RECENSIONE

IL CRISTIANESIMO ANTICO FRA TRADIZIONI E TRADUZIONI

Sergio Zincone

Quaderno 4071

pag. 307 - 308

Anno 2020

Volume I

1 Febbraio 2020
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L’autrice, professoressa di Storia del cristianesimo e delle chiese presso l’Università «La Sapienza» di Roma, si avvale di un’efficace parechesi («tradizioni-traduzioni») per il titolo di una sua raccolta di studi sul cristianesimo, rivisti e talora ampliati, che si estendono dal 2004 al 2016.

In effetti, quello di «tradizione», nel senso della trasmissione del messaggio evangelico in varie forme e modalità, è un concetto molto importante nella storia del cristianesimo. D’altra parte, rilevante è anche il problema della «traduzione», a cominciare da quella della Bibbia ebraica nel greco dei LXX, per passare poi alle traduzioni latine – e non solo – della Bibbia (si pensi alla fondamentale Vulgata di san Girolamo) e alle traduzioni latine di testi cristiani greci, con riferimento, ad esempio, a varie opere origeniane, di cui si occupa in particolare l’autrice.

Il libro si divide in due parti. Nella prima, relativa alle tradizioni, si affrontano alcune problematiche concernenti la Chiesa di Roma dalle origini fino a Gregorio Magno e oltre, mentre la seconda parte, centrata sulle traduzioni, si occupa specificamente della questione della traduzione di testi origeniani da parte di Rufino e Girolamo.

Diversi sono gli argomenti analizzati nella prima parte del libro: dal primato della Chiesa di Roma, unitamente al rapporto tra i cristiani di Roma e il giudaismo («I primi tre secoli della chiesa di Roma: analisi di due fattori identitari»), al Simbolo apostolico («Il contesto dell’enunciato: “Fu concepito di Spirito santo. Nacque da Maria vergine” nel Simbolo Apostolico»), alla crisi ariana («L’arianesimo: la prima divisione dei romani e la prima assimilazione dei popoli migranti»), alla predicazione di Gregorio Magno («Gregorio Magno e la comunicazione omiletica»), alle varie circostanze che causarono l’interruzione del ministero del vescovo di Roma («Pontificati interrotti nella storia della Chiesa: il primo millennio»).

Nella seconda parte del volume si affronta il problema della traduzione a partire dall’importante scoperta, nel Cod. Mon. Gr. 314, di 29 omelie origeniane sui Salmi nell’originale greco, il che consente un raffronto con la traduzione latina di Rufino, in particolare delle omelie origeniane sul Sal 36 («Il Cod. Mon. Gr. 314, il traduttore ritrovato e l’imitatore»). Il discorso si estende poi al metodo utilizzato da Rufino e Girolamo nelle loro traduzioni origeniane («Origene predicatore e i suoi traduttori latini: la “ratio interpretandi” di Girolamo e Rufino»), per concludersi con un caso particolare («Origene e lo strano caso dell’omelia 39 su Luca»).

Con grande acribia la Prinzivalli presenta, su colonne affiancate, il testo greco del Cod. Mon. 314 e la traduzione rufiniana, anche con la relativa traduzione italiana. Questo confronto è esteso anche al commento di sant’Ambrogio al Sal 36, in cui si può riconoscere l’ispirazione origeniana di cui è tributario il vescovo di Milano.

Analogamente, sempre su colonne affiancate, la Prinzivalli presenta esempi del modo in cui Girolamo e Rufino hanno tradotto e a volte rielaborato testi origeniani, anche in seguito alla controversia che ha opposto i due autori latini in relazione al grande Alessandrino. L’autrice prende in considerazione anche il contesto più ampio dei problemi concernenti il modo di tradurre da una lingua a un’altra con cui si è confrontata l’antichità.

EMANUELA PRINZIVALLI
Il cristianesimo antico fra tradizioni e traduzioni
Roma, Città Nuova, 2019, 278, € 30,00.

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