L’anniversario dei 200 anni dalla morte di Napoleone Bonaparte, di cui tanto si è parlato in questi mesi esplorando diversi ambiti della sua attività politica e della sua vita privata[1], ci spinge a trattare uno degli aspetti meno conosciuti e studiati, soprattutto da parte degli storici laici, della strategia napoleonica. Parliamo della sua politica religiosa, e in particolare della «strategia concordataria» – che sembrava appartenere, almeno sul piano dell’esperienza storica, alla società di antico regime – nei confronti della Chiesa cattolica, a quel tempo «legalmente» soppressa in Francia. Prima di trattare questa delicata e intricata materia, ci chiediamo quale fosse il rapporto di Napoleone, nato e cresciuto in Corsica nella fede cattolica, con il cristianesimo.
Napoleone e la sua politica in materia religiosa
Sul rapporto che Napoleone aveva con la religione in generale, e in particolare con il cattolicesimo, gli studiosi hanno punti di vista differenti, a volte dettati da preconcetti legati alla loro formazione culturale. La maggior parte di essi ritiene che Napoleone strumentalizzasse la religione a fini semplicemente politici[2]. A loro avviso, egli non era un cristiano nel senso profondo del termine: al limite, era un deista, vicino, sotto l’aspetto religioso, a Robespierre e a Rousseau. In ogni caso, considerava la religione utile e necessaria sotto l’aspetto sociale e politico. «Nella religione – egli disse una volta – io non vedo il mistero dell’incarnazione, ma soltanto quello dell’ordine sociale»; e ancora: «La società non può esistere senza l’ineguaglianza delle fortune, e queste senza la religione»[3].
Per Napoleone, secondo la maggior parte dei suoi biografi, la religione era semplicemente uno strumento indispensabile per costruire una società ordinata e rispettosa degli ordinamenti vigenti. Egli, insomma, la utilizzò come instrumentum regni, come del resto aveva fatto la maggior parte dei monarchi assoluti prima di lui, e cercò in tutti i modi di strumentalizzarne l’influenza sul popolo a fini di dominio. A chi lo accusava di cedimento e di essere troppo tenero con i cattolici rispose: «Si pretende che io sia un papista, ma non lo sono affatto: in Egitto ero maomettano, qui sarò cattolico per il bene del popolo. Non credo alle religioni, credo invece all’idea di Dio»[4].
Va anche ricordato che, dopo gli eventi rivoluzionari del 1789, Napoleone non fu il primo a voler risolvere la «questione religiosa» in Francia mediante un accordo diretto con la Santa Sede: prima di lui il Direttorio aveva cercato, inutilmente,
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