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PUTIN E GLI INIZI DELLA «CRISI UCRAINA»

Quaderno 4028

pag. 162 - 176

Anno 2018

Volume II

21 aprile 2018

ABSTRACT – Dopo il crollo dell’Urss e dopo le umiliazioni subite negli anni passati dalla Russia, Putin ha saputo ridare orgoglio al suo Paese in campo internazionale. Anche questo ha contribuito a mantenere alto «l’indice di gradimento» del leader russo tra la popolazione, la quale, nonostante le difficoltà economiche del Paese, lo ha riconfermato al potere – in una forma «quasi plebiscitaria» (76,7%), come non era mai avvenuto in precedenza – nelle recenti elezioni presidenziali (18 marzo 2018), svoltesi strategicamente nel quarto anniversario dell’annessione della Crimea.

Per comprendere dunque la popolarità di Putin è importante anche ripercorrere gli eventi che spinsero la Russia all’annessione della Crimea, intrecciata con questioni geopolitiche e con i fatti della cosiddetta «seconda rivoluzione» di Kiev, il cui esito non è ancora del tutto definito. La «rivoluzione» scoppiò nel 2013, non appena terminarono bruscamente le trattative tra il Governo ucraino e l’Unione Europea per la firma di un «accordo commerciale di associazione», finalizzato a creare una zona di libero scambio tra Bruxelles e Kiev. La firma del trattato era prevista per la fine di novembre, ma il presidente ucraino, filorusso, Viktor Janukovyč, in un primo tempo favorevole all’accordo, alla fine decise di rimandarla. Egli cambiò idea dopo l’incontro che ebbe con Putin il 9 novembre 2013 all’aeroporto militare di Mosca. Di qui le proteste in piazza dell’Indipendenza a Kiev che si fecero sempre più accese e violente. Alla fine, il 22 febbraio, le unità di autodifesa del leader di Euromaidan Andrij Parubij occuparono il centro storico di Kiev e tutti i palazzi del potere, chiedendo le dimissioni del Presidente. Subito dopo, la maggioranza dei deputati (328 su 450), riuniti in seduta straordinaria, votò per la sua destituzione. La sera precedente la Tymošenko, appena liberata dal carcere, aveva annunciato la sua volontà di candidarsi per le elezioni presidenziali.

Per Putin, il «colpo di Stato» in Ucraina – di cui riteneva responsabili soprattutto le potenze occidentali – rappresentò il superamento della cosiddetta «linea rossa», fissata da tempo dal Cremlino. In questo contesto, iniziarono i preparativi per «riportare di nuovo la Crimea alla Russia» e per la resistenza di alcune regioni della Donbass. Per la Russia, questa piccola penisola, posizionata sui «mari caldi» – per lungo tempo contesa tra l’Impero russo e quello ottomano –, è molto importante dal punto di vista militare e strategico. In essa si trova la base navale di Sebastopoli, che consente alla flotta russa di raggiungere rapidamente il Mediterraneo, la penisola balcanica e il Medio Oriente, in particolare Tartus, in Siria, unica base navale posseduta dalla Russia fuori del suo territorio.

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PUTIN AND THE BEGINNING OF THE «UKRAINIAN CRISIS»

After the collapse of the USSR and the humiliations suffered by Russia in the past, Putin has been able to return to his country the pride of being a great nation. The reappearance of their Country on the international political chessboard, after years of absence or exclusion, is considered favourably by Russian citizens. It is important, in particular, to trace the events which pushed Putin to annex the Crimea, an event that has invigorated Russian patriotic sentiment. In fact, this event is intertwined with complex geopolitical and geostrategic issues and with the facts of the so-called «second revolution» in Kiev, whose outcome is not yet completely defined.

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