(credit: Association Montessori Internationale)

MARIA MONTESSORI: “IL BAMBINO È LA SALVEZZA DELL’UMANITÀ”

Quaderno 4118

pag. 180 - 193

Anno 2022

Volume I

15 Gennaio 2022
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In occasione del Congresso internazionale per il 150° anniversario della nascita di Maria Montessori, papa Francesco ha definito questa pedagogista «una delle più eminenti figure della scena culturale del Novecento, che ha lasciato un segno profondo nell’ambito educativo e nell’intera società […] per la costruzione di un mondo più fraterno e pacifico. […] La significativa ricorrenza favorisca una generosa dedizione in favore delle nuove generazioni, per formare persone solidali, cittadini del mondo aperti al dialogo e all’accoglienza»[1].

L’opera pedagogica della Montessori (1870-1952) si è diffusa in modo straordinario in tutto il mondo: oggi si contano 65.000 scuole in 145 Paesi, tra materne, elementari, medie e superiori. In Italia ve ne sono circa 200, negli Stati Uniti 4.400, in Germania 1.100, nel Regno Unito 800, in Irlanda 375, nel resto d’Europa 460. All’ Association Montessori Internationale sono affiliate scuole della Mongolia, del Messico, della Colombia, ma anche della Bielorussia e del Pakistan. Ve ne sono anche in Africa, in Australia e in Nuova Zelanda[2].

A più di 150 anni dalla nascita, a che cosa è dovuto il successo della Montessori, tanto da proclamarla universalmente «la donna italiana più famosa nel mondo»[3]?

Una pianta per me e una per Dio

La Montessori, nell’VIII Congresso Internazionale Montessori, svoltosi a San Remo nel 1949, raccontò una storia indiana: una pastorella aveva voluto arricchire il suo orto con due nuove piante, una per sé e una per Dio. Quest’ultima era la sua gioia: «La innaffiava premurosamente, la riparava dal sole, impediva che gli insetti le si avvicinassero. Trascurò la prima e l’affidò alle cure di altri. Contrariamente ad ogni sua previsione, la pianta dedicata a Dio morì, mentre l’altra si sviluppò rigogliosamente. Disperata, la pastorella si domandava perché. […] Le fu risposto: “Tu hai dato troppa acqua a questa pianta, hai voluto sottrarla al sole e agli insetti, ma la pianta aveva bisogno del sole per la sua clorofilla e degli insetti per crescere e riprodursi. Tu stessa con le tue cure l’hai distrutta”. Avviene la stessa cosa nel campo dell’educazione infantile. Spesso, l’intervento degli educatori e dei familiari, pur essendo ispirato alla massima buona volontà, diventa un ostacolo al libero sviluppo delle forze creative ed opprime e soffoca le intime energie del bambino, impedendo l’azione di quei fattori naturali necessari alla vita»[4].

La Montessori fa riferimento anche alla parabola dei talenti (cfr Mt 25,24-28), al comportamento del servo che nasconde sotto terra il talento ricevuto, e ne chiarisce il significato: «Non si può limitare l’azione nel campo educativo alla pura conservazione di quello che esiste: si agirebbe male allo stesso modo del servo che […] non si curò di far fruttare [il talento]. Sappiamo che nello spirito del fanciullo ci sono ricche energie insospettate. Dobbiamo metterle a frutto; […] dobbiamo preparare all’uomo un avvenire migliore utilizzando le meravigliose potenzialità del bambino»[5].

Ecco la genialità del metodo pedagogico montessoriano: bisogna non soffocare la crescita del bambino e, insieme, valorizzare le energie vitali presenti in lui fin dalla nascita.

Il successo del metodo montessoriano aveva portato ad alcune conclusioni: dopo gli anni della Grande Guerra si era formato un movimento con una forte tendenza a creare unità fra gli uomini. Sul modo di raggiungerla vi erano divergenze, ma un punto era comune a tutti: «bisogna educare»[6]. Se «educare» può avere significati diversi, impressiona il fatto che «tutti i sostenitori delle varie forme di educazione siano d’accordo nell’affermare che bisogna educare fin dalla nascita»[7].

