RECENSIONE

LA SCOPA DI DON ABBONDIO

Il moto violento della storia

Enrico Paventi

Quaderno 4055

pag. 517 - 518

Anno 2019

Volume II

1 Giugno 2019
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La storia segue un unico senso di marcia? Si muove sempre nella stessa direzione, cammina cioè costantemente in avanti, verso un’evoluzione inevitabile e diffusa? Le celebri «magnifiche sorti e progressive» sono davvero inarrestabili?

Negli ultimi trent’anni, sullo scenario della politica globale abbiamo assistito, per esempio, a mutamenti di enorme portata come il crollo dell’Impero sovietico, la fine della «Guerra fredda», l’insorgere di innumerevoli crisi in Medio Oriente, in Africa e in Asia. Ci troviamo dunque di fronte, ormai da anni, a una situazione caratterizzata da una profonda instabilità. D’altra parte, nell’ambito dell’organizzazione della produzione e dei relativi diritti sindacali, l’importanza attribuita al fattore lavoro ha conosciuto per decenni un significativo aumento, per poi subire, nell’epoca della globalizzazione, una diminuzione altrettanto rilevante a favore del capitale. In questo contesto sembra quindi essersi consumata una decisa inversione di rotta.

Luciano Canfora ha riflettuto sull’argomento in questo libro, arrivando a concludere che il moto storico non è affatto unidirezionale: esso somiglia piuttosto a una spirale, contraddistinta da accentuati arretramenti e improvvise ripartenze. Si tratta inoltre di un movimento che non conosce interruzioni e ci investe tutti a mo’ di turbine: è del resto quanto ci insegna la grande letteratura dell’Ottocento, che ha utilizzato il romanzo per illustrare la contrapposizione tra una storia posta in essere da moltitudini – o da infinite individualità – e una mossa invece da grandi uomini o da poche decine di persone. In questo contesto appare tuttavia decisiva la somma delle innumerevoli volontà personali, che costituisce il tessuto della storia, determina i fatti e fornisce una direzione al moto dell’umanità. Scopo della disciplina sarà riuscire a scoprire le leggi di tale moto, di tale continuum.

Il libro è costituito da alcuni brevi saggi, la cui prosa si contraddistingue per la concisione dei periodi, la ricchezza del lessico, l’ironia e talvolta il sarcasmo del tono. L’autore vi affronta diversi temi: dalle possibili varianti del fascismo all’eurocentrismo, dal Sessantotto alla presunta fine della schiavitù. Prendendo spesso le mosse dall’attualità, egli fornisce al lettore numerosi spunti di riflessione e lo induce a interrogarsi su alcune questioni di fondamentale importanza. Ad esempio quando, a proposito del concetto di «rivoluzione», osserva che i presupposti che ne provocano il verificarsi tornano a riprodursi ciclicamente, perché a dare origine ai tentativi insurrezionali, che vengono di norma soffocati, è la spinta verso l’uguaglianza, per poi concludere: «E quando finalmente diviene chiaro di quanto ci si è allontanati dalle premesse, e dalle promesse, della rivoluzione precedente, ecco che sono mature le condizioni perché venga ad esistenza una nuova scossa» (p. 44).

Il movimento storico appare dunque «sinuoso» ed esposto a subire periodici mutamenti di direzione. È questa la lezione che possiamo ricavare dalla storia: una volta che il rivolgimento avrà esaurito i propri effetti, verranno a formarsi le premesse che daranno origine a un nuovo mutamento radicale. Anche perché – occorre aggiungere – le rivoluzioni penetrano nel costume, nella mentalità e tendono a lasciare di sé un ricordo persistente.

Infine, ci piace menzionare il passo dei Promessi Sposi, citato da Canfora sia nel titolo di questo libro sia – più ampiamente – in esergo, nel quale don Abbondio definisce la peste tanto «un gran flagello» quanto «una scopa», capace di spazzare via «a cento per volta» un gran numero di cattivi soggetti. Una calamità che, nella sua ambivalenza, sembra descrivere magnificamente la complessa dinamica del «moto violento della storia».

LUCIANO CANFORA
La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia
Bari – Roma, Laterza, 2018, 112, € 12,00.

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