RECENSIONE

BERGOGLIO O BARBARIE

Simone Sereni

Quaderno 4090

pag. 410 - 411

Anno 2020

Volume IV

21 Novembre 2020
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Secondo il vaticanista Riccardo Cristiano, la sola leadership spirituale e morale credibile, in un contesto globale quotidianamente fibrillante, è rappresentata da papa Francesco. Una prospettiva in fondo tragica. Eppure essa risulta motivo di speranza agli occhi di un giornalista religioso di lungo corso, con un’esperienza da inviato di guerra.

Cristiano non manca di ricordare più volte al lettore di essere agnostico e di formazione socialista: il titolo del volume, provocatorio e definitivo – ispirato da una conversazione con un amico –, ovviamente si abbevera alla fonte di Rosa Luxemburg. Spiega l’autore: «L’idea di “socialismo o barbarie” mi ha sempre commosso, perché pensavo che “socialismo” fosse un termine “puro”, senza macchia, che poteva smacchiare anche il comunismo. Insomma in “socialismo o barbarie” sentivo e sentivamo una verità: avevamo il compito di cambiare la storia».

Nelle pagine del libro si avverte l’entusiasmo dell’allora giovane militante, oggi rafforzato e affilato dall’esperienza del maturo giornalista. Lo spirito che sembra prevalere nelle parole di Cristiano non è però quello – presente in altre pagine laiche – di chi vuole arruolare il Papa dentro una qualche trincea ideologica, anche con acrobazie improbabili, ma piuttosto quello di un uomo che si è imbattuto in una persona che gli risulta credibile, che lo mette in discussione nel momento stesso in cui gli dà una prospettiva (evangelica) ed è per questo degno di essere ascoltato. «È così che ho dovuto vedere che l’alternativa alla barbarie oggi si trova nella testimonianza costante», scrive Cristiano.

Questi sono i colori, sentimentali e razionali, che l’autore indossa lungo questo suo percorso. Partendo dai fatti più recenti legati alla pandemia da coronavirus, il saggio si distende tra le radici filosofiche del pensiero di Francesco, attraversa le sfide aperte dall’enciclica Laudato si’ e poi dal Sinodo speciale sull’Amazzonia, affronta il discusso accordo provvisorio con la Cina e il Documento sulla fratellanza umana, precursore dell’enciclica Fratelli tutti. Un itinerario che vuole arrivare a spiegare, e a spiegarsi, perché, per un agnostico e cittadino del mondo, «l’alternativa a Bergoglio è la barbarie».

Ci sono due tratti del libro che, visto il genere della pubblicazione, colpiscono. Dell’entusiasmo si è già accennato. Esso non inficia l’oggettività delle argomentazioni dell’autore, in un testo fondamentalmente molto ambizioso; invece, è ciò che le rende credibili, non astratte. Cristiano sembra guardare il mondo quasi con gli occhi di un bambino: curiosi, fiduciosi, entusiasti appunto, ma anche esigenti e taglienti.

E poi c’è quel «tu» con il quale in modo ricorrente egli si rivolge al lettore. L’autore non scrive per mostrarci la sua abilità con le parole, la molteplicità dei registri che pur riesce molto bene a tenere, o la competenza nel ricostruire alcune vicende del pontificato e della politica internazionale, ma scrive per cercare un colloquio personale, gli occhi dell’interlocutore, una comprensione nell’interno di una relazione. Non chiede di essere d’accordo sulle risposte che tenta di darsi, ma chiede di continuare a porsi le domande giuste.

RICCARDO CRISTIANO
Bergoglio o barbarie. Francesco davanti al disordine mondiale
Roma, Castelvecchi, 2020, 224, € 16,50.

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