RECENSIONE

Daniele Mencarelli

TUTTO CHIEDE SALVEZZA

Tutto chiede salvezza

Tullia Fabiani

Quaderno 4109

pag. 445 - 446

Anno 2021

Volume III

4 Settembre 2021
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Sette giorni di TSO: sette giorni per tornare alla vita, e non da dove la si è lasciata. Ma oltre, nel futuro sempre nuovo. Un tempo che separa e ripara, che conserva e proietta esistenze spezzate, cercando di ricomporne i pezzi. La storia di Daniele Mencarelli è la storia di un abisso, quello della malattia mentale, sfuggente e per lo più insondabile, eppure comune a molti. Un fatto intimo e personale, sociale e condiviso, che intreccia la vita delle persone che lo sperimentano. Con le insidie della sua malattia – e delle incerte e ripetute diagnosi – Daniele si trova a fare i conti appena ventenne, quando nell’estate del 1994 viene ricoverato per una settimana, dopo un violento accesso d’ira e una grave lite familiare, in cui colpisce e ferisce suo padre. Quei giorni diventano occasione, inconsapevole, per un viaggio intenso nella sua anima e in quella dei compagni di stanza del reparto, che trascorrono con lui la settimana di internamento coatto e che diventeranno dei fratelli.

Il giovane affronta un corpo a corpo con se stesso, con la sua storia – la disobbedienza, la rabbia, l’uso di sostanze e droghe di vario genere, un incantesimo che presto si rivela come il peggior sortilegio –, con i suoi tormenti e con un desiderio profondo di salvezza, che lo spinge a sopravvivere al suo dolore. Per farlo, però, deve attraversare quelle giornate e incontrare le vite degli altri, le storie delle persone che sono lì con lui, sfiorare i loro abissi, interpretare e accogliere i loro sguardi fissi o perduti: quelli di Gianluca, Madonnina, Mario, Giorgio, e quello di Alessandro, il ragazzo «che guarda sempre il suo punto segreto» e «giorno e notte sta fisso a guardare il nulla».

Poi, un giorno, anche lo sguardo disperato e sospeso di Valentina, incontrata nella zona off-limits, il reparto femminile, e riconosciuta anni dopo il primo incontro da adolescenti. E, dall’altra parte del campo, i dottori e gli infermieri: Cimaroli, Mancino, Pino, Rossana, Lorenzo. Il rapporto con gli psichiatri, il distacco e il disamore come cornici per inquadrarli. «Quello che voglio per tanto tempo non è stato semplice da dire […]. Ho trascorso questi primi vent’anni di vita a studiare le parole migliori per descriverlo. E di parole ne ho usate tante, troppe, poi ho capito che dovevo procedere in senso contrario, così, di giorno in giorno, ho iniziato a sfilarne una, la meno necessaria, superflua. Un poco alla volta ho accorciato, potato, sino ad arrivare a una parola sola. Una parola per dire quello che voglio veramente, questa cosa che mi porto dalla nascita, prima della nascita, che mi segue come un’ombra stesa sempre al mio fianco. Salvezza» (p. 22).

Una parola che dà senso anche al buio, lo contempla e lo squarcia. Non è la terapia a pacificare il tormento; non il trattamento sanitario obbligatorio, non la bolla in cui per un po’ ci si trova separati dagli altri, ma il desiderio di salvezza, che inchioda e libera, è la chiave. «Salvezza. Dalla morte. Dal dolore. Salvezza per tutti i miei amori. Salvezza per il mondo» (p. 100), scrive l’A. Salvezza per i suoi fratelli, accomunati dall’esperienza della malattia mentale e dal bisogno di un sostegno reciproco mai provato. Persone esposte alle intemperie della vita, permeabili.

Un giorno, parlando degli artisti e di cosa possano avere in comune con i «matti», Mario dice a Daniele: «Alcuni uomini scorgono nella bellezza il suo valore originario. Parlo del paradiso. Perché questo era il paradiso. Ma noi abbiamo peccato, e così è arrivata la morte, il tempo. Non lo sanno questi uomini, ma la nostalgia che sentono di fronte alla bellezza è nostalgia di quel prima, del paradiso, di Dio» (pp. 142 s).

Quella di Mencarelli, però, non è solo una storia di sofferenza, ma il racconto di una straordinaria aspirazione a vivere: «Che destino può avere uno che trasforma la felicità in tormento?», si chiede Daniele. Eppure in questa domanda non trova spazio la resa: piuttosto si tocca «il vertice interno delle cose», scoprendo un’improvvisa lucidità. «Per i vivi e i morti, salvezza. Salvezza per Mario, Gianluca, Giorgio, Alessandro e Madonnina. Per i pazzi, di tutti i tempi, ingoiati dai manicomi della storia». Il destino è una parola. Da compiere.

DANIELE MENCARELLI
Tutto chiede salvezza
Milano, Mondadori, 2020, 204, € 19,00.

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