SFIDE CONTEMPORANEE DEL CATTOLICESIMO GLOBALE

Quaderno 4101

pag. 272 - 287

Anno 2021

Volume II

1 Maggio 2021
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Il gesuita p. Karl Rahner è stato uno dei primi a riconoscere che il Concilio Vaticano II aveva trasformato la Chiesa cattolica occidentale in una Chiesa mondiale. Egli ha affermato: «Il Concilio Vaticano II è stato il primo grande evento ufficiale, in cui la Chiesa si è attuata come Chiesa mondiale»[1]. Se infatti nel Concilio Vaticano I erano presenti anche vescovi di Paesi non occidentali, essi tuttavia erano per lo più vescovi missionari di origine europea e nordamericana. I vescovi intervenuti al Vaticano II provenivano da 116 Paesi, la maggior parte dei quali erano nativi: il 36% venivano dall’Europa, il 23% dall’America Latina, il 12% dal Nord America, il 20% dall’Asia e dall’Oceania e il 10% dall’Africa. Nel Sinodo straordinario dei vescovi del 1985, a Roma, il 74% dei vescovi proveniva da Paesi diversi dall’Europa o dall’America settentrionale, e questo rispecchiava la proporzione (più del 70%) dei cattolici in tutto il mondo.

La più antica istituzione del mondo, la Chiesa cattolica, è davvero una Chiesa globale[2]. Con 1,3 miliardi di membri, essa rappresenta oltre il 50% dei 2,5 miliardi di cristiani nel mondo. Questi enormi numeri e l’organizzazione internazionale ne fanno un attore transnazionale. Stime recenti attestano la percentuale dei protestanti a circa il 37%, e quella delle varie Chiese ortodosse al 12%. Altre comunità, meno tradizionali, come cristiani scientisti, mormoni, testimoni di Geova, rappresentano circa l’1%. E oggi sono in rapida crescita le comunità pentecostali, carismatiche o del Rinnovamento, con oltre 682 milioni di membri[3].

Cambiamenti demografici

Tuttavia il volto del cristianesimo mondiale oggi sta cambiando. Le principali Chiese europee e nordamericane continuano a perdere membri, e ciò avviene in misura particolarmente rilevante in quelle cattoliche. In America Latina, patria di circa 425 milioni di cattolici, con la crescita del cristianesimo evangelico e pentecostale c’è stato un esodo dalla Chiesa cattolica di decine di milioni di membri. I pentecostali oggi si attribuiscono circa il 70% di tutti i protestanti latinoamericani. Basandosi su un culto soprannaturale, emotivo, e sulle preghiere di guarigione, spesso predicano il «vangelo della prosperità», o vangelo della salute e della ricchezza, che affonda le radici nel pentecostalismo statunitense[4]. Proprio il pentecostalismo, nelle sue varie forme, si è dimostrato particolarmente attraente per i poveri dell’America Latina. I pentecostali sono evangelizzatori efficaci, con il loro zelo nel comunicare la loro fede, l’accento posto sui doni carismatici e un’esperienza soggettiva di Dio. Tutti elementi che la teologia occidentale ha perso di vista da lungo tempo.

Negli Stati Uniti la percentuale di cattolici è scesa dal 23 al 20%, con la maggiore diminuzione nel Nord-est[5]. Le perdite sono più sensibili tra i giovani adulti. Il 36% dei post-Millennial (giovani fra i 18 e i 24 anni) non ha rapporti con alcuna tradizione religiosa. Essi spesso vengono chiamati «i non», per la risposta negativa che danno alle domande sulla propria affiliazione religiosa.

Nel 1910 l’Europa ospitava il 65% dei cattolici del mondo, a fronte dell’esiguo 24% odierno[6]. Questo calo è dovuto, tra l’altro, ai bassi tassi di fertilità, al fatto che la maggior parte dei cristiani è anziana e aumentano le persone che abbandonano il cristianesimo. Il numero delle persone che partecipano alla Messa continua a diminuire. Il declino non riguarda soltanto i cattolici: un’indagine di Stephen Bullivant ha rilevato che in 12 dei 22 Paesi europei da lui esaminati oltre la metà dei giovani adulti dichiara di non identificarsi con una particolare religione o denominazione.

Tuttavia, mentre in Occidente è in declino, il cristianesimo sta esplodendo in Africa, in Asia e in America Latina, ovvero nelle zone che di solito vengono denominate «il Sud del mondo». Secondo un’inchiesta del Pew Research Forum, più di 1,3 miliardi di cristiani (61%) vivono nel Sud del mondo, rispetto ai circa 860 milioni che vivono in Europa e Nord America (39%)[7].

