RECENSIONE

MODELLI DI RIFORMA NELLA TRADIZIONE GIUDAICO-CRISTIANA

Francesco Cultrera

Quaderno 4071

pag. 306 - 307

Anno 2020

Volume I

1 Febbraio 2020
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La Facoltà Teologica di Sicilia aveva organizzato nel dicembre del 2017 un Convegno sul tema «La riforma nella tradizione giudaico-cristiana», di cui vengono pubblicati gli Atti. La complessità degli argomenti e dei correlativi contributi ci suggerisce di fare una sintesi intorno a tre tematiche.

La prima risponde alla domanda sul rapporto fra novità cristiana e tradizione giudaica. Una valida indicazione è offerta da Luciana Pepi, che studia l’interpretazione della Torah nella riflessione di Ja’aqov Anatoli all’inizio del XIII secolo. Questo filosofo fu attento anche alla cultura cristiana del tempo. La sua visione è sintetizzata dal titolo del contributo: «Dio misericordioso, giusto, amorevole». Si rimane sorpresi dalla sostanziale identità tra la riflessione dei moralisti cristiani di oggi e la visione giudaica del filosofo ebreo.

Viene esaminata poi la posizione del «cristiano» Marcione. Egli rigetta in blocco l’Antico Testamento, il cui Dio sarebbe radicalmente opposto a quello evangelico. Sorprende l’ascolto e l’attenzione di settori della Chiesa primitiva che seguono Marcione nel suo netto rifiuto dell’Antico Testamento. Il fenomeno è oggetto di indagine soprattutto da parte di Vincenzo Lombino. Complessa è l’attuale discussione riguardante il «testo» evangelico che Marcione aveva in mano e la relativa interpretazione di alcuni brani. Tra gli oppositori di Marcione viene dato risalto a Tertulliano.

Un secondo ambito di ricerca affronta la riflessione teologica di sant’Agostino, la cui evoluzione è connessa strettamente con le vicende ecclesiali e politiche del tempo. La chiave interpretativa data da Vittorino Grossi invita la Chiesa di oggi a prestare attenzione allo sviluppo delle culture. Il pensiero di Agostino favorisce anche la riflessione sulla vita religiosa, perché la nascita dei religiosi agostiniani fu una risposta originale, che oggi sfida il rinnovamento della vita consacrata.

Interessante è il contributo di Roberto Alciati, che analizza il modello di riforma incarnato da Basilio e da Cassiano: essi si ispiravano agli antichi monaci del deserto, in particolare a quelli egiziani, ponendo però l’accento sulle esigenze radicali del Vangelo.

La terza tematica riguarda la riforma protestante, più esattamente la riforma di Lutero. Il contributo di Filippo Cucinotta si concentra sui tentativi di dialogo tra riforma luterana e Chiese ortodosse orientali. In quei tempi furono prese in considerazione le relative differenze, ma il dialogo non ebbe risultati importanti. Lo scritto di Cucinotta è sostanzialmente rivolto al passato e non si estende alla fase «ecumenica» che si è fatta strada con il Vaticano II; ignora quindi il dialogo tra la Chiesa cattolica e la Chiesa luterana.

Facciamo infine notare come le ricerche sulle Chiese antiche offrano uno stimolo per la comprensione del Vaticano II, il grande evento di riforma nella Chiesa cattolica. Accenniamo solo all’ambito della vita religiosa: dopo il Concilio, essa è chiamata a insistere maggiormente sullo stretto legame tra la «regola» del fondatore e il Vangelo, sull’esempio di Basilio e di Cassiano, che reinterpretarono l’esperienza dei monaci del deserto alla luce del Vangelo.

Modelli di riforma nella tradizione giudaico-cristiana. Maestri e testi
a cura di VINCENZO LOMBINO
Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, 2019, 206, € 16,00.

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