SVETLANA ALEKSIEVIČ ALLA RICERCA DELL’UMANITÀ

Quaderno 4050

pag. 587 - 595

Anno 2019

Volume I

16 Marzo 2019
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ABSTRACT – Svetlana Aleksievič è una pro­fessoressa di storia bielorussa di­ventata giornalista. Ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura nel 2015. Quale la motivazione? I suoi libri più importanti in effetti non sono opere di finzione, ma l’ela­borazione di centinaia di testimo­nianze di persone comuni, pazien­temente raccolte: la testimonianza delle donne che avevano parteci­pato alla grande guerra patriottica, la Seconda guerra mondiale; quella di persone che avevano conosciuto la guerra in Afghanistan; quella di tutti coloro che erano stati toccati in un modo o nell’altro dalla catastro­fe nucleare di Černobyl, nel 1986; quella di cittadini sovietici, in se­guito russi, che erano passati attra­verso lo stalinismo, la destalinizza­zione, la glaciazione brezneviana e, infine, l’avvento della democrazia. Vi è una genialità nella sua maniera di organizzare le testimonianze così che non appaia­no sconnesse, ma formino, a poco a poco, un itinerario coerente.

Svetlana pone le sue domande non in cerca di una verità fattuale, do­cumentaria, fredda, bensì dell’eco in­teriore degli avvenimenti, dei fremiti dell’animo, di un fondo di umanità che si trova nascosto nel cuore degli eventi peggiori. «Io cammino – lei dice – sulle tracce della vita interio­re, procedo alla registrazione delle anime. Il cammino delle anime è per me più importante dell’evento stesso».

Nella scrittrice si trova la volon­tà di dare uguale spazio alla grazia e al peccato, alla bontà semplice e alla crudeltà gratuita. In particolare nell’evocare l’esperienza delle donne. È tale umanità, talvolta sfigurata ma tanto bella, che Svetlana vuo­le onorare: «Devo dunque allargare l’orizzonte: scrivere la verità sulla vita e la morte in generale e non solo la verità sulla guerra […]. Indubbia­mente il male sa essere attraente, più elaborato nelle sue trame che non il bene: ci ipnotizza con il fondo di disumanità che è profondamente nascosto nell’uomo. Sono stata sem­pre curiosa di sapere quanto vi sia di umano nell’uomo, e come l’uomo possa difendere l’umanità che c’è in lui».

Così la scrittrice permette di entrare in modo privilegiato in quella che è stata chiamata «l’anima russa» e, attraverso questa incarnazione nel cuore del destino russo in un secolo terribile, raggiunge l’universale e apre anche i nostri orizzonti.

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SVETLANA ALEKSIEVIČ IN SEARCH OF HUMANITY

Svetlana Aleksievič, Nobel Prize winner for Literature in 2015, is an original writer. Journalist and historian, she has composed her books from hundreds of encounters with ordinary, often anonymous, people. It is through the selection and organization of their testimonies that she conveys her sense of empathy and her humanistic vision. Thus it allows us to enter in a privileged way into what has been called “the Russian soul” and, through this incarnation, to the heart of Russian destiny in a terrible century, to reach the universal and open our horizons.

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