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IL CONCETTO “MITICO” DI POPOLO

Papa Francesco lettore di Dostoevskij

Quaderno 4033

pag. 14 - 26

Anno 2018

Volume III

7 luglio 2018

ABSTRACT – C’è un’opera di Guardini che era ben nota al p. Jorge Mario Bergoglio dall’epoca del suo rettorato alle facoltà di filosofia e teologia di San Miguel di Buenos Aires. Si tratta di Dostoevskij: il mondo religioso, nella quale il maestro renano analizza il mondo dei personaggi dello scrittore russo. Bergoglio proprio in quel periodo raccomandava la lettura di questa opera che già circolava tra gli studenti. È interessante capire come la riflessione di Guardini su Dostoevskij abbia avuto un influsso su Francesco, portandolo ad affermare che «il popolo è un concetto mitico».

Il Papa ha ripetuto questa affermazione in varie occasioni e interviste. In una conversazione con il nostro direttore, aveva detto: «C’è una parola molto maltrattata: si parla tanto di populismo, di politica populista, di programma populista. Ma questo è un errore. “Popolo” non è una categoria logica, né è una categoria mistica, se la intendiamo nel senso che tutto quello che fa il popolo sia buono o nel senso che il popolo sia una categoria angelicata. Ma no! È una categoria mitica, semmai. […] Popolo è una categoria storica e mitica. Il popolo si fa in un processo, con l’impegno in vista di un obiettivo o un progetto comune. La storia è costruita da questo processo di generazioni che si succedono dentro un popolo. Ci vuole un mito per capire il popolo. Quando spieghi che cos’è un popolo, usi categorie logiche perché lo devi spiegare: ci vogliono, certo. Ma non spieghi così il senso dell’appartenenza al popolo. […] Essere parte del popolo è far parte di un’identità comune fatta di legami sociali e culturali. E questa non è una cosa automatica, anzi: è un processo lento, difficile… verso un progetto comune».

In sintesi, possiamo dire con Platone che il mito è l’espressione di un livello di esistenza intermedio tra il mondo delle idee e il mondo materiale: è in relazione con l’idea, ma non è l’idea; ed è in relazione con il concreto, ma non si riduce al concreto. Serve a cogliere il senso ideale di una realtà concreta.

Ora, all’inizio del suo studio su Dostoevskij, Guardini afferma la stessa cosa che sentiamo dire da Bergoglio: «Il popolo è un essere mitico». Ed è possibile scoprire come i romanzi di Dostoevskij conferiscano un contenuto concreto alla categoria mitica di popolo. Lo scrittore è riuscito, grazie a un’esperienza limite della sua esistenza – quattro anni di carcere e il lavoro forzato – a mettersi sotto il mito del suo popolo. Obbediente al suo destino, sopporta pazientemente: per questo egli si considera «discepolo dei forzati». Quei quattro anni sono come il serbatoio segreto, dove si alimenterà da allora in poi il suo genio. Costituiscono il centro della sua vita. La dividono in due parti uguali. C’è un Dostoevskij prima della Casa dei morti e un Dostoevskij dopo la Casa dei morti.

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THE ‘MYTHICAL’ CONCEPT OF PEOPLE. Pope Francis, reader of Dostoevsky

Pope Francis’ thought has gradually formed – coupled with his academic studies – through his personal reading and reflection; and, thanks to an intellectual confrontation with the various areas in which he has lived and worked. Among the many authors who have enriched his thought, in this study we have focused on Dostoevsky, taking into particular consideration Romano Guardini’s monograph Dostoevskij: il mondo religioso. Here we see how the “mythical” category of a people occupies centrestage in Guardini’s text, and how Dostoevsky’s novels confer a concrete content to this category.

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