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Attualità culturale

Il silenzio degli altri

Diretto da Eva Libertad. Spagna, 2025

Jaya Di Domenico

3 Settembre 2026

Quaderno 4209

Il silenzio degli altri è il titolo italiano di Sorda, film spagnolo scritto e diretto da Eva Libertad, vincitore del Premio del Pubblico nella sezione Panorama della Berlinale 2025. La pellicola racconta la storia di Ángela (Miriam Garlo), non udente, e Héctor (Álvaro Cervantes), udente, quando scoprono di aspettare una bambina. La gravidanza e la nascita della figlia, oltre a essere motivo di gioia, mettono alla prova le relazioni e fanno emergere le fragilità, le resistenze personali, paure e desideri.

Héctor si impegna a entrare nel mondo della compagna: impara la lingua dei segni, risolve gli ostacoli che la sordità pone ad Ángela in una società ancora poco inclusiva. Proprio alla luce del contesto sociale che ignora, Ángela deride e soprattutto non comprende l’importanza di adattarsi e allargare la comunicazione. Si costruisce una vita a sua misura: svolge un lavoro artigianale e solitario, vive con Héctor in una casa immersa nel verde e frequenta soprattutto amici non udenti.

La distanza emerge quando si confronta col mondo udente, dove la comunicazione si interrompe e la condivisione viene meno. Per Ánge­la tutto diventa frastuono e la vita si fa inaccessibile.

A rendere più complessa la situazione è la maternità. E se fosse proprio sua figlia a restare un mistero? Se l’incomunicabilità impedisse all’una di entrare nel mondo dell’altra? Il film affronta interrogativi scomodi, ma profondamente umani, che si manifestano nelle dinamiche del soffrire: la necessità di avere un rifugio nel quale ci si riconosce, l’inadeguatezza, l’esclusione, il desiderio che l’altro condivida la stessa frustrazione.

La scelta del titolo italiano è significativa. In una storia che parla di sordità, il silenzio potrebbe sembrare un riferimento immediato alla condizione della protagonista. In realtà il film ne suggerisce un altro, quello «degli altri». È un silenzio lato, che abbraccia l’immobilismo, la comodità, l’incuranza di un mondo che non cambia la propria prospettiva. A partire da questo si può richiamare la riflessione di Edith Stein sull’empatia. Per la filosofa, comprendere l’altro non significa annullare la propria identità in un atto di fusione col diverso-da-me, ma compiere un movimento che determina un cambiare posto, fare l’esperienza dell’altro mantenendo la propria identità, per poi ritornare a sé stessi, arricchiti da ciò che si è incontrato. È proprio questo il percorso che il film chiede allo spettatore.

Il silenzio degli altri è un racconto delicato, dolceamaro e commovente. Oltre a mostrare le barriere che ancora esistono, mette in luce un aspetto prezioso della lingua dei segni, che si perde facilmente nella comunicazione verbale: il valore dell’attesa nel rispetto dei tempi di ascolto. Non ci si sovrappone, si attende l’altro e gli si presta attenzione. È ciò che manca quando Ánge­la si confronta col mondo udente, dove deve rincorrere il labiale e orientarsi nel rumore. La regista rende tangibile questa esperienza modificando l’audio, che diventa a tratti ovattato e a tratti stridente.

Tra le immagini più suggestive vi è quella di Ángela mentre lavora la creta. Richiama l’invito che il Signore fa a Geremia a scendere nella bottega del vasaio e osservarlo lavorare: l’argilla si rompe, ma la stessa materia viene nuovamente modellata (cfr Ger 18,1-6). Nel corso della vita si discende e si arriva al punto di rottura, ma è da quel cedimento che le mani sapienti e creative danno vita a una nuova forma, ancora pronta ad accogliere e servire; tutto finisce e inizia in uno sguardo di mutuo riconoscimento in cui la forma trova il suo compimento «come ai suoi occhi pareva giusto».

Il silenzio degli altri

Jaya Di Domenico

Dottoranda in Storia e Beni Culturali della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana


3 Settembre 2026

Quaderno 4209

  • Anno 2026
  • Volume III

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