La Divina Commedia, qui resa in una metamorfosi teatrale e sonora nella sua prima cantica, è un’impresa potente, temeraria, vincente, sia per la composizione di teatro musicale a firma di Lucia Ronchetti, sia per la scelta produttiva del Teatro dell’Opera di Roma.
Inferno – opera per voci soliste, attori, ensemble vocale maschile, coro misto, quartetto d’archi, ensemble di ottoni e percussioni – ha innanzitutto un impianto polifonico. Infatti, la figura del sommo Poeta, interpretato da Tommaso Ragno, sempre preciso, sobrio, efficace, è affiancata, attraverso un costante flusso musicale, dal bravissimo quartetto vocale (Ensemble Neue Vocalsolisten di Stoccarda), che esprime pensieri attribuiti a Dante, ne declina i dilemmi, gli interrogativi, le riflessioni (con interventi del coro diretto da Ciro Visco, stavolta «nascosto» nella buca dell’orchestra).
Non da meno sono i solisti, che danno voce e corpo alle anime dei dannati – tra cui Caronte, Minosse, Brunetto Latini e molti altri –, le cui «stazioni» costituiscono «quadri» singoli. A tale proposito, cruciale nell’allestimento al Teatro Costanzi, diretto da David Hermann, è l’impianto scenografico, che vede l’intero racconto dantesco completamente trasposto nel XXI secolo: uno choc visivo, ma vincente. Gli spettatori si trovano infatti di fronte a un appartamento moderno diviso su tre livelli, ognuno con una coppia di normali ambienti domestici, collegati da un ascensore a vista, anch’esso luogo scenico di grande impatto simbolico, che rende visiva la verticalità del viaggio del protagonista nei gironi infernali.
Un progetto contemporaneo, dunque, sofisticato e asciutto non solo negli arredi, moderni e sobri, ma anche nella direzione del movimento scenico dello stesso Hermann, ordinato e razionale. Ciò permette alla forza teatrale del racconto dantesco e alla musica stessa di esplodere in tutta la loro potenza, agganciando e tenendo avvinto lo spettatore nei 95 minuti di spettacolo.
Come sembra suggerire questo allestimento, l’Inferno contemporaneo è l’ambiente domestico, in quanto ognuno di noi oggi vive nel suo Inferno, o lo porta con sé: Ragno indossa un parka, una camicia rosso vivo; è un uomo qualunque che, scendendo nell’esplorazione dell’abisso, attraversa il nostro buio, le nostre paure.
L’opera di Ronchetti risulta maestosa per l’approccio innovativo, per la selezione spietata che ha dovuto fare dei versi danteschi, ma anche per la cruda atmosfera sulfurea ricreata nella sua composizione, anche se l’incontro con Francesca da Rimini (il soprano Laura Catrani), uno tra i momenti più intensi, inizia da un canto dolce, melodico. Dante ne è colpito a tal punto che sviene, a conferma della sua consapevolezza non solo mentale, ma emotiva e psicologica, dell’esperienza vissuta con umana coscienza e dolore. Fino all’incontro con Lucifero (Andreas Fischer), suo alter ego, che qui prende la parola (unica infrazione alla fedeltà all’Inferno dantesco) grazie al testo originale di Scarpa. Anche lui indossa una camicia rossa, ma elegante, coperta da un cappotto nero, una presenza quasi «seduttiva». In quel colore rosso si specchia il tema del libero arbitrio dell’umanità, la responsabilità del sapere prima di decidere. Siamo consapevoli, e dunque non possiamo mai sottrarci alla scelta tra bene e male: l’Inferno è perciò una condizione sempre attuale. A noi tutti spetta scegliere, sembra dirci questo Dante umano, molto umano.