In Africa, la crescita del cristianesimo è stata straordinaria: dai nove milioni del 1900 ai circa 380 milioni di oggi. Secondo Todd Johnson e i suoi collaboratori, «entro il 2050 probabilmente ci saranno più cristiani in Africa (1,25 miliardi) che in America Latina (705 milioni) ed Europa (490 milioni) messe insieme»[8]. Questo significa che cesserà il dominio numerico dell’Europa sul cristianesimo globale, come avveniva in passato.

In Asia il cristianesimo continua a crescere, soprattutto nelle sue espressioni evangeliche e pentecostali. I 17 milioni di evangelici e pentecostali asiatici presenti nel 1970 oggi si sono moltiplicati fino a superare i 200 milioni. A Singapore, nella Corea del Sud e nelle Filippine esistono Mega-Chiese con decine di migliaia di membri. In Indonesia e in Malesia l’adesione al cristianesimo cresce tra buddisti e confuciani. Molte di queste Chiese predicano il vangelo della prosperità. In Cina il cristianesimo continua a progredire, nonostante gli sforzi dell’attuale governo per controllarlo. Si stima che i cattolici oscillino tra i 10 e i 12 milioni, con una crescita lenta. I cristiani evangelici e pentecostali sono tra i 40 e i 60 milioni, anche se c’è chi ipotizza numeri più elevati, fino a 100 milioni.

Sfide

Sebbene il Concilio Vaticano II abbia fatto molto per rinnovare e rivitalizzare la Chiesa, essa oggi si trova ad affrontare molte sfide, oltre al calo dei suoi membri. Gravi danni sono stati causati dagli abusi sessuali su minori da parte di esponenti del clero, ossia dalla crisi più grave che la Chiesa abbia dovuto affrontare dai tempi della Riforma a oggi. Il problema, inizialmente liquidato da alcuni a Roma come una questione americana, adesso è mondiale[9].

Un’altra sfida è quella della carenza di sacerdoti, a mano a mano che molti di quelli finora attivi raggiungono l’età della pensione e che le nuove vocazioni al ministero ordinato diminuiscono. In Europa molte parrocchie vengono chiuse o riunite in centri pastorali. Alcuni Paesi dipendono sempre più dal clero nato all’estero.

Chiare sfide sono costituite anche dalla diversità culturale e dal pluralismo religioso. In quanto comunità globale, la Chiesa cattolica è presente in Paesi sempre più laici e convive con altre religioni non sempre ben disposte nei suoi confronti. Se in America Latina i cattolici si adoperano con scarso successo per stabilire relazioni migliori con le fiorenti Chiese pentecostali, in Cina, in India e in alcuni Paesi islamici devono fare i conti con governi ostili, pressioni politiche, assenza di libertà religiosa, e persino persecuzioni. Molte Chiese nazionali sono lacerate da fazioni interne che rappresentano una minaccia per l’unità. Infine, si dovrà vedere come le Chiese si riprenderanno dalle chiusure dovute alla pandemia e dal conseguente cambiamento delle pratiche religiose.

Fin dall’inizio del suo pontificato, papa Francesco si è impegnato a spingere la Chiesa in avanti, proiettandola verso un mondo tanto bisognoso del Vangelo e distogliendola da una focalizzazione «autoreferenziale» su se stessa e sui propri problemi. Il Papa immagina un discepolato missionario, capace di combattere i «miti della modernità» («individualismo, progresso indefinito, concorrenza, consumismo, mercato senza regole»[10]) e di portare la buona notizia alle periferie, a tutti gli esclusi: i poveri, i migranti, i sofferenti. Egli desidera che la Chiesa venga conosciuta non per ciò a cui è contraria, ma per quello a cui è favorevole, una Chiesa che costruisce ponti. Quale aspetto potrebbe assumere una Chiesa siffatta?

Guardare avanti

Nel 2009 John Allen ha pubblicato un libro sulla Chiesa del futuro. A partire dalla considerazione dello spostamento demografico della maggioranza dei cristiani dall’Europa e dall’America settentrionale verso il Sud del mondo, prevedeva che il cattolicesimo futuro sarebbe stato molto diverso. Esso sarà per lo più non occidentale, non bianco e non ricco, più conservatore sulle questioni sessuali, più liberale sui temi della giustizia sociale; sarà contrario alla guerra, favorevole alle Nazioni Unite e diffidente verso il capitalismo del libero mercato; più biblico ed evangelico nell’affrontare le questioni culturali; più attento alla propria forte identità cattolica di fronte al pluralismo religioso. La Chiesa del futuro sarà più giovane, più ottimista e più aperta alla pratica religiosa indigena[11].

