RECENSIONE

SCIENZA, SAPIENZA E PRESUNZIONE

Riflessioni morali sulla ricerca scientifica e la realizzazione di nuove tecnologie

Betty Varghese

Quaderno 4057

pag. 102 - 103

Anno 2019

Volume III

6 luglio 2019

L’autore, sposato con due figli, psicologo e psicoterapeuta, si è specializzato in Medicina psicosomatica e ha fondato l’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc). In questo libro vuole porre le basi filosofiche e bioetiche dell’antropologia prenatale (facendo riferimento anche ai testi del Magistero ecclesiale). Questa disciplina intende esplorare il percorso di vita dell’embrione, a cominciare dalle condizioni che sono alla base del suo concepimento e l’influsso che ha nel corso successivo della sua esistenza. Si tratta di un tema molto importante e insieme delicato, sebbene finora sia stato poco studiato, soprattutto per ragioni ideologiche.

Dopo una prima parte di carattere storico e filosofico, nella seconda parte del libro vengono presentate alcune conseguenze rilevanti, di carattere etico e psicologico, di tale approccio. Se, dal punto di vista biologico, ogni nascituro è il frutto dell’incontro di due gameti, diverso è il contesto relazionale e affettivo nel quale avviene tale incontro. L’autore ipotizza «una correlazione positiva tra la qualità della vita e la qualità dell’atto procreativo nella sua componente progettuale» (p. 127). Se questo atto è di violenza e di prevaricazione o è compiuto in maniera artificiosa, avrà delle conseguenze rilevanti dopo la nascita. Queste condizioni vengono riassunte dal termine – duro, ma eloquente – «stupro esistenziale», quando cioè il concepimento avviene in un contesto differente dall’incontro «caldo e appassionato in cui la coppia si coinvolge» (ivi).

Nel libro vengono prese in considerazione alcune di queste situazioni, che fanno la differenza tra i «figli della violenza» e i «figli dell’amore»: l’inseminazione artificiale, la fecondazione in vitro (e, si potrebbe aggiungere, la pratica sempre più diffusa dell’utero in affitto). In questi casi, ciò che viene a mancare è «l’esperienza coitale originaria», sostituita da «manipolazioni genetiche di origine esogena». Una mancanza non certamente biologica, ma piscologica e affettiva, che è alla base di una serie di problematiche e disturbi purtroppo in preoccupante aumento nelle società occidentali. È il modello che il card. Tettamanzi ha denominato del «voglio, posso, faccio», senza curarsi della complessità del problema, delle gravi controindicazioni e delle possibili conseguenze.

In questi casi, infatti, il nascituro viene privato di qualcosa di estremamente importante: la storia e il contesto. «[I bambini], nella migliore delle ipotesi, non saranno generati da una progettualità endogena all’interno della quale sono stati attivi già a livello di gameti, bensì sono stati oggetti passivi di una progettualità che invece di estrinsecarsi nella triade [padre, madre, figlio] necessita della presenza di un altro, o addirittura di altri» (p. 128). Da qui la frattura tra progettualità e attuazione nella storia del nascituro che ha interrogato gli scienziati, senza che però venisse approfondita la questione.

Il premio Nobel Rita Levi Montalcini, nel corso di un’intervista in un Convegno tenuto alla Normale di Pisa, invitava l’ingegneria genetica a continuare la ricerca, ma «con cautela», senza tuttavia entrare in merito al significato di tale precisazione. Il tema di una psicologia fetale non costituisce infatti una novità. Esso è emerso dal momento in cui, grazie ai nuovi ritrovati della tecnica e alle nuove proposte riguardo a sessualità e procreazione, le modalità del concepimento si rivelano sempre più variegate.

Nel libro si fa riferimento a diversi Congressi scientifici internazionali che a partire dagli anni Ottanta hanno riflettuto sul problema, smentendo l’assioma del nascituro in termini di «tabula rasa», foglio bianco immacolato sul quale non è stato scritto nulla. «La memoria genetica che è inscritta nel Dna cellulare non è un semplice registratore che ripete pedissequamente ciò che ha impresso […]. Saranno i coinvolgimenti relazionali propri dell’esistenza di ognuno di noi, che non possono non cominciare che al momento del concepimento, a costituire lo stimolo evolutivo individuale che sarà chiamato personalità» (p. 132). Di qui la necessità di un dialogo, complesso ma indispensabile, tra scienza, tecnologia e sapienza, oggetto dell’ultima parte del libro.

MARCO E. LUPARIA
Scienza, sapienza e presunzione. Riflessioni morali sulla ricerca scientifica e la realizzazione di nuove tecnologie
Città del Vaticano, Lateran University Press, 2018, 204, € 16,00.

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