Nei Pirenei catalani, l’altopiano della Cerdagna presenta paesini dalle chiese romaniche solide e buie come un grembo materno. Spesso un arricchimento transitorio all’evo barocco permise di erigervi stupendi retablos, altissimi, dalle colonnine tortili dorate, gremiti di statue di santi di epoche e di stati di vita diversi. Così, sul retablo di Saint-Martin d’Hix si contemplano non soltanto il santo patrono e la Madonna, ma anche Isidoro l’agricoltore, Francesco Saverio, Antonio abate, san Rocco e qualche santa purtroppo anonima.
Per chi vi celebra un battesimo, è facile collegare il sacramento della fede con la vocazione universale alla santità affermata dalla Lumen gentium del Concilio Vaticano II. Si immagina la santità come quell’«orizzonte ordinario» che papa Francesco mette in risalto spesso: «Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova»[1].
Così si forma, di generazione in generazione, una «classe media della santità»[2]. Gli scultori dei retablos anticiparono con la loro immaginazione ciò che, tre secoli dopo, il magistero della Chiesa avrebbe espresso a parole. Non è raro, infatti, nella storia della fede e della Chiesa che le immagini precedano gli scritti, così come spesso le metafore bibliche e le celebrazioni liturgiche preannunciano poeticamente la necessaria precisione delle formule dogmatiche canoniche.
John Henry Newman[3], canonizzato da papa Francesco lo scorso 13 ottobre, è il primo inglese vissuto dopo il XVII secolo a essere riconosciuto come santo dalla Chiesa cattolica. È stata premura di san Paolo VI e, più intensamente ancora, di san Giovanni Paolo II e dei loro Successori manifestare la vocazione universale alla santità per mezzo della canonizzazione di un gran numero di donne e uomini da ogni Paese e di tempi più recenti. Oltrepassavano così i soliti cerchi costituiti da religiosi, chierici e monarchi premoderni, per riconoscere come santi molti membri ordinari della «classe media della santità». Chiarivano come tanti laici, moderni e postmoderni, giovani o anziani, martiri o confessori, si fossero impegnati a santificare il mondo e se stessi seguendo le orme di Cristo.
A prima vista potrebbe sembrare che il cardinale Newman, sacerdote e celibe, appartenga al cerchio dei «soliti sospetti» clericali che vengono promossi alla gloria degli
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