Che cosa potremmo aggiungere, alla luce degli sforzi che papa Francesco sta compiendo per rinnovare la Chiesa, soprattutto di fronte alle sfide che abbiamo considerato?

Una Chiesa policentrica

La Chiesa di domani sarà policentrica anziché eurocentrica. Francesco auspica che venga maggiormente riconosciuta l’autorità magisteriale delle Conferenze episcopali nazionali e regionali ed esorta a pensare con tutta la Chiesa, non solo con la gerarchia. Mette in risalto la «sinodalità», vale a dire il «camminare insieme», resistendo alla tentazione di governare in modo verticale, dall’alto verso il basso[12]. In un contesto di pluralità di culture, la sinodalità svolgerà un ruolo sempre più importante, favorendo la varietà nella teologia, nella liturgia e nella pratica pastorale. In qualche misura questo processo è già in atto nel lavoro che le Chiese dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina stanno compiendo per inculturare la loro fede.

Il pentecostalismo ha lasciato il segno nelle liturgie e nella catechesi dell’America Latina. I teologi africani si stanno impegnando per sviluppare una teologia autenticamente africana, dove le donne hanno un ruolo sempre più importante. Le Chiese asiatiche, soprattutto quella che è in India, lottano per presentare Gesù come Parola di Dio e salvatore in un contesto di pluralismo religioso e in una condizione di minoranza. In futuro ci potranno essere nuovi centri di autorità, basati sulle Conferenze episcopali nazionali o regionali, sul modello della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (Usccb) con sede a Washington, e della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc). Un processo del genere potrà svilupparsi se si realizzerà la visione che Francesco ha di una Chiesa più sinodale.

Una «governance» più inclusiva

Una Chiesa decentralizzata e policentrica sarà caratterizzata da una governance più inclusiva. Le Chiese del Sud del mondo parlano sempre più con voce propria e pongono questioni vitali per la loro vita e missione ecclesiale. Spesso apportano nuovi problemi, avvalendosi anche della simultaneità delle comunicazioni moderne e dei social media. Molti cattolici si sforzano di essere più inclusivi riguardo a coloro che sono diversi.

Dato che a tutt’oggi i vescovi cattolici sono circa 5.600, le difficoltà logistiche connesse a un eventuale nuovo Concilio ecumenico fanno pensare che negli anni a venire il Sinodo dei vescovi svolgerà un ruolo sempre più importante. Potrebbe anche rendersi necessario un cambiamento nella struttura del Sinodo, affinché esso divenga qualcosa di più che un semplice Sinodo di vescovi in cui il diritto di voto spetta solo al clero[13]. Talvolta è accaduto che laici, uomini e donne, abbiano preso parte a gruppi linguistici sinodali, e si possono trovare altre modalità per coinvolgerli in maniera efficace.

I due Sinodi sul matrimonio e sulla famiglia (2014-15) e il Sinodo dell’ottobre 2019 sull’Amazzonia sono stati molto diversi da quelli che li hanno preceduti. Al loro interno si è sviluppata una libera discussione su questioni controverse, come non si verificava dal Concilio Vaticano II. Con quello che è stato definito un «esercizio di sinodalità» i vescovi francesi hanno allargato la loro Assemblea plenaria del novembre 2019, consentendo a ciascun vescovo di essere accompagnato da due fedeli, uomini o donne, ordinati o laici, per riflettere insieme a loro sulla missione futura della loro diocesi. Anche la Germania sta sviluppando un processo sinodale.

I laici, uomini e donne, potrebbero essere rappresentati meglio anche nei dicasteri vaticani e dovrebbero avere voce in capitolo nella scelta dei loro vescovi. L’attuale sistema non sempre riesce a essere rappresentativo di tutte le voci ecclesiali. Un sistema di candidature da parte delle diocesi locali, con il diritto del Papa di prendere la decisione finale, potrebbe rendere possibili al tempo stesso la partecipazione locale e la supervisione papale.