Da qui l’importanza di un sistema educativo rinnovato. Occorre educare «da quell’epoca della vita in cui l’uomo non è ancora nulla, in quel punto in cui spiritualmente egli è ancora uno zero. […] In questo punto dell’esistenza umana tutto è in comune, cioè nulla esiste ancora, ma in quel punto si trovano infinite possibilità latenti tanto per separare, quanto per riunire gli uomini. L’idea non può non sembrare buona: se si comincia ad educare in quel punto in cui tutto è informe sarà possibile trovare la strada per creare l’armonia fra gli uomini. Questa è la più grande finalità che si possa proporre un sistema educativo. Ed è di immenso sollievo per gli uomini tutti la speranza che le sorti del mondo possano mutare attraverso il bambino»[8].

La ribelle dell’Università di Roma «La Sapienza»

Le vicende che hanno portato la Montessori a scoprire il metodo educativo hanno radici complesse, che affondano nella sua storia personale. Maria intendeva fermamente iscriversi alla Facoltà di medicina e chirurgia, alla «Sapienza», ma fino alla fine dell’Ottocento non si era mai verificato che una donna frequentasse tale Facoltà; inoltre aveva la licenza tecnico-scientifica, non quella classica necessaria per accedervi. Lei non si arrese e si presentò con il padre al ministro dell’Istruzione, Guido Baccelli, illustre politico e scienziato. Dato il divieto, il ministro le consigliò di iscriversi a scienze naturali, in modo da poter chiedere, dopo il secondo anno, il passaggio a medicina[9]. Tuttavia la vita di Maria non fu facile: doveva essere accompagnata dai genitori per andare all’università; i colleghi maschi le sbarravano la strada per accedere alle esercitazioni, e lei dovette esercitarsi di notte nella vivisezione dei cadaveri. Con la sua testardaggine si laureò nel 1896, con una tesi in psichiatria: fu un evento sorprendente, tanto che perfino i giornali diedero notizia della prima «medichessa»[10]  della Sapienza.

Nello stesso anno, Maria fece parte, a Berlino, della delegazione italiana al Congresso mondiale sui diritti della donna, dove presentò una mozione per la parità dei salari con gli uomini. Fondò anche un’«Associazione della donna» per l’emancipazione femminile. Appena laureata, era già fautrice dei diritti delle donne, una contestatrice e femminista ante litteram.

All’inizio fu interna presso la Clinica medica dell’Università di Roma, sebbene i suoi interessi si orientassero verso la neuropsichiatria. Si dedicava con passione all’assistenza dei bambini che soffrivano di disturbi mentali e scopriva che molti non avevano sviluppato le loro potenzialità. Questa fu l’origine della sua vocazione, che la portò al recupero non solo parziale, ma addirittura totale di alcuni minorati. Da allora, per 50 anni, Maria si dedicò a studiare le capacità dei bambini ed elaborò un programma di educazione che la indusse ad applicare in pedagogia generale il metodo da lei scoperto in medicina. Un particolare significativo: la Montessori dava molta importanza ad alcuni semplici strumenti, oggetti di forma e colori diversi (cubi, quadrati, incastri, tavolette con numeri e lettere, scatole, campanelli ecc.), capaci di richiamare l’attenzione dei piccoli e sollecitarne l’apprendimento.

Nel 1899 entrò nel comitato direttivo della Lega nazionale per la protezione dei bambini definiti «anormali» e, insieme al collega Giuseppe Montesano, assunse la direzione della Scuola magistrale ortofrenica: è il ramo della psichiatria che studia le caratteristiche dei ritardi di sviluppo mentale dei minorati psichici e i metodi per curarli. Nei convegni nazionali ed europei ebbe modo di far conoscere i risultati conseguiti nelle sue esperienze e iniziò così il suo iter internazionale.

