Tra natura, incanto, acrobatica e metamorfosi, il coreografo e ballerino Moses Pendleton, attivo da quasi cinquant’anni, cofondatore della compagnia di danza Pilobolus, poi nel 1980 della compagnia teatrale di ballerini-acrobati Momix, di nuovo in tournée in Italia, continua a creare magia e bellezza per un pubblico che ha riempito, per la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana, ogni ordine di posti del Teatro Olimpico di Roma per Botanica Season 2.
È la riedizione di un lavoro del 2009 stupefacente: i suoi danzatori acrobatici si trasformano in piante, larve, farfalle, con l’aiuto anche degli scatti del coreografo, il quale, scherzando, ricorda come il suo vero lavoro sia la fotografia. Egli ha rinnovato lo spettacolo con molte sue fotografie della natura, proie-
zioni e giochi di luce.
Pendleton insiste sulle piccole trasformazioni che in ogni stagione cambiano l’aspetto di un giardino botanico. La parola chiave, sottolinea, è «metamorfosi», della natura e del balletto. Ed è così che i 12 danzatori-acrobati, tutti giovanissimi, danno vita sulla scena a un alternarsi di quadri che spaziano, dal punto di vista musicale, dalle Quattro Stagioni di Vivaldi alla musica celtica, da echi di musica tradizionale indiana fino a Peter Gabriel.
Lo spettatore viene così immerso in un tessuto sonoro complessivamente intenso, leggero, fluido, che fa eco al ciclo vitale armonico e perfetto, così come la danza che in scena delizia il nostro sguardo. La meraviglia è una passeggiata nella natura, vista attraverso la lente dell’alchimista Pendleton, nato e cresciuto in una fattoria del Vermont. Egli trasforma, attraverso l’incontro con la luce, un fiore, un paesaggio, un’architettura arborea in movimento, risvegliando così nello spettatore i sensi e ridestando la percezione del bello.
Si è cullati in uno spettro visivo ampio, fatto di vespe, calendule, funghi, tronchi, girasoli, fino a centauri. Avvolti da questa rappresentazione multiforme, ci si immerge nella consapevolezza della necessità di amare e tutelare questo Pianeta con gioia, in comunione con la natura e con l’essere umano. Questo spettacolo insegna a sostare, a gustare il momento, il passaggio, l’incanto della percezione. Non c’è colore politico nell’opera di Pendleton, ma un invito a ricordarci di quanto siamo al tempo stesso fragili ed empatici.
Pendleton, sciatore da ragazzo, scopre la danza dopo un incidente che lo costringe a un tempo di ria-
bilitazione. Laureato in letteratura inglese nella prestigiosa Università di Dartmouth, egli ha più volte dichiarato: «Tutta la vita dipende da come reagisci all’ignoto. Ho portato la stessa filosofia nel lavoro e nella creazione della danza». Cosa lo muove? Il mistero, ovvero l’origine dell’energia che rende un essere umano un artigiano, un musicista, un agricoltore o un poeta. E così, proprio in questo spettacolo, la sua danza diviene innanzitutto celebrazione di questa forza che scorre nei corpi e nella natura, provocando meraviglia e incanto.
Presentando a Roma la sua opera, il coreografo ha annunciato di aver ricevuto dal famoso ballerino Roberto Bolle la richiesta di riadattare per lui un quadro della coreografia per proporlo al pubblico nel suo Gala Roberto Bolle & Friends. Il rapporto dei Momix con l’Italia infatti è molto intenso da 46 anni. Cosa cambia allora? Un nuovo sguardo, un nuovo pubblico: quello di chi per la prima volta assiste a uno spettacolo dei Momix, la nuova generazione, ragazzi che forse non sono mai stati in un giardino botanico e lo scoprono attraverso questa danza, o anche altri spettatori più grandi che, nel vedere per la prima volta, o rivedere, i Momix, ritrovano lo stupore di un’infanzia capace di immergersi in un’arte profonda, disvelatrice e visionaria.