Verso le periferie

Papa Francesco esorta i cattolici – anzi, tutti i cristiani – a «uscire dalla propria comodità e ad avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo» (Evangelii gaudium [EG], n. 20). Egli mette al centro delle sue preoc­cupazioni i poveri, gli svantaggiati e i migranti. E se la Chiesa vuole riuscire a evangelizzare le diverse culture in cui vive, deve inculturarsi (cfr EG 68; 116-128). Significativi sono, a questo riguardo, la scelta, da parte di papa Francesco, di cardinali provenienti da sedi non tradizionali e l’inclusione delle voci delle Conferenze episcopali regionali nelle sue lettere apostoliche, come pure la sua insistenza sulla sinodalità.

Il Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica ne costitui­sce un esempio. Nella regione amazzonica, che abbraccia, in tutto o in parte, la Bolivia, il Brasile, la Colombia, l’Ecuador, la Guyana francese, la Guyana, il Perù, il Venezuela e il Suriname, vivono circa 34 milioni di persone, fra cui tre milioni di indigeni. Si tratta di una regione minacciata, sottoposta a incendi che distruggono migliaia di chilometri di quella foresta pluviale che viene spesso chiamata «il polmone del Pianeta». In gran parte quegli incendi sono dolosi, provocati al fine di liberare spazio per l’agricoltura e l’allevamento del bestiame. L’utilizzo di pesticidi, l’inquinamento di fiumi, laghi e corsi d’acqua e l’estrazione mineraria illegale mettono in pericolo la salute degli abitanti. Tra le problematiche sociali vanno segnalate in particolare l’evacuazione delle popolazioni indigene, la criminalizzazione di rifugiati e migranti, il traffico sessuale di persone, in particolare donne, e l’accresciuto consumo di alcol e droghe.

Il Sinodo cercava una «Chiesa dal volto amazzonico», con una forma di governo sinodale più partecipativa, collegiale, caratterizzata, come sostiene p. Antonio Spadaro, da una comunione più forte e da nuove strutture per assisterla nell’affrontare queste realtà[14]. Dopo numerose sessioni di ascolto, il documento finale del Sinodo è stato approvato con una maggioranza di due terzi, compresa la votazione – con 128 voti a favore e 41 contrari – sui preti sposati, ossia sui cosiddetti viri probati o anziani di provata virtù, come pure quella sulle diaconesse, con 137 voti a favore e 30 contrari. Si è raccomandato anche un rito speciale per l’Amazzonia, sebbene non siano mancati alcuni voti contrari[15]. Ci sono state richieste di approfondimento e suggerimenti, che ora sono nelle mani del Papa.

Ma il Sinodo ha anche suscitato una forte opposizione. Un cardinale tedesco ha definito «eretico» il documento di lavoro, imputando a chi lo aveva redatto l’intento di trasformare la Chiesa in una Ong laica. Un cardinale americano ha definito il Sinodo un attacco diretto alla signoria di Cristo. Altre forti critiche sono giunte da alcuni gruppi di destra, fondati negli anni Sessanta per fare da baluardo contro gli influssi «comunisti» nella società e nella Chiesa. Qualcuno si è opposto a quella che definiva la «teologia indigenista» del Sinodo, considerandola «una radicalizzazione della fede cristiana dietro la maschera dell’ecologia»[16].

Anche i milioni di migranti e rifugiati abbandonati oggi nelle periferie stanno molto a cuore a papa Francesco. Il mondo intero è in movimento, con famiglie che fuggono da violenze e conflitti, da persecuzioni religiose, da una povertà opprimente o da cambiamenti climatici (cfr LS 25). Nel 2019 l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite ha riferito che il numero delle persone in fuga nel mondo aveva toccato i 70,8 milioni, il livello più alto mai registrato[17]. Ne fanno parte anche le persone che sono ammassate al confine meridionale degli Stati Uniti, molte delle quali sono state separate dai propri figli sotto l’amministrazione Trump.

I ministeri laicali

Nessuno si aspettava l’esplosione dei ministeri laicali, che ha fatto seguito ai passi compiuti dal Concilio Vaticano II per sviluppare una teologia dei laici e la loro partecipazione al sacerdozio di Cristo e alla missione della Chiesa. Oggi nelle comunità locali e nelle diocesi molti posti di responsabilità sono sempre più affidati a laici, e soprattutto a laiche.

In Africa e in America Latina, da tempo catechisti laici e agenti pastorali guidano comunità locali. In Africa il sostentamento dei catechisti è generalmente a carico delle loro comunità; essi non sono necessariamente remunerati in denaro, ma vengono forniti di vitto, alloggio e motociclette per spostarsi. L’Africa oggi può contare anche su una nuova generazione di teologi e professionisti della Chiesa, uomini e donne, sacerdoti e suore, molti dei quali si sono formati in Europa o negli Stati Uniti.

