Il 3 gennaio 1521, con la Bolla Decet Romanum Pontificem, Lutero viene dichiarato eretico e scomunicato, perché non ha ritrattato quanto richiedeva la precedente Bolla, Exsurge Domine, del 1520[1]. Da allora, nel mondo cattolico, egli è stato identificato come l’«eretico» per antonomasia, colui che ha lacerato l’unità cristiana e ha demolito il sacerdozio e la vita religiosa.
Perché ricordare, dopo mezzo millennio, questa scomunica? Purtroppo le sue conseguenze continuano a farsi sentire nella storia e generano sofferenza[2]. Di per sé, nel Diritto canonico, la scomunica cessa con la morte della persona che ne viene colpita[3], ma in questo caso gli effetti sono stati molto più duraturi, per quasi cinque secoli. Sembra che la Bolla abbia «scomunicato» non solo Lutero, ma anche la Riforma.
Le tappe che hanno portato a tali conseguenze storiche si basano su diversi fatti, causati da parte sia della Chiesa sia di Lutero: innanzitutto le 95 Tesi di Wittenberg e il colloquio con il cardinale Gaetano, poi la scomunica, infine il processo di Worms nell’aprile del 1521.
Le Tesi di Wittenberg: la richiesta di un confronto
A lungo le 95 Tesi del 31 ottobre 1517 sono state considerate una sfida di Lutero alla Chiesa. Lo dimostrerebbe la loro affissione alla porta della chiesa di Ognissanti. L’episodio, nonostante molti lo ritengano storico, è una leggenda: questo non è un insignificante dettaglio, perché scardina l’interpretazione, tramandata per secoli, dell’affissione come ribellione di Lutero alla Chiesa. Se ne è parlato a lungo cinque anni fa[4].
Le Tesi costituiscono l’appendice di una lettera che Lutero scrisse all’arcivescovo di Magonza, Alberto di Brandeburgo, responsabile della predicazione delle indulgenze in Germania, il cui contributo sarebbe andato per la costruzione della basilica di San Pietro. Lutero, sacerdote e docente universitario, è preoccupato per quanto sta accadendo: le persone si precipitano fuori dei confini dell’Elettorato per acquistare le indulgenze per se stesse e per i defunti[5]. A Wittenberg, il principe elettore Federico il Saggio le aveva proibite, per evitare che il denaro contante andasse all’estero e finisse nelle casse dell’arcivescovo, suo avversario.
Lutero è turbato per il modo irresponsabile con cui i domenicani presentano le indulgenze e per la falsa sicurezza che inculcano nei fedeli circa la salvezza: nessuno è sicuro della propria salvezza. Egli fa presente che si deve piuttosto predicare il Vangelo, «prima e unica missione di ogni vescovo», che viene trascurata per far posto al «baccano delle indulgenze»
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