Intanto si era legata affettivamente a Montesano, da cui ebbe un figlio nel marzo del 1898: lo diede alla luce segretamente, per evitare scandali e compromettere le loro carriere, e di comune accordo decisero di tenere nascosto il loro legame. Il figlio, Mario, fu educato da una balia, lontano da Roma. Purtroppo le relazioni fra i due si ruppero, perché Montesano si sposò con un’altra donna: da allora Maria vestì sempre di nero, in segno di lutto. Fino a 14 anni il ragazzo rimase con la balia, e lei lo andava a visitare regolarmente; ma nel 1913, quando morì sua madre, Maria lo prese con sé: Mario fu un grande fautore e propagatore del metodo Montessori.

L’esperienza al quartiere San Lorenzo a Roma

Nel 1906 la Montessori fu incaricata di organizzare la scuola materna per i figli degli operai del quartiere popolare San Lorenzo, dove si stavano costruendo 58 nuovi palazzi con maestranze non particolarmente qualificate: occorreva pensare ai figli degli operai dai tre ai sei anni, e lei fu chiamata ad occuparsene. Ora non doveva dedicarsi a ragazzi minorati, ma ai bambini di quartiere, poveri e rozzi, figli di genitori analfabeti, incapaci di esprimersi. Nacque così la prima «Casa dei Bambini»[11]. Poiché non c’erano finanziamenti da parte del Comune, lei stessa fece costruire sedie e tavoli a misura di bambino. Nell’esperienza assunsero una forma più chiara le sue idee pedagogiche, dopo il singolare successo avuto con i disabili. I bambini vi si trovavano a loro agio, erano entusiasti della nuova sistemazione, rendevano molto di più degli altri bambini, e soprattutto imparavano a vivere insieme. Tra i visitatori autorevoli va ricordato don Luigi Sturzo[12].

Per la Montessori fu la svolta, tanto che fondò in quel quartiere una seconda «Casa dei Bambini». L’esperienza si estese, nel 1908, a Milano, dove ne fondò due, e poi una quinta a Roma: le Case furono presto conosciute in Svizzera, ma ebbero il successo negli Stati Uniti, quando lei vi si recò nel 1913.

Intanto, in uno dei congressi, ebbe occasione di conoscere altri studiosi di pedagogia e, in particolare, Alice Hallgarten, moglie del barone Leopoldo Franchetti, che aveva fondato una scuola in Umbria. Dopo aver visitato la «Casa dei Bambini» al quartiere San Lorenzo, i Franchetti ne furono entusiasti al punto che convinsero Maria a trasferirsi da loro e a mettere per iscritto l’esperienza. Finanziarono anche la stampa del libro che vide la luce nel 1909: Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini[13]. L’anno seguente il suo metodo fu adottato anche nella scuola elementare fondata dai Franchetti, passando così dalle scuole dell’infanzia alle primarie.

Il metodo montessoriano

Il metodo montessoriano è un progetto nuovo che si basa su precedenti lavori, ai quali la Montessori deve molto, ma che completa con la sua genialità. Si ispirava a Jean-Jacques Rousseau e ai due pedagogisti Johann Pestalozzi e Friedrich Froebel. Per la Montessori, «Pestalozzi aveva dato ai bambini la libertà senza il materiale, e Froebel il materiale senza la libertà. Lei aveva dato tutte e due queste cose, indispensabili a suo giudizio per la formazione dei piccoli»[14]. Il metodo inizia dall’educazione sensoriale dei neonati fino ai tre anni, per svilupparsi dai tre ai sei anni con l’impiego del materiale già sperimentato nelle Case dei Bambini[15].