In Europa e in America Latina ci sono ministri laici, donne comprese, che officiano i funerali religiosi, presiedono la liturgia della Parola e predicano nei gruppi di preghiera quando non è disponibile un sacerdote. Alcune Chiese negli Stati Uniti hanno «amministratori parrocchiali laici», che svolgono importanti funzioni pastorali in tutti gli aspetti, tranne che nel ministero sacramentale.

Un sacerdozio rinnovato

In molte parti del mondo la carenza di sacerdoti è un problema serio. Nel 2017 il numero globale dei presbiteri è diminuito, cosa che non accadeva dal 2010. In una diocesi nel Nord del Brasile il 70% delle comunità vede un sacerdote solo una o due volte l’anno, e quindi il battesimo diventa il sacramento fondamentale.

Il sistema dei seminari, che un tempo ha avuto una riforma significativa, deve essere ancora rinnovato. Se si collocano i seminaristi in strutture tutte maschili e semi-claustrali, dando luogo a una «formazione per isolamento», non li si prepara ad affrontare le sfide del mondo attuale[18]. Molti di loro hanno scarsa percezione delle sfide della vita familiare o dei rapporti di lavoro equi con i ministri laici. La maturità affettiva e psicosessuale e il clericalismo sono questioni cruciali da affrontare, come ha dimostrato la crisi degli abusi sessuali. La teologia di un «cambiamento ontologico» in seguito all’ordinazione oggi è di difficile comprensione e rischia di favorire un elitarismo clericale. I seminaristi che si preparano al ministero dovrebbero frequentare classi miste, al fianco di uomini e donne, e i loro insegnanti e formatores, sia uomini sia donne, dovrebbero avere voce in capitolo per approvarne l’ordinazione[19].

Riguardo alla propria disciplina sacramentale, la Chiesa ha molto più margine di libertà di quanto finora sia stata disposta a riconoscere. Molti diaconi svolgono un eccellente ministero negli ospedali: perché non si potrebbe avviare una nuova riflessione sull’amministrazione del sacramento degli infermi e sulla remissione dei peccati ad esso connessa, valutando alcune circostanze e condizioni per le quali a celebrarlo possano essere i diaconi? Queste e altre questioni non sono state mai discusse dalla Chiesa intera, valendosi di tutte le sue risorse teologiche e pastorali, né è stato fatto alcuno sforzo per valutare il sensus fidelium sulla questione.

Perdita di privilegi

La Chiesa oggi non gode più di uno status speciale e privilegiato tra le istituzioni. La crisi degli abusi sessuali e la crescente secolarizzazione hanno portato a ridefinire i rapporti tra essa e lo Stato in modo significativo. La cultura laica di molti Paesi occidentali ha messo in discussione anche antiche politiche di istituzioni cattoliche relative all’insegnamento della Chiesa in materia di vita, sessualità e famiglia.

In Argentina, Australia, Belgio, Canada, Cile, India, Irlanda e Stati Uniti le autorità civili hanno avviato indagini sulle Chiese locali, chiedendo l’accesso ai documenti delle cancellerie. In India, Pakistan e Cina i cattolici devono affrontare tensioni.

Dialogo con la cultura

Se la Chiesa vuole che la sua voce oggi venga ascoltata, deve imparare un nuovo modo di insegnare. Non può fermarsi a deprecare una crescente secolarizzazione, la perdita della moralità tradizionale o i nuovi atteggiamenti verso la sessualità, il genere, l’etica medica e le questioni di fine vita. I giorni in cui poteva limitarsi a imporre la propria visione morale alla società tramite le leggi civili – l’antica alleanza fra il trono e l’altare – sono finiti in gran parte del mondo. La Chiesa ha bisogno di dialogare con la cultura, portandole il contributo delle sue tante risorse personali e istituzionali. È la via seguita da papa Francesco, che invoca «un dialogo sincero con le istituzioni sociali e civili, con i centri universitari e di ricerca, con i leader religiosi e con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, per la costruzione nella pace di una società inclusiva e fraterna e anche per la custodia del creato»[20].

