RECENSIONE

LA RADIO DEL PAPA

Propaganda e diplomazia nella Seconda guerra mondiale

Alberto Guasco

Quaderno 4035-4036

pag. 329 - 331

Anno 2018

Volume III

4 agosto 2018

Questo libro di Raffaella Perin, docente di Storia del cristianesimo contemporaneo all’Università Cattolica di Brescia, colma un evidente vuoto storiografico, restituendo, attraverso un ampio uso di fonti inedite (attinte da archivi europei e americani) la storia della Radio Vaticana dal 1931, anno della sua costituzione, fino al termine della Seconda guerra mondiale.

Se gli albori dell’emittente erano almeno in qualche loro aspetto già noti – l’interesse nutrito dalla Chiesa nei confronti del nuovo mezzo radiofonico; i contatti con Guglielmo Marconi allacciati dal card. Gasparri fin dal 1918, ma giunti in porto solo dopo il Concordato del 1929; l’enciclica Divini illius magistri, promulgata da Pio XI il 31 dicembre dello stesso anno, con il suo riferirsi ai «potentissimi mezzi di divulgazione che possono riuscire, se ben governati dai sani princìpi, di grande utilità all’istruzione ed educazione» –, il discorso cambia per quanto riguarda i secondi anni Trenta e il periodo bellico. Perché è lì che la Radio (alla cui direzione si succedono i padri gesuiti Giuseppe Gianfranceschi e Filippo Soccorsi), al di là del documento che meglio ne riassume e definisce i tratti e le intenzioni – «La Radio Vaticana ha solo in due casi carattere ufficiale: 1) Quando si legge il testo dei documenti papali (e soltanto il testo, non i commentari). 2) Quando il locutore dice: “Ufficialmente si comunica”; tutto il resto ha carattere non ufficiale, privato. La Radio Vaticana deve essere uno strumento di apostolato e non un organo diplomatico» (p. 28) – svela il suo volto davvero multiforme.

Da un lato, la Radio Vaticana è davvero strumento di evangelizzazione, in grado di portare «la parola del papa in regioni lontanissime da Roma, e la sua voce dove non era mai stata udita» (p. 43). Dall’altro, è anche voce di confronto con la cappa dei totalitarismi che si stende sull’Europa: meno con l’Italia, dove essa in ogni caso è monitorata dagli spioni del regime; sicuramente con la Russia, dove i sovietici ne disturbano le emissioni; e altrettanto con la Germania, dove essa resta l’unico punto di riferimento per i cattolici tedeschi,  in quanto è in grado di trattare «con una certa sistematicità la persecuzione dei cattolici da parte del regime nazionalsocialista» (p. 41).

Ma le cose cambiano quando arriva la guerra, e con essa – per così dire – la guerra delle onde. Riflettendo sull’incoraggiamento dato da Pio XII all’emittente – «Si continui in tutto, in tutta la misura possibile» (p. 50) –, l’A. delinea un affresco composito, intessuto dei legami tra la Radio Vaticana e la Segreteria di Stato (dalla «censura preventiva dei testi delle trasmissioni fatta all’interno della Compagnia di Gesù» alla «discrezione dei locutori», ai quali vengono lasciati spazi di libertà tutt’altro che scontati), del contenuto delle trasmissioni (particolarmente da evidenziare quelle dedicate alle prime persecuzioni degli ebrei polacchi) e delle ripetute pressioni diplomatiche – rintuzzate dal pro-segretario di Stato Montini – provenienti dal consigliere dell’ambasciata di Germania presso la Santa Sede, Fritz Menshausen.

In questo modo la storia dell’emittente riesce a diventare «una cartina di tornasole del governo della Chiesa di Pio XII nei primi anni di pontificato» (p. 275), e così a fotografare i termini della neverending question, sorta intorno – per citare Miccoli – ai «dilemmi» e ai «silenzi» del Pontefice in merito allo sterminio degli ebrei d’Europa. In questo senso, è una trasmissione del 24 gennaio 1945 (tre giorni prima della liberazione di Auschwitz) a fotografarli appieno. Essa, da un lato, definiva «veri ebrei» coloro che «diventano cristiani»; dall’altro, stigmatizzava «fraintendimenti e discordia» nei loro confronti, per incoraggiare invece «uno spirito fraterno».

È la testimonianza che, pur sotto il peso granitico di secoli di teologia antigiudaica, la tragedia della Shoah, per quanto non compresa, ha posto impercettibili germogli di mutamento nel corpo del tradizionale «insegnamento del disprezzo» verso Israele: germogli impercettibili, perché ci sarebbero voluti altri vent’anni, e il Vaticano II, per cambiare definitivamente rotta.

RAFFAELLA PERIN
La radio del Papa. Propaganda e diplomazia nella Seconda guerra mondiale
Bologna, il Mulino, 2017, 296, € 27,00.

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