RECENSIONE

TUTTE LE POESIE

Quaderno 4092

pag. 621 - 623

Anno 2020

Volume IV

19 Dicembre 2020
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Occorre davvero celebrare la pubblicazione in un volume unico di tutte le poesie di Bartolo Cattafi, uno dei poeti maggiori del nostro Novecento, tutto da riscoprire. Finalmente abbiamo in quasi 1000 pagine la raccolta di testi editi e inediti, grazie alla cura di Diego Bertelli, che redige tutti gli apparati con perizia: un’accurata biografia, le ampie notizie sui testi, la bibliografia delle opere e della critica. Il volume è introdotto da Raoul Bruni.

Nel 1958 Mondadori pubblica la prima grande raccolta di poesie di Cattafi: Le mosche del meriggio. In questi componimenti l’autore si concentra sugli oggetti e sulla loro forza individuale. La tensione è dalla nuda descrizione superficiale all’attrazione verso un enigma profondo, inciso dentro la realtà, sempre però a partire dall’oggetto. Lo sguardo tende a muoversi non dentro l’oggetto in se stesso, ma dentro il suo senso metaforico. La poesia cattafiana è tesa verso il mistero del reale.

Nel 1964 l’autore pubblica L’ osso, l’anima, che segna la sua definitiva consacrazione poetica. Nella raccolta l’uomo è inquadrato in un vortice centripeto abissale. Niente può salvare chi gira intorno a tale vortice. Come venirne fuori? La luce giunge improvvisa e non è frutto dello sforzo umano. Non è il fuoco di Prometeo. Occorre la luce d’altro fuoco. La «chiarezza» logico-razionale è luce artificiale e artificiosa: ciò che conta, «l’unica cosa amata» va sottratta a questa luminosità inutile e accecante.

Dopo la pubblicazione de L’ osso, l’anima, Cattafi vive un lungo periodo di astinenza poetica fino al 1971, quando, in un giorno di marzo, alle quattro del mattino, si sveglia e riprende a scrivere. Nelle raccolte successive a tale esperienza l’atteggiamento del poeta è quello dell’attesa di una forma di «rivelazione»: attesa che qualche / scatola s’apra / cateratta celeste / che il fuoco investa / terre bruciate / umidi prati («All’oscuro di tutto»). «Attesa» e «fuoco» sono le parole chiave. Anzi, tutto è pazienza e attesa / che ribalti la pietra pasquale / il lato tombale delle cose / dall’altra parte il vero disegno / il volto luminoso / il regno il regno il regno («Dall’altra parte»).

Ne L’ allodola ottobrina l’enigma del mondo è dichiarato e il lato tombale ribaltato in una splendida poesia, insieme concreta, sonora e visiva, dal titolo «Costrizione»: Siamo ora costretti al concreto / a una crosta di terra / a una sosta d’insetto / nel divampante segreto del papavero. In questi versi scarni quanto densi, Cattafi sembra definire la condizione umana come «costrizione» al concreto. La forza di tale costrizione non è da intendersi come «condanna», ma come legame insuperabile e imprescindibile. La «terra» non è opzionale per l’uomo: è lo spazio in cui egli deve affondare le proprie radici e la propria precarietà.

Ma non basta. Subentra un’altra immagine: quella del tempo. L’uomo è costretto alla terra per la durata di una sosta d’insetto. Il tempo dell’uomo sulla terra non è né l’eternità né lo svolazzare di una farfalla o di un uccello, ma l’infimo e stordito poggiarsi di un insetto. Ma la crosta della terra e la sosta d’insetto sono circoscritti in un mistero in cui la parola del poeta affonda sonoramente la lama: il «divampante segreto del papavero». L’enigma del mondo è tutto affidato a questa immagine rossa, aperta, solare.

È questa apertura che fa approdare alla fede e alla preghiera a un Tu: Tu che mi scorri accanto / come un’acqua fedele nel cammino / di volta in volta raddrizzi paesaggi / storte visioni / alle cose imponi / una dolce chiarezza / e l’enigma è sciolto / tutto in un filo / il cammino allungato («Cammino»).

Intanto Cattafi nel 1977 si riavvicina con maggiore forza ed esplicitamente alla fede. Alla fine dell’aprile del 1979 scopre di avere un tumore ai polmoni. Dedica gli ultimi suoi giorni alla definizione di raccolte, nelle quali la tensione interiore va oltre ogni metro, ogni alfabeto, come ha scritto in «Oltre», della raccolta Segni: L’ alfa e la beta per cominciare / e va oltre / troppo oltre l’omega / l’anima inquieta. Il poeta muore il 13 marzo del 1979. Un mese prima aveva scritto: In te in te confido / tutto ho rubato al mondo / sei il Cubo la Sfera il Centro / me ne sto tranquillo/ tutto t’è stato ammonticchiato dentro («In te»).

Dalla breve presentazione che abbiamo fatto la pubblicazione del ponderoso volume appare davvero un’occasione propizia per accostarsi alla figura di Cattafi, grande interprete del Novecento e, più in generale, della condizione umana.

BARTOLO CATTAFI
Tutte le poesie
a cura di DIEGO BERTELLI – RAOUL BRUNI
Firenze, Le Lettere, 2019, LXXXVI-940, € 60,00.

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