RECENSIONE

IL DIBATTITO BIOETICO

Fa Fritz Jahr al Postumanesimo

Il dibattito bioetico

Lorenzo Gilardi

Quaderno 4091

pag. 519 - 520

Anno 2020

Volume IV

5 Dicembre 2020
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Nata e cresciuta nel Novecento, la bioetica è diventata una disciplina accademica, insegnata in diverse facoltà e strutturata in corsi di laurea e dottorati. Il volume di Giuseppe Zeppegno, docente di Morale e Bioetica alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, offre una presentazione ordinata e accurata delle problematiche attinenti alla vita, inserendole anche nella globalità dell’ecosistema naturale. Secondo l’Autore, la bioetica contemporanea risponde a un’esigenza di senso suscitata dalle recenti scoperte scientifiche che hanno messo in discussione il valore permanente della vita umana. Questa va compresa e curata all’interno dell’ampia attenzione all’ambiente in cui esiste, respingendo i tecnicismi delle teorie post-umanistiche, che propongono un uomo arricchito di protesi e di micro-chip, per potenziarne le capacità.

L’elemento qualificante del libro è il modo in cui vengono presentate le problematiche del rapporto etica-scienza. Ogni tema è sempre preceduto dall’illustrazione della storia delle particolari scoperte scientifiche che sono all’origine della questione etica; vengono poi considerati i pronunciamenti degli organismi internazionali e nazionali al riguardo e le loro motivazioni; infine viene illustrato l’insegnamento del magistero ecclesiale sull’argomento.

Presentando il ricco magistero post-conciliare sulle questioni bioetiche e ecologiche, l’autore rileva che già prima che si diffondesse in Europa la sensibilità verso tali problematiche, Pio XII aveva affrontato molte questioni scottanti di medicina, e i suoi insegnamenti sono ancora validi.

Tenendo conto delle innovazioni scientifiche e ingegneristiche, delle valutazioni etiche dei diversi organismi e istituti internazionali e dell’insegnamento della Chiesa, i 17 capitoli che compongono il volume sviluppano un percorso unitario e ben definito, in cui trovano posto le questioni della bioeti­ca contemporanea riguardanti l’uomo, ma anche gli animali e l’ambiente.

Una delle questioni principali concerne la nascita e lo statuto della bioe­tica. Fino agli anni Novanta del secolo scorso, padre di questa scienza era ritenuto il biochimico americano Van Rensselaer Potter (1911-2001), docente di oncologia all’Università del Wisconsin, che si era distinto per lo studio dei tumori. Nel 1970 egli introdusse nel linguaggio scientifico il neologismo «bioetica», presentandola come scienza della sopravvivenza. Ma nel 1997, in una conferenza a Tubinga, Rolf Löther segnalò un articolo scritto nel 1927 da Paul Max Fritz Jahr, pastore evangelico tedesco, in cui compariva il termine «bioetica» e ne venivano presentate le finalità.

Nel primo capitolo, l’autore illustra la concezione bioetica di Jahr e allega la traduzione dell’articolo del 1927. La visione di questo autore è più ampia di quella di Potter, non si limita alle questioni di medicina e va ai fondamenti della bioetica dell’uomo, degli animali e delle piante: «Questa attenzione [agli obblighi morali] – egli notava – era presente fin dalla preistoria e non era eredità di una singola cultura, ma patrimonio comune dell’umanità. Era rintracciabile nella riverenza taoista per la natura, nei testi paolini, in Francesco d’Assisi e nella spiritualità indiana» (p. 19). Per le dolorose vicende della Germania, la concezione di Jahr non fu recepita e non poté svilupparsi; tuttavia, la sua riscoperta alla fine del Novecento ha stimolato la riflessione bioetica in Europa e in America Latina.

Nel corso degli anni questa disciplina ha assunto diversi paradigmi, spesso contrapposti. L’autore presenta una sintesi dei macromodelli teorici: 1) il modello funzionalista, di origine americana, che tende a riconoscere lo statuto di persona solo ad alcune condizioni e con date capacità; sostenitori di questo modello sono il neo-contrattualista Hugo T. Engelhardt jr. e il neo-utilitarista Peter Singer; 2) il modello sostanzialista, di origine europea, in cui la persona è vista come sostanza, dotata di precise caratteristiche e di dignità; si rifanno a questo modello l’etica delle virtù dello scozzese Alasdair MacIntyre e il personalismo ontologicamente fondato di mons. Elio Sgreccia.

Nel libro vengono trattati in prospettiva globale tutti i temi riguardanti la cura, l’inizio vita, il fine vita, la proporzionalità delle cure e lo sviluppo integrale.

GIUSEPPE ZEPPEGNO
Il dibattito bioetico da Fritz Jahr al Postumanesimo
Roma, IF Press, 2020, 368, € 25,00.

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