Il principio base dell’educazione è l’aiuto alla vita, e l’educatore deve far sviluppare le potenzialità del fanciullo: la vita stessa svolgerà il suo compito di «costruttore dell’uomo», secondo la definizione data dalla Montessori[16]. A tale scopo va favorita la libertà dei bambini: a loro non va imposto nulla; essi stessi devono scegliere come giocare, che cosa fare. L’educatore li aiuta nel preparare il materiale didattico e nell’accompagnarli nella crescita. Alla tradizionale disciplina dell’immobilità del bambino a scuola la Montessori oppone la «disciplina della libertà» («No ai banchi!»): «disciplina» nel senso che un individuo «è padrone di se stesso e quindi può disporre di sé ove occorra seguire una regola di vita»[17]. Essa comporta quindi il rispetto degli altri, il mantenimento dell’ordine, il muoversi senza dar fastidio ai vicini. Originale anche l’educazione al silenzio, che aiuta alla concentrazione e all’attenzione. Sono aboliti del tutto i premi e i castighi. Nulla viene trascurato per ciò che riguarda l’alimentazione, l’igiene, l’abbigliamento, l’arredo scolastico, le scatole per i materiali e i gessi colorati, i piccoli lavori, i quadri alle pareti[18].

Un’altra delle scoperte della Montessori è che «l’uomo si costruisce lavorando»[19]. Il lavoro è fondamentale per il bambino, e la manualità favorisce lo sviluppo dell’intelligenza.

Critiche ed elogi

Intanto emergevano le prime critiche al metodo, sia dal versante laico sia da quello cattolico. Un pedagogista, Guido Della Valle, giudicava con dileggio «il metodo della pedagogia scientifica» e lo qualificava «una predicazione dell’amore ultra-francescano»[20]. Invece La Civiltà Cattolica interveniva, da un lato cercando di salvare le intuizioni e la pratica educativa della Montessori, dall’altro lamentando la presenza di «teorie filosofiche errate». La rivista elogiava «la necessità dell’educazione religiosa» richiesta dal metodo, ma criticava i suoi princìpi non riconducibili a quelli «immutabili della pedagogia classica». Tuttavia rilevava che il metodo avrebbe prodotto «una specie di rivoluzione nella pedagogia e didattica infantile a grande vantaggio dei bambini della prima età»[21]. Ma venivano espressi anche dubbi fondati sulla pretesa di voler formare «eroi ed eroine dell’avvenire»[22].

In ogni caso, a proposito di un articolo del gesuita Ramón Ruiz Amado su La Educación Hispano-Americana di Barcellona, la rivista ribadiva: «Segnatamente, il dotto P. Ruiz Amado qualifica il metodo montessoriano come una specie di “modernismo psicologico”, da lui chiamato vitalismo, in quanto si vuole “promossa la via dell’alunno, lasciando che essa stessa scopra quale debba essere la sua educazione”»[23].

Elogi alla Montessori vennero da alcuni esponenti del movimento democratico cristiano, che vedevano nella sua opera una profonda esigenza etica e una viva sensibilità sociale. Oltre a don Luigi Sturzo, Filippo Meda difese il metodo montessoriano dalle diffidenze emerse in ambito cattolico, nella rivista dell’Università Cattolica di Milano[24]. Anche il filosofo Giovanni Gentile, divenuto ministro della Pubblica Istruzione, fu sostenitore di questo metodo innovativo[25].

Il soggiorno in Spagna

Nel 1915 Maria si trasferì a Barcellona, dove rimase durante la Grande Guerra. Una sua allieva aveva aperto la Escola Modelo Montessori, una Casa dei Bambini che riscosse un buon successo. Il metodo si sviluppava con l’applicazione alla religione cattolica: nella scuola fu realizzata una «Cappella dei Bambini», a misura dei piccoli, per una partecipazione attiva alla Messa. La liturgia, con i suoi segni, era riconosciuta dalla Montessori come il metodo pedagogico della Chiesa e centro dell’educazione religiosa. Risalgono a questo periodo una serie di saggi, tra cui I bambini viventi nella Chiesa, apparsi in seguito[26].

L’intuizione che la Montessori aveva delle capacità dei piccoli le ha fatto scoprire il misterioso legame che unisce Dio e i bambini: essi «mostrano fede in Dio autore e conservatore della vita. […] Sono così capaci di distinguere le cose naturali e le soprannaturali, che la loro intuizione ci ha fatto pensare ad un periodo sensitivo religioso: la prima età sembra congiunta con Dio come lo sviluppo del corpo è strettamente dipendente dalle leggi naturali che lo stanno trasformando»[27].

