Ricorre quest’anno il bicentenario della morte di Napoleone Bonaparte, avvenuta il 5 maggio 1821 nell’isola di sant’Elena, in mezzo all’Oceano Atlantico, dove «l’imperatore-tiranno» era stato esiliato (e tenuto prigioniero) dai «vincitori» del grande conflitto europeo, cioè dai sovrani legittimisti, che a Vienna nel 1815 avevano restaurato le antiche corone. Napoleone è stato – e rimane – un mito scomodo, contradditorio, che ha attraversato tutto il XIX e XX secolo, amato e ammirato da alcuni, odiato e detestato da altri, come spesso accade per i grandi personaggi della storia. Già il poeta Alessandro Manzoni, all’indomani della morte di Napoleone, in una celebre poesia (intitolata appunto «Il cinque maggio»), si chiedeva se la sua fosse stata una «vera gloria», affidando ai posteri «l’ardua sentenza» sul suo operato sul piano storico. Sia in Francia sia in Italia, le istituzioni pubbliche e gli stessi studiosi quest’anno ricorderanno l’anniversario, partendo da punti di vista o da obiettivi tutt’altro che convergenti[1]. In ogni caso, la figura di Napoleone suscita ancora dibattito, divisione, diffidenza o ammirazione.
Certo, alcuni aspetti della sua vicenda umana sono lontani dalla nostra sensibilità, poco incline a celebrare i grandi condottieri e le gloriose imprese militari del passato, eppure molte riforme introdotte dal «piccolo generale corso» hanno segnato in modo indelebile la storia, la cultura e le istituzioni dell’Europa moderna. Non va infatti dimenticato che, attraverso il suo codice civile e altre riforme legislative, Napoleone diffuse in tutto il continente i fondamenti ideali e politici della Rivoluzione francese: i princìpi di uguaglianza, di libertà (di coscienza, di pensiero e di religione), di laicità e lo Stato di diritto[2]. Si è giustamente notato che egli «pose anche le basi dello Stato moderno, creando nei Paesi conquistati un’amministrazione semplice e razionale, che in molti casi fu mantenuta anche dopo la sua caduta dai regimi della Restaurazione»[3].
Altri aspetti della politica napoleonica sono invece oggi vivamente contestati, come ad esempio il suo disprezzo nei confronti degli organismi rappresentativi, e quindi degli ordinamenti democratici. Il suo esasperato individualismo gli impedì anche solo di pensare ai benefìci pubblici di tali organismi. Uno dei suoi motti preferiti, durante il consolato e anche successivamente, era: «Io solo sono il rappresentante del popolo».
Inoltre, Napoleone è stato il fondatore del plebiscitarismo (il cosiddetto «bonapartismo»), con il quale mirò anzitutto a cancellare la democrazia, erede del pensiero politico rivoluzionario, sostituendo alle libere elezioni il plebiscito, inteso come pronunciamento popolare,
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