Per molti oggi l’autorità non deriva dalla dottrina, ma dall’esperienza. Si apprezzano i diritti individuali, l’autodeterminazione e l’autenticità della persona. Allo stesso tempo la Chiesa non può semplicemente abbracciare l’ethos della cultura, che in gran parte è profondamente contrario al Vangelo. Un radicale individualismo si contrappone al profondo impegno cattolico per il bene comune, per la dignità della persona e per la rivalutazione dell’importanza della comunità. Su tutti questi problemi la voce della Chiesa deve risuonare nella pubblica piazza.

Ma la Chiesa non ha la risposta a tutte le domande, e riconosce una certa autonomia delle realtà terrene (cfr Gaudium et spes, n. 36). Ha bisogno di appellarsi al senso della fede (sensus fidei) e dei fedeli (sensus fidelium). L’immagine bipartita di una Chiesa docente (ecclesia docens) e di una Chiesa discente (ecclesia discens) non è più appropriata, e forse non lo è mai stata[21]. La Chiesa ha bisogno di ascoltare anche i suoi teologi, i suoi studiosi e le altre Chiese.

Un nuovo ecumenismo

La crescita esplosiva delle «nuove» Chiese nel Sud del mondo – evangeliche, neopentecostali e indipendenti africane – rappresenta una nuova sfida per l’ecumenismo. Molte sono non tradizionali; poche costituiscono comunità sacramentali o liturgiche; la maggior parte non celebra l’Eucaristia. Poiché credono in un mondo ricco di spiriti, molte Chiese mettono in primo piano la guerra spirituale e gli esorcismi. La maggior parte di esse predica il «vangelo della prosperità». Poche sono interessate all’ecumenismo o all’unità visibile della Chiesa. Queste nuove Chiese considerano l’ecclesiologia occidentale troppo occidentale, eurocentrica e non sufficientemente in sintonia con la loro esperienza.

Le Chiese antiche e confessionali non possono semplicemente ignorare queste nuove Chiese, ma, per entrare in relazione con esse, dovranno sviluppare un nuovo ecumenismo più inclusivo. Queste nuove Chiese si curano meno delle dichiarazioni di consenso che hanno caratterizzato l’ecumenismo tradizionale, e apprezzano di più le testimonianze personali, condividono storie sulla vita nello Spirito e un senso di missione basato sui valori del Vangelo. L’approccio di papa Francesco è simile: sottolinea il camminare, il lavorare e il pregare insieme.

Le Chiese occidentali e quelle del Sud del mondo possono imparare molto le une dalle altre[22]. Dotate di un forte senso della loro missione evangelica e dei doni dello Spirito, le nuove Chiese sono comunità vitali, sebbene abbiano bisogno di andare oltre la loro predicazione su salute e ricchezza; di imparare che fede e ragione collaborano; e di ricercare l’unità visibile con le altre Chiese. Le Chiese occidentali possono avere un contatto più forte con la tradizione storica della Chiesa e con le dimensioni sociali della sua missione, ma la loro teologia troppo spesso è stata inquinata dal razionalismo illuminista, per cui oggi è necessaria una maggiore attenzione all’esperienza e alla percezione della vicinanza di Dio.

Il Vangelo chiama tutti i cristiani a vivere in comunione gli uni con gli altri. Può il vescovo di Roma diventare non solo un simbolo di unità, ma mettersi davvero al suo servizio, senza esigere che tutte le Chiese riconoscano la sua autorità giuridica? L’autorità è sempre maggiore quando viene riconosciuta piuttosto che rivendicata. L’unità è finalizzata alla missione, «perché il mondo creda» (Gv 17,21). I cristiani devono riconoscersi l’un l’altro come fratelli e sorelle nel Signore. L’ecumenismo inizia sempre dall’amicizia.

Dialogo interreligioso

Esperti e giornalisti sono soliti parlare della morte della religione, ma molti conflitti oggi hanno radici religiose, sono provocati da fondamentalismi che in vario modo rappresentano una risposta alla modernità – amplificata dalla globalizzazione – da parte di molti che temono il cambiamento e di perdere potere e privilegi religiosi, politici o di altro genere.

Il fondamentalismo islamico, in Africa e in varie parti del Medio Oriente, è un problema che spesso porta alla violenza, ma il dialogo con l’islam è ancora nelle sue fasi iniziali, e sui rapporti con l’islam l’Europa è fortemente divisa. Non è alla religione in sé o alle sue pratiche che molti si oppongono, ma piuttosto all’ordine sociale e politico instaurato in molti Paesi musulmani, nei quali vengono negate, fra l’altro, la libertà di coscienza, la conversione religiosa e la piena uguaglianza delle donne e delle minoranze religiose. Il alcuni Stati dell’India sia i cristiani sia i musulmani hanno subìto persecuzioni.

