Volunteer are giving a hand to the immigrants from Afghanistan who arrived to Kos island from Turkey on a dinghy boat. Foto: iStock/nielubieklonu

CRISI UMANITARIE E RIFUGIATI

Prospettive religiose e princìpi etici

Quaderno 4033

pag. 27 - 37

Anno 2018

Volume III

7 luglio 2018

ABSTRACT – L’ex segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha definito la situazione mondiale dei rifugiati una «crisi monumentale», che richiede una risposta basata su una «solidarietà monumentale». Per affrontarla abbiamo bisogno di sviluppare strumenti molto migliori di quelli messi così chiaramente in crisi dalle tragedie dei nostri giorni.

In primo luogo, abbiamo a disposizione alcune risorse presenti nelle grandi tradizioni religiose e spirituali. Da questo patrimonio è nato anche il moderno movimento per i diritti umani.

In secondo luogo, abbiamo nel tempo sviluppato alcuni principi di etica politica, ispirati anche alla dottrina sociale della Chiesa. Accanto al dovere di amare tutti gli esseri umani, esistono infatti anche doveri verso coloro con i quali si hanno relazioni speciali (la famiglia, il proprio Paese): determinare le priorità di ordine etico fra questi doveri è fondamentale. La dottrina sociale cattolica su questo versante propone il «principio di sussidiarietà», adottato anche dalle Nazioni Unite. Esistono speciali doveri all’interno delle comunità più piccole e più vicine. Ma, quando si presenta una grave necessità a una distanza maggiore, o quando le comunità locali non rispondono adeguatamente a tale necessità, sono le più ampie comunità regionali o la comunità internazionale nel suo insieme che devono impegnarsi a dare aiuto (subsidium).

Inoltre, rispetto alla situazione dei rifugiati, vi sono doveri negativi, cioè quelli di non agire in modi che possano provocare le crisi umanitarie, e doveri positivi verso chi si trova in una situazione critica. Ad esempio, i cosiddetti Kew Gardens Principle suggeriscono il dovere positivo di aiutare, quando sono presenti queste 4 condizioni: 1) esiste un bisogno grave; 2) ci si trova in prossimità del bisogno; 3) si hanno le capacità per aiutare; 4) si è probabilmente l’ultima risorsa da cui ci si può attendere un aiuto. In seguito è stata aggiunta una quinta condizione: l’azione può essere intrapresa senza gravissimi danni per chi presta soccorso. L’esistenza di questi doveri positivi è stata anche alla base del discusso principio noto come Responsibility to Protect, «responsabilità di proteggere» (R2P), che ha mostrato la sua efficacia ad esempio in occasione della crisi in Kenya del 2007, ma che oggi è messo fortemente in crisi dalle situazioni presenti in Libia e in Siria.

Alcuni studiosi hanno recentemente dimostrato che l’attività di advocacy sugli standard etici può avere un impatto fortemente positivo in alcuni campi della politica internazionale contemporanea. La comunità cristiana ha il compito di far progredire questi sforzi, per vivere pienamente quelle responsabilità di cui oggi ci facciamo carico in modo incompleto.

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HUMANITARIAN CRISES AND REFUGEES. Religious perspectives and ethical principles

The first part of this article highlights certain resources present in the great religious and spiritual traditions of the world which can offer an answer to humanitarian crises and to today’s migrations. The second part proposes some ethical perspectives which are more politically oriented, yet also inspired by the social doctrine of the Church. Recently, some scholars have shown that advocacy on ethical standards can have a significantly positive impact in some fields of contemporary international politics. The Author is a professor at the School of Foreign Service of Georgetown University in Washington.

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