RECENSIONE

Shaun Usher (ed.)

NEW YORK, L’ARTE DELLE LETTERE

New York, l’arte delle lettere

Ennio Ranaboldo

Quaderno 4136

pag. 205 - 206

Anno 2022

Volume IV

15 Ottobre 2022
Voiced by Amazon Polly

Che gli epistolari siano fonte ineguagliabile di storie, intime e individuali non meno che storiche e collettive, è felice e plurisecolare tradizione. La nostra curiosità per le vicende e i sentimenti altrui – anche in epoca di dissanguata attenzione e deboli letture – non sembra venire meno, e le collezioni di lettere di corrispondenti più o meno illustri continuano a vendere molto bene.

In questo solco, un progetto ha avuto un notevole successo. È la serie di miniantologie, Letters of Note, lanciata nel 2009 dal britannico Shaun Usher, classe 1978, che si definisce un professional letter nerd («secchione professionale delle lettere»). Il libro della fortunata serie di cui parliamo è dedicato a New York City. Si tratta di un’antologia senza un vero filo, tematico o cronologico che sia, se non l’amore (ma anche l’avversione), l’energia (ma anche l’estenuazione), la bellezza (ma anche la devastazione), le opportunità per molti (ma anche la stridente ineguaglianza) di cui la città più stimolante della Terra è stata ed è simbolo e rappresentazione.

E tra le lettere, quasi tutte già note, ce ne sono molte che testimoniano momenti cruciali della vita della metropoli e della società americana. Il critico e romanziere Edmund White racconta, a tinte forti e con piglio di cronista di barricata, gli scontri nel Village e la nascita esplosiva del movimento omosessuale nella torrida estate del 1969: «Tutti sono irrequieti, arrabbiati e su di giri. Non ci sono slogan e nemmeno atteggiamenti ostili, ma si sta preparando qualcosa».

Dylan Thomas, sempre a caccia di soldi e di alcool, e che morirà di crisi etilica proprio a New York, descrive alla moglie, dopo serate di letture poetiche davanti a folle entusiaste, l’esistenza febbrile e i contrasti della città: «È il monumento definitivo al folle desiderio di potere che spara gli edifici fino alle stelle, dove tutto costa uno sproposito e la prossimità della morte si riflette in ogni ultimo attacco e arraffo di denaro dei grandi magnati, i pezzi grossi, i giganti che nessuno mai vede. Stamane scendiamo a vedere l’altra faccia dei grattacieli: la nera Harlem, l’affamata East Side ebrea».

E la New York nera e «invisibile», come il titolo del suo celebre romanzo, ha un’altra lettera, quella del giovane Ralph Ellison, che alla madre racconta il suo fascino per il lato più crudo della metropoli, ma anche la speranza di riscatto per i diseredati: «Mi piace camminare per strade come queste, dove la vita si mostra per quello che è, senza infingimenti. Le prostitute, i magnaccia, gli scavafossi, gli ubriaconi e i falliti cercano di andare d’accordo. Mi arrabbio moltissimo se penso alla miseria del mondo, alle sue cause e a come sia concentrata qui ad Harlem. Spero succeda qualcosa e tutto questo cambi».

E non manca Italo Calvino. Come tanti prima e dopo di lui, intellettuali o semplici turisti, lo scrittore non esita ad appiccicare etichette a New York – e agli americani –, con giudizi parziali e affrettati, afferrandone solo in parte la caleidoscopica ricchezza. Tuttavia, la sua lettera comunica il ritmo vibrante e sfibrante della città, la trama di movimento, relazioni e affari, perennemente incrociati tra loro: «New York mi ha assorbito come una pianta carnivora assorbe una mosca, ho una vita senza tregua da cinquanta giorni […]: lunch, cocktail party, dinner, party serale sono le tappe della giornata in cui incontri sempre gente nuova, combini per altri lunches, altri dinners, altri parties e così via all’infinito».

A noi, osservatori distanti di quei tempi formidabili – una parte cospicua delle lettere raccolte sono state scritte nella prima metà del secolo scorso –, ma non meno innamorati di questa città che puntualmente risorge dalle sue ceneri, come accadde dopo l’11 settembre 2001, dopo la recessione del 2008 e, oggi, dopo il Covid, piace chiudere con le parole di Helen Keller, la scrittrice dell’Alabama, sostenitrice della causa dei disabili: «Lasciamo dire alle menti ciniche e fragili ciò che desiderano sul materialismo americano e sulla civiltà delle macchine. Sotto la superficie si trovano la poesia, la mistica, l’ispirazione che l’Empire rappresenta. Vedo in quell’obelisco la brama per la bellezza e una visione spirituale. Sono tra coloro che vedono, e che continuano a credere».

New York, l’arte delle lettere
a cura di SHAUN USHER
Milano, Feltrinelli, 2021, 144, € 12,00.

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