Per papa Francesco il dialogo resta una priorità. Quando si è recato in Marocco, nel marzo 2019, egli ha sottolineato che la via per combattere il terrorismo è quella di un dialogo autentico; la «semplice tolleranza» non è sufficiente. «Nel rispetto delle nostre differenze, la fede in Dio ci porta a riconoscere l’eminente dignità di ogni essere umano, come pure i suoi diritti inalienabili»[23]. È un messaggio che tutte le religioni dovrebbero condividere.

Identità ecclesiale

L’identità ecclesiale è una questione conclusiva. Oggi molti giovani cattolici non hanno familiarità con la propria tradizione e con i protocolli delle divisioni ecclesiali, o spesso li ignorano. Un’esperienza di comunità è più importante dell’identità istituzionale. Non è insolita la condivisione eucaristica non ufficiale. Alcuni parlano di «doppia appartenenza». Negli Stati Uniti, se a una coppia non viene concesso dalla Chiesa cattolica il permesso di celebrare il matrimonio «in giardino», essa si rivolge a pastori episcopaliani o metodisti, senza per questo considerarsi meno cattolica. In Nigeria e altrove, alcuni cattolici frequentano sia la propria chiesa sia una congregazione pentecostale. Pertanto, i «muri» ecclesiali oggi sono spesso porosi. Il facile attraversamento dei confini denominazionali può costituire di per sé un segno di quanto sia cambiato il paesaggio ecumenico.

Quando papa Francesco si è recato in Marocco, ha ammonito i cattolici a non preoccuparsi di operare conversioni: «In altre parole, le vie della missione […] non passano attraverso il proselitismo, che porta sempre a un vicolo cieco, ma attraverso il nostro modo di essere con Gesù e con gli altri. Quindi il problema non è essere poco numerosi, ma essere insignificanti, diventare un sale che non ha più il sapore del Vangelo – questo è il problema! – o una luce che non illumina più niente (cfr Mt 5,13-15)»[24]. La sfida è quella di rimanere sempre aperti e accoglienti, senza smarrire il senso dei doni e delle convinzioni della nostra tradizione cattolica.

Conclusione

Il fenomeno della globalizzazione sta avvicinando le diverse culture del mondo, anche se non sempre in modo pacifico. Il cattolicesimo, in quanto Chiesa globale, riflette in misura notevole questa diversità. Il suo carisma originale è stato la sua capacità di tenere insieme unità e diversità in una tensione creativa.

Secondo Massimo Faggioli, la visione di papa Francesco è globale, ma apporta una nuova prospettiva. Il Papa vede che la Chiesa e il mondo si trovano entrambi in un processo di riassestamento globale, e ci invita a non guardarlo dal centro verso le periferie, ma dalle periferie verso il centro o, più precisamente, nella prospettiva di una Chiesa policentrica[25]. La Chiesa odierna ha più che mai bisogno di attingere alle numerose fonti di sapienza di cui dispone, ai suoi pastori e ministri, ai suoi studiosi e teologi, alle sue istituzioni educative, ai ministeri sociali e alla fede dei suoi popoli. Deve continuare a cercare una maggiore unione con le altre Chiese e comunità cristiane, e impegnarsi per una maggiore comprensione interreligiosa, se vuole realizzare la visione della Chiesa che è stata proposta dal Concilio Vaticano II: sacramento di unità con Dio e con tutto il popolo di Dio.

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CONTEMPORARY CHALLENGES OF GLOBAL CATHOLICISM

With over 70 per cent of the world’s Catholics now living outside Europe and North America, the Catholic Church is truly a global Church. However, it faces many challenges. That is why the Church of tomorrow must be more synodal, polycentric, and more open to lay voices and ministers, with a less clerical priesthood and fewer privileges; its mission must reach out to the excluded, the disaffiliated, and the growing Pentecostal communities in the Global South, where most Christians live today. Therefore, there must be a new ecumenism and a more effective dialogue with the other religions of the world. Pope Francis’ vision is that of a global Church, but from a polycentric, not Eurocentric perspective.

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[1].      K. Rahner, «Interpretazione teologica fondamentale del Concilio Vaticano II», in Id., Sollecitudine per la Chiesa. Nuovi saggi VIII, Roma, Paoline, 1982, 345.

