ANTROPOLOGIA NEI ROMANZI DI GIOVANNI VERGA

Quaderno 4028

pag. 137 - 149

Anno 2018

Volume II

21 aprile 2018

ABSTRACT – In Giovanni Verga, autore verista, manca, a differenza del naturalista Zola, un rapporto di cordialità con il popolo. Egli non si fa portavoce del popolo, dei suoi mali, e tanto meno delle sue esigenze di redenzione o di miglioramento sociale: si ferma alla triste situazione dei «vinti», senza volerne interpretare e risolvere i problemi o migliorare la situazione. La narrativa verghiana rimane un’esperienza solitaria, aristocratica: lo scrittore osserva dalla finestra il popolo e i suoi problemi sociali.

Tuttavia va sottolineata anche la sua sincera, umana empatia con le sofferenze e le sconfitte dei «vinti». A noi sembra che la dimensione umano-soggettiva, la rivalutazione dell’Io e la partecipazione commossa del decadentismo abbiano mitigato la fredda, documentaristica «estetica del bisturi» naturalista. Nei romanzi verghiani la partecipazione del soggetto alla realtà è viva, ampia e produce un appassionante intreccio tra oggetto e soggetto

La sofferenza, frequentemente legata alla dimensione economica, è qualcosa che si subisce e per cui si piange da soli. È questa una concezione egoistica che hanno i paesani e che Verga cerca di comprendere, forse anche di giustificare.L’esistenza umana è dominata da un destino che conduce fatalmente le persone dove vuole. L’opera dell’uomo è svalorizzata, e l’uomo è costretto a subire tutto, senza una speranza di riscatto o di ricompensa, terrena o ultraterrena. Per Verga, niente esiste all’infuori di ciò che si vede. La vita è una realtà monotona, senza sussulti di creatività, dominata da un fato duro e irrazionale. Prevale un mondo grigio, privo di tenebre e di luce, di satana e di Dio.

Le opere di Verga nascono in vista di una generica riabilitazione di una classe sociale spesso disprezzata, eppure i suoi romanzi presentano personaggi incapaci di superare passioni e comportamenti immorali. Verso questi sventurati lo scrittore nutre un sentimento sostanzialmente di comprensione: è portato a giustificare il bene e il male, con la convinzione che il male morale di tali personaggi sia purificato dalla loro dura sofferenza, che è il loro pane quotidiano. L’atteggiamento di compassione è rivolto anche ai vincitori, i favoriti dalla sorte, visti già come i «vinti» di domani.

Tutto ciò si ritrova nel romanzo I Malavoglia, in cui ad esempio il contrasto generazionale fra padron ‘Ntoni e Ntoni è una tragedia greca senza catarsi; la «Provvidenza», il nome della barca che affonderà, è negata nella sostanza fin dalle prime righe; il progresso fagocita i «vinti», rovinati dalle loro ambizioni e vanità e annullati dalla disperazione e dal fallimento.

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ANTHROPOLOGY IN GIOVANNI VERGA’ NOVELS

After delineating the characteristics and the differences between Italian Verism and French Naturalism – naturalism submerged man in the very fabric of nature, for realism the center of interest was and always had to be man -, the article shows how the concept of pain, of life and of society which characterized Verga’s novels and some of his novellas was portrayed. In addition, the themes of generational conflict, of anti-providence and progress, both individual and community, in the Verghian work are discussed.

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