RECENSIONE

PIETRO E PAOLO

La «roccia» e «il più piccolo» degli apostoli a confronto

Stefan Heid

Quaderno 4089

pag. 310 - 311

Anno 2020

Volume IV

7 Novembre 2020
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P. Enrico Cattaneo, professore di lunga data e scrittore prolifico nel campo della patrologia, si dimostra ancora una volta un eccellente conoscitore del Nuovo Testamento, della letteratura apocrifa e dei Padri apostolici (Clemente Romano, Ireneo ecc.). In questo volume presenta uno studio approfondito, in cui esamina il rapporto storico e teologico tra i due prìncipi degli apostoli – Pietro (la «roccia») e Paolo (il «piccolo») – sia nel Nuovo Testamento sia tra i Padri apostolici del II secolo.

L’approccio dell’autore non si limita a un serio esame dei testi originali, ma indaga anche una vasta letteratura in tutte le lingue europee, con un genuino apprezzamento per le posizioni, anche divergenti, di altri autori. Le sue ricerche vengono presentate in pagine dense di rilevanti scoperte, asciutte e libere da divagazioni superflue o speculazioni irrilevanti.

L’indagine non procede a ritroso da Ireneo, ma piuttosto si sviluppa come un’argomentazione rigorosamente cronologica, a partire dalle origini, senza anticipare i risultati: cominciando dall’opera storica degli apostoli a Gerusalemme, Antiochia e Corinto, per proseguire con le Lettere di Pietro, gli Atti degli Apostoli, la Prima lettera di Clemente, le Lettere di Ignazio, la Lettera di Policarpo, Marcione, gli Atti apocrifi degli apostoli, Dionigi di Corinto fino a Ireneo di Lione. L’autore non cede alla tentazione di trarre conclusioni circolari, non evita le difficoltà e mette in rilievo le questioni aperte.

Come lezione fondamentale, il lettore apprende che Pietro e Paolo furono effettivamente le figure centrali, ma non isolate e certamente non identiche, nella costruzione della Chiesa primitiva, alla quale essi diedero un’impronta marcata di apostolicità. La Chiesa da allora si è definita «apostolica»: dove manca questo marchio, non c’è Chiesa.

L’autore individua proprio nella Chiesa locale di Roma la comunità che ha vissuto l’unità in modo paradigmatico, proprio perché lì hanno operato Pietro e Paolo. Va sottolineato questo aspetto trattato nel libro: la Chiesa di Roma aveva un’enorme capacità di integrazione e il suo dogma fondamentale era l’unità – non l’uniformità teologica –, che si concretizzava nella celebrazione comune dell’Eucaristia, scongiurando dunque la fondazione di Chiese domestiche da parte di gruppi isolati. Non esistevano una fazione «cristiana pagana» e una «ebraica». L’autore quindi giustamente non dà rilevanza alla teoria – oggi così popolare nella storiografia cristiana – di un cristianesimo frammentato a Roma, soprattutto perché la questione dell’unità concreta della Chiesa romana richiederebbe uno studio distinto.

P. Cattaneo considera come acquisito il dato storico della presenza e dell’operato di Pietro e Paolo a Roma, quali «fondatori» della Chiesa romana. Riguardo alla questione del martirio comune, va detto che la tradizione della morte contemporanea dei prìncipi degli apostoli non dev’essere intesa né come una leggenda né come un dato storico, ma come il risultato della prassi liturgica di commemorare insieme i martiri. Allo stesso modo, a Roma la data della morte di Pietro (29 giugno) ha probabilmente attirato tutti gli altri martiri (sotto Nerone, multitudo ingens), compreso Paolo (ma significativamente le tombe dei due apostoli non si trovano nello stesso luogo). La comune commemorazione dei due apostoli è data per acquisita non soltanto nella Prima lettera di Clemente, ma anche nella Lettera di Ignazio ai Romani, dove essi esercitano ovviamente insieme la loro autorità sulla Chiesa romana, per via della presenza delle loro tombe.

Aggiungiamo due altri dati interessanti: Policarpo di Smirne, che, come mostra l’autore, nella sua Lettera ai Filippesi si riferisce in modo sorprendentemente costante alla Prima lettera di Pietro e quindi apprezza la tradizione romana, potrebbe aver intrapreso il viaggio a Roma come pellegrinaggio alle tombe degli apostoli: in effetti, la disputa pasquale non era il motivo principale della sua visita nell’Urbe. L’usanza ebraica di raccogliere le ossa potrebbe spiegare la presenza delle ossa nella teca di marmo del Muro Rosso della Memoria di Pietro, sotto la Confessione della Basilica vaticana.

ENRICO CATTANEO
Pietro e Paolo.  La «roccia» e «il più piccolo» degli apostoli a confronto
Trapani, Il Pozzo di Giacobbe, 2020, 296, € 26,00.

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