[2].      Cfr T. P. Rausch, Global Catholicism: Profiles and Polarities, Maryknoll (NY), Orbis Books, 2021.

[3].      Cfr T. M. Johnson et Al., «Christianity 2018: More African Christians and Counting Martyrs», in International Bulletin of Mission Research 42 (2018) 23 s.

[4].      Cfr S. Coleman, The Globalisation of Charismatic Christianity: Spreading the Gospel of Prosperity, New York, Cambridge University Press, 2000.

[5].      Cfr Pew Research Center, «In US, Decline of Christianity Continues at Rapid Pace», 17 ottobre 2019.

[6].      Cfr Id., «5 facts about Catholics in Europe», 19 dicembre 2018.

[7].      Cfr Id., «Global Christianity – A Report on the Size and Distribution of the World’s Christian Population», 19 dicembre 2011.

[8].      T. Johnson et Al., «Christianity 2018: More African Christians and Counting Martyrs», cit., 21.

[9].      Cfr S. Poggioli, «Pope Meets US Bishops in Rome Over Sex Abuse», in NPR, 13 settembre 2018.

[10].    Francesco, Enciclica Laudato si’ (LS), n. 210.

[11].    Cfr J. Allen, The Future Church: How Ten Trends Are Revolutionizing the Catholic Church, New York, Doubleday, 2009, 432-435.

[12].    Cfr Francesco, «Discorso nella commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi». Si veda anche Commissione teologica internazionale, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, 2 marzo 2018.

[13].    Cfr M. Faggioli, «What the Synod of Bishops means for Vatican II… and “Vatican III”», in La Croix International, 30 ottobre 2019.

[14].    Cfr A. Spadaro – M. López Oropeza, «Quattro criteri per vivere bene il tempo del Sinodo per l’Amazzonia», in Civ. Catt. 2019 IV 69-77.

[15].    Cfr L. Hansen, «Top five takeaways from the Amazon synod», in America, 11 novembre 2019.

[16].    Ch. White, «Catholic Reactionary Group Raising Its Profile Ahead of Ama­zon Synod», in Crux, 25 settembre 2019. Cfr H. Schlumpf, «Head of Liturgy Commission Criticizes Amazon Synod on Social Media», in National Catholic Reporter, 5 dicembre 2019.

[17].    Cfr Unhcr – The United Nations Refugee Agency, Global Trends: Forced Displacement in 2018, in www.unhcr.org/5d08d7ee7.pdf

[18].    Cfr T. P. Rausch, «Vatican II on the Priesthood: Fifty Years Later», in The Seminary Journal 18 (2012/3) 4-18.

[19].    Cfr Boston College Seminar on Priesthood and Ministry, «To Serve the People of God: Renewing the Conversation on Priesthood and Ministry», in Origins 48 (2018) 484-493.

[20].    Francesco, Discorso in occasione del convegno «La teologia dopo “Veritatis gaudium” nel contesto del Mediterraneo», Napoli, 21 giugno 2019. Cfr Id., Enciclica Fratelli tutti, n. 211.

[21].    Cfr Commissione teologica internazionale, Il «sensus fidei» nella vita della Chiesa, nn. 4; 43; 67; 72; 74. Cfr T. P. Rausch – R. Dell’Oro (edd.), Pope Francis on the Joy of Love: Theological and Pastoral Reflections on «Amoris Laetitia», New York, Paulist Press, 2018.

[22].    Cfr T. P. Rausch, «A New Ecumenism: Christian Unity in a Global Church», in Theological Studies 78 (2017/3) 596-613.

[23].    Francesco, Incontro con il popolo marocchino, le autorità, con la società civile e con il corpo diplomatico, Rabat, 30 marzo 2019. Cfr I. San Martín, «Pope extols interreligious dialogue as a means to combat terrorism», in Crux, 30 marzo 2019.

[24].    Francesco, Incontro con i sacerdoti, i religiosi, i consacrati e il Consiglio ecumenico delle Chiese, Rabat, 31 marzo 2019. Cfr D. Castellano Lubov, «In Morocco, Pope Warns Religious to Not Be Discouraged by Being Few, But as “Lamps” to Not Lose Their Light», in Zenit, 31 marzo 2019.

[25].    Cfr M. Faggioli, Joe Biden and Catholicism in the United States, New London (CT), Bayard, 2021, 71-75 (in it. Joe Biden e il cattolicesimo negli Stati Uniti, Brescia, Morcelliana – Scholé, 2021).

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