Rugby team putting their hands together after victory (Foto: iStock/jacoblund).

UN «PROTOCOLLO» PER LA BUONA BATTAGLIA SPIRITUALE

Il capitolo V della «Gaudete et exsultate»

Quaderno 4043

pag. 424 - 435

Anno 2018

Volume IV

1 dicembre 2018

ABSTRACTAl cuore dell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate (GE) ci sono le Beatitudini e la re­gola di comportamento del giudizio finale (Mt 25), un vero «programma della santità». È interessan­te notare che Francesco nella sua lingua, per parlare di tale regola, scelga la parola «pro­tocollo», un termine che ha usato diverse volte in questi anni. Inoltre il Papa ha definito la Chiesa come un «ospedale da campo» – la prima volta proprio nell’intervista del 2013, rilasciata al direttore di Civiltà Cattolica – e, come avviene negli ospedali, egli stila appunto un «protocollo» che comprende quattro aiuti nel combattimento spirituale, per agire efficacemente nella misericordia.

1) La certezza della vittoria, poiché si tratta sempre di una battaglia di Dio, non della nostra. L’atteggiamento che deve caratterizzare la vita cristiana è questa certezza, che poi si dispiega nel fare festa. Avvertiamo l’importanza che il Papa dà al «fare festa ogni volta che il Signore vince nella nostra vita» (GE 158). Questo è importante, perché la tentazione principale che ci in­sinua il Maligno è quella dello «spirito di sconfitta».

2) Pensare bene, per non cadere nei tranelli della ragione pragmatica: «Non ostinarci a guardare la vita solo con criteri empirici». Il problema reale della forza distruttiva del male supera i nostri criteri empirici e ci s’impone con crudezza. Si può cogliere profondamente, intus legere, soltanto ciò che è amabile e si ama. E poiché non si può amare il male, questo è inconoscibile nella sua essenza. Il male è una di quelle realtà che «vanno pensate soltanto quanto basta a prendere la direzione opposta, per respingerle senza entrare in dialogo».

3) Ordinare i sogni e i desideri, incentrandoli sulla bellezza della dedizione: «Nessuno resiste […] se smette di so­gnare di offrire al Signore una dedizione più bella» (GE 163). Que­sto atteggiamento di “protagonismo”, di chi vuole donarsi e non possedere, risponde al desiderio del Signore, che «ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente» (GE 1).

4) “Non coerceri a maximo, contineri tamen a minimo, divinum est”. Si tratta di una massima gesuitica che ha molte traduzioni e spiegazioni. Il Papa in questo caso la propone come criterio per fare ogni giorno un esame di coscienza sul nostro apostolato, pren­dendo spunto in particolare dal nostro atteggiamento nei confronti di ciò che è grande e di ciò che è piccolo. «Si tratta di non avere limiti per la gran­dezza, per il meglio e il più bello, ma nello stesso tempo di concen­trarsi sul piccolo, sull’impegno di oggi» (GE 169).

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A ‘PROTOCOL’ FOR THE GOOD SPIRITUAL BATTLE. Chapter V of ‘Gaudete et Exsultate’

At the heart of the apostolic exhortation of Gaudete et exsultate (GE) are the Beatitudes and Matthew 25, a true program of “holiness.” The pope has often defined the Church as a “field hospital” and, as can happen in hospitals, he has drawn up a “protocol” to act in mercy, which includes four aids for this spiritual combat: the first comes from the certainty of victory, because it is always Gods battle, not ours; the second is to think without falling into the trap of pragmatic reason; the third is an invitation to always organize dreams and desires, considering the beauty of one’s own dedication. The fourth comes from the Jesuit maxim: Non coerceri a maximo, contineri tamen a minimo, divinum est.

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Gaudete et exsultate

A cinque anni dalla sua elezione papa Francesco ha deciso di pubblicare la sua terza Esortazione apostolica dal titolo Gaudete et exsultate (GE). Essa, come è detto esplicitamente nel sottotitolo, ha come argomento la «chiamata alla santità nel mondo contemporaneo»....