Four kids hanging out together in the garden (iStock/monkeybusinessimages)

I DIRITTI DELL’INFANZIA

Quaderno 4055

pag. 444 - 455

Anno 2019

Volume II

1 giugno 2019

Il background dell’articolo. Nelle civiltà antiche la considerazione data ai bambini era minima. Per diversi motivi i bambini venivano trattati come una realtà inconsistente.

Solo con l’avvento del cristianesimo, la situazione cambiò radical­mente; la predicazione evangelica operò un ribaltamento dei valori, e per Gesù il bambino divenne emblema della disposizione neces­saria per entrare nel regno dei cieli: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3).

In campo laico, bisogna giungere quasi ai nostri giorni per avere atte­stazioni di valore sul loro conto. Pablo Picasso ebbe a dire: «Quando avevo la loro età dipingevo come Raffaello, ho impiegato tutta la vita per imparare a disegnare come i bambini». Maria Montessori scriveva: «Se esiste per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo». Gli ultimi 100 anni di ricerche scientifiche hanno confermato queste affermazioni. Da Freud a Piaget, da Vygotskij a Bruner, molti hanno insegnato e dimostrato come senza dubbio l’età più importante della vita di una donna e di un uomo sia la prima infanzia. 

Perché l’articolo è importante?

Bisogna attendere la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia nel 1989 per avere una svolta significativa. Essa conferma in modo più solenne e vincolante i diritti rico­nosciuti dalla Dichiarazione dei diritti del bambino del 1959, come il diritto alla vita, alla salute, alla famiglia, all’istruzione, a non essere sfruttati né per il lavoro, né per il sesso, né per la guerra, ma aggiun­ge alcuni articoli riguardo «alla cittadinanza», dove si riconoscono i bambini come cittadini fin dalla nascita. Affermare dunque che i bambini sono i «futuri citta­dini» è una falsità.

L’articolo recupera il testo della Convenzione e evidenzia in particolare alcuni principi che, considerando i bambini come cittadini a pieno titolo, risultano maggiormente disattesi:

  • L’interesse superiore del bambino (art. 3).
  • Il diritto alla partecipazione (art. 12).
  • Il diritto al gioco (art. 31).

Quali sono le domande che l’articolo affronta?

La Convenzione del 1989 è la più riconosciuta in assolu­to, essendo stata ratificata da quasi tutti i Paesi del mondo, sebbene spicchi l’assenza degli Usa:

  • come mai allora essa è anche quasi completamente sconosciuta?
  • Cosa fanno governi nazionali e, soprattutto, locali per dare seguito agli impegni giuridici che derivano dalla ratifica di questa convenzione?
  • Come dare voce ai bambini nel dibattito sulla scomparsa dello spazio pubblico e su come restituirlo alle persone? E perché, a questo proposito, le proposte che emergono dai bambini sono molto vicine a quelle degli scienziati e degli esperti?

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CHILDREN’S RIGHTS

In ancient civilizations, as in the Jewish, Greek and Roman ones, any consideration given to children was almost non-existent. The high infant mortality rate and the precarious living conditions children were exposed to meant that children were treated as an insubstantial reality. In ancient Greece, the term nepios, which in itself indicates “child”, was even synonymous with “naïve”, or “foolish”. In the history of humanity there are very few important references to children, with the exception of the Gospel. A significant shift in how children are considered was brought about with the UN Declaration on the Rights of the Child in 1959 and the subsequent International Convention on the Rights of the Child in 1989.

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