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LA “NET NEUTRALITY”

Quaderno 4033

pag. 38 - 45

Anno 2018

Volume III

7 luglio 2018

ABSTRACT – A metà dicembre 2017, la Federal Communications Commission (Fcc) degli Stati Uniti – la cui maggioranza rispecchia gli orientamenti dell’amministrazione Trump – ha votato per riclassificare gli Internet Service Providers (Isp) come servizi di informazione anziché come common carriers, «pubblici vettori» (quindi assimilati ad altri fornitori di servizi pubblici), opzione scelta soltanto nel 2015, sotto l’amministrazione Obama, dopo più di 10 anni di discussioni. La decisione ha suscitato pareri controversi nei circoli politici americani.

Negli Stati Uniti, infatti, il dibattito sulla cosiddetta «neutralità della rete» contrappone le due concezioni diverse dei servizi digitali: il «vettore pubblico» deve trattare tutti i clienti in modo identico; il servizio di informazione, aggiungendo valore a ciò che fornisce, può variare tariffe e servizi per i diversi clienti.

I sostenitori di ciascuna delle due opzioni di regolamentazione offrono ragioni convincenti delle loro posizioni, sia in senso negativo sia in senso positivo. Sul versante negativo, il gruppo che sostiene la soluzione del vettore pubblico vede il pericolo di discriminazioni e una minaccia al libero flusso della comunicazione. Il gruppo favorevole al servizio di informazione ritiene che il peso della regolamentazione governativa gravi a tal punto sul sistema da frenare gli investimenti nei servizi e provocarne il ristagno.

Gli esiti concreti di questo dibattito negli Usa e delle ultime scelte fatte sono ancora incerti. Questa incertezza, tuttavia, mette in evidenza la grande interazione che c’è tra tecnologia e società: le nuove tecnologie rompono sempre un equilibrio pregresso e attivano un’evoluzione verso un nuovo sistema stabile.

Per comprendere meglio le implicazioni di queste decisioni, può tornare utile applicare una concezione dell’ambiente della comunicazione come ecosistema complesso. Ciò può aiutare a cogliere e spiegare i vari livelli di questioni aperte, il background storico specifico (negli Usa, il servizio telefonico è sorto da società private e non ha mai fatto parte di alcun servizio governativo), tecnico (in tutte le tecnologie, una determinata invenzione coinvolge più invenzioni e i settori connessi) e i valori che caratterizzano tale dibattito.

Ora, espressioni retoriche concise ed efficaci riassumono posizioni complesse: in questo caso, «neutralità della rete» e «innovazione». È piuttosto difficile respingerle entrambe: chi potrebbe ragionevolmente opporsi a una gestione neutrale? Chi volterebbe le spalle all’innovazione che il mondo digitale ha prodotto? Scegliendo l’una rispetto all’altra, la Fcc sembra ricadere in criteri non comunicativi e tecnici, ma ideologici: un’ideologia di Governo che preferisce una minore regolamentazione, con l’implicita fiducia nelle forze del mercato.

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NET NEUTRALITY

In the United States, the debate on the regulations of Internet Service Providers (the theme is “net neutrality”) counterposes two concepts of digital services: the provider as a ‘public carrier’, which must treat all users in an identical way; and the provider as an information service, which, by adding value to what it provides, can vary the rates and services for different customers. The concept of the media ecology of communication as an ecosystem helps to situate and explain the levels of the historical and technical background and the values which characterize this debate. Furthermore, the article shows that political issues like this – on the government’s role in communication – arise from complex stories and different ways of understanding communication.

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