.
La prima creazione, Spring and Fall di Neumeier per l’Hamburg Ballett nel 1991, su musica di Antonín Dvořák, gioca sull’ambiguità del titolo, richiamando la primavera e l’autunno ma anche la caduta e il recupero, i princìpi fondamentali del movimento elaborati da Doris Humphrey. È un programma che si concentra sul ballerino e sulla danza, in cui Neumeier, a capo del Frankfurt Ballet dal 1969 al 1973 e dell’Hamburg Ballett dal 1973 fino ad oggi, firma anche i costumi, sperimenta il movimento in tutto il suo arco, andando dall’immobilità all’azione, dalla sospensione all’abbandono totale alla gravità. Il suo lavoro coreografico ruota intorno alla figura e alla biografia di Vaslav Nijinskij, il leggendario ballerino che rivoluzionò la danza nei primi vent’anni del Novecento.
La coreografia contamina il vocabolario neoclassico e l’utilizzo delle punte con suggestioni della modern dance, dando corpo alle dinamiche interiori degli interpreti, attraverso un movimento poetico intriso di emozione. «Il balletto è davvero la forma vivente dell’emozione», sostiene Neumeier, e il suo Spring and Fall ruba il respiro in un soffio di speranza e mistero. In una scena avvolta da toni di luce chiara, i corpi dei ballerini, vestiti di bianco, tracciano nello spazio forme speculari e morbide parabole, in cui abbandoni, sospensioni e pause, rivelando moti del pensiero, infondono al controllo e alla struttura della tecnica accademica il respiro organico della lezione di Humphrey.
Danza e musica sono le protagoniste assolute del secondo titolo in programma, Echoes from a Restless Soul, una creazione che Godani rilegge appositamente per questa occasione. Si tratta del primo incontro con i danzatori del Teatro capitolino, dove i tradizionali canoni estetici e narrativi sono trascesi per lasciare spazio all’arte della danza. La scena in penombra, immersa in un’atmosfera acquatica creata dalle luci dello stesso Godani (autore anche dei costumi), vede come unico elemento scenico un pianoforte a coda, ove Massimo Spada esegue la partitura dal vivo.
Questo è il momento più alto della serata: nell’alternanza tra pas de deux, quartetti e quadri d’insieme, il linguaggio del coreografo a lungo collaboratore di William Forsythe è diventato personale. Gli intensi passi a due mostrano un gioco sinuoso e ammaliante di pause e scatti che rivela una ricerca e un intreccio continuo di punti di appoggio e di contatto diversi. La forte tecnica accademica si coniuga felicemente con un linguaggio sofisticato e versatile che, grazie all’elevata personalità artistica di Sara Loro e Alex Gattola e Virginia Giovanetti e Jacopo Giarda, risulta di grande impatto coreutico ed emotivo.
Il trittico si conclude con I Feel the Earth Move di Millepied, creazione del 2017 per l’American Ballet Theatre. Qui i codici della tecnica accademica dialogano con una dinamicità incalzante, assecondando le strutture minimaliste e ripetitive della musica di Philip Glass, vestita di un’eleganza unica, grazie alla collaborazione con Ferrari Style, sotto la guida del direttore creativo Rocco Iannone.
Millepied, forte anche della sua esperienza cinematografica, porta a Roma la sua creazione atletica e tellurica: su un palco nudo la danza si fa immediata, potente, quasi un rito collettivo, che cresce di intensità fino al finale sospeso, che fa sì che lo spettatore lasci la sala del Teatro Costanzi proseguendo la propria danza con gli occhi e col cuore.
Degno di nota è l’impegno del Teatro dell’Opera per una programmazione dalla forte coerenza e dialogo con il presente, che inserisce in tal modo il corpo di ballo dell’istituzione capitolina nel panorama delle principali compagnie di danza internazionali.