Già verso i sei anni inizia nel bambino l’esplorazione del mondo e nasce l’interesse per il comportamento e il giudizio su di esso. Non è semplice guidarlo, perché il bambino vuole capire da solo e non si accontenta di assorbire passivamente i giudizi; tuttavia «la libertà del bambino deve avere come limite l’interesse collettivo: come forma ciò che noi chiamiamo educazione delle maniere e degli atti. Dobbiamo quindi impedire al fanciullo tutto quanto può offendere o nuocere agli altri, o quanto ha significato di atto indecoroso o sgarbato»[28].

Il ritorno in Italia e il fascismo

Rientrata in Italia nel 1924, Maria fu ricevuta da Benedetto XV, che la benedì e ne elogiò il metodo[29]. Ebbe anche l’apprezzamento fascista: Mussolini, nel discorso per il suo rientro, definì il telegrafo di Marconi e il metodo Montessori «due genialità congiunte nel nome augusto della Patria»[30]. Con l’approvazione del regime nacquero l’Opera Nazionale Montessori, di cui il Duce era presidente onorario, e la rivista L’ idea Montessori. L’Opera ebbe il sostegno di personalità quali Guglielmo Marconi, Sigmund Freud, Jean Piaget e Rabindranath Tagore[31]. Nel 1926, la Montessori organizzò un corso di formazione nazionale per preparare gli insegnanti ad applicare il metodo. In quell’occasione Mussolini definì il successo montessoriano un vanto per l’Italia. Tuttavia le nuove scuole, poiché non potevano essere controllate, davano insieme gloria e fastidio al Duce. Inoltre, qualche appunto era stato mosso da Giuseppe Lombardo Radice, in un primo momento favorevole, poi critico della Montessori, a cui opponeva le idee pedagogiche delle sorelle Agazzi, a suo giudizio meglio radicate nella tradizione italiana[32].

Qualche anno dopo, si verificò la rottura con il fascismo. Prima Hitler chiuse le scuole montessoriane in Germania, poi nel 1933 i contrasti con il regime costrinsero Maria ad abbandonare l’Opera Nazionale e a trasferirsi definitivamente nei Paesi Bassi. Continuavano intanto i suoi viaggi internazionali.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Montessori si trovava in India, dove riscosse notevole successo la sua pedagogia adattata alla situazione indiana. Vi rimase sette anni. Purtroppo dovette anche subire una sorta di domicilio coatto, perché cittadina di un Paese nemico. Nonostante tutto, riuscì a formare circa 1.500 maestri indiani.

Nel 1946 tornò in Europa, dove fu accolta con grandi onori e ricostituì l’Opera Nazionale. Tre anni dopo partecipò all’VIII Congresso Internazionale Montessori, che aveva per tema «La formazione dell’uomo nella ricostruzione mondiale»[33]. Nel 1952, ancora nel pieno dell’attività, la morte la colse nella sua dimora dei Paesi Bassi. Fu sepolta a Noordwijk aan Zee, vicino l’Aia, nel cimitero cattolico. Sulla tomba è scritto: «Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo».

La scienza della «coltivazione dell’uomo»

Per la Montessori, la scienza dell’educazione dovrebbe chiamarsi «la scienza della coltivazione dell’uomo», cioè la capacità di aiutare le potenzialità che il bambino ha in sé fin dalla nascita[34]. Si devono mettere a frutto le energie innate, spesso sconosciute e insospettate: esse vanno sostenute per preparare un avvenire migliore attraverso ciò che il bambino stesso potrà dare.

Gli studi sui bambini mostrano il valore dell’infanzia: dal punto di vista psicologico – secondo la Montessori –, i primi due anni dell’esistenza sono fondamentali, perché è il tempo in cui il bambino passