RECENSIONE

IL GIOCO DEI FRAMMENTI

Raccontare l’enigma dell’identità

Betty Varghese

Quaderno 4082

pag. 199 - 200

Anno 2020

Volume III

18 Luglio 2020
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Gaetano Piccolo, gesuita, docente di filosofia alla Pontificia Università Gregoriana, in questo libro affronta il tema della narrazione come via privilegiata all’incontro con se stessi, costruendo in modo graduale la propria identità. Servendosi del contributo di diversi autori, mostra lo stretto legame di questo tema con altri, come la memoria, la lettura, l’interpretazione e il linguaggio; e dà voce a saperi differenti: filosofia, letteratura, poesia, psicologia, politica, religione. Perché il racconto è anche il luogo della memoria di un popolo: «Già Aristotele aveva individuato il grande potere educativo della narrazione, per esempio della tragedia […]. La tragedia metteva in scena le virtù, ma anche gli errori e i fallimenti degli uomini, diventando così uno strumento di formazione» (p. 8).

Il potere della narrazione si rivela anche in negativo, diventando modalità di manipolazione e di controllo delle coscienze. Un esempio letterariamente esemplare è l’opera di Orwell. Il romanzo 1984 fa vedere come la manipolazione del pensiero passi per l’alterazione della memoria e la riduzione dei vocaboli – e quindi dei significati – a disposizione: «Nel sistema immaginato da Orwell sono dunque le parole che determinano il pensiero. E proprio per questo, sembra dire Orwell, agendo sul linguaggio si può agire sul pensiero» (p. 45). Un accorgimento che può allarmare i contemporanei, ma non le generazioni future che, abituate dalla nascita a tale impoverimento, non vi faranno caso. Una tecnica di disabitudine al pensare, tutt’altro che ipotetica, se si considera il linguaggio sempre più stringato ed emotivo dei social network.

L’analisi del genere autobiografico, inaugurato dalle Confessioni di sant’Agostino, mostra al contrario come la conoscenza di sé richieda registri molteplici di espressione, tanto suggestivi quanto impossibili da inquadrare in un preciso schema. L’opera del vescovo di Ippona mostra a più riprese la bellezza inesauribile dei simboli e delle immagini, e i molteplici significati cui essi alludono. Come nella descrizione della memoria: «Nella memoria, in cui l’uomo ritorna nella sua ricerca di Dio, sono presenti sia le cose sensibili che quelle intelligibili. Esse sono presenti però nella memoria in modi diversi: le cose sensibili sono presenti nella memoria attraverso le immagini recepite mediante i sensi, mentre delle cose intelligibili non possediamo le immagini, ma le cose stesse» (p. 64).

Questa ricchezza mette a confronto con il mistero: il mistero del tempo (noto a tutti, eppure impossibile da spiegare), della memoria, dell’uomo, di Dio, la cui opera creatrice viene imitata dall’uomo proprio nella narrazione. Descrivere qualcosa significa infatti in qualche modo ricrearla, accostando tra loro termini a prima vista molto lontani. Questo è un tema su cui si è soffermato in particolare il pensiero contemporaneo. Il filosofo Ricœur parla delle metafore bibliche in termini di «innovazione semantica» (p. 95): i salmi parlano di Dio come di una roccia, come di colui che fa dei venti i suoi messaggeri, forma il mare e le sue creature per giocare con essi. La metafora «ha la capacità di ri-descrivere una realtà inaccessibile alla descrizione diretta di un oggetto che non c’è» (p. 98). E il tempo, realtà indefinibile per eccellenza, diventa umano nel momento in cui viene raccontato.

Il linguaggio rivela infine la caratteristica propria dell’essere umano: un essere cui è stata data la capacità di raccontare. Questa era la definizione degli antichi greci, ripresa in particolare da Heidegger, il quale mette in rilievo la capacità del linguaggio di suggestionare e di interpellare sul mistero dell’essere, e di trovare dimora nella parola cifrata della poesia e del non detto, a cui rimanda.

I molteplici contributi raccolti convergono nel mostrare, insieme alla bellezza, anche la difficoltà del racconto come scavo interiore, tanto più faticoso quanto più è chiamato a scendere in profondità. Essi invitano soprattutto a esplorare il rapporto mai esaustivo tra idea e realtà: «una responsabilità alla quale non possiamo più sottrarci» (p. 132).

GAETANO PICCOLO
Il gioco dei frammenti. Raccontare l’enigma dell’identità
Cinisello Balsamo (Mi), San Paolo, 2020, 144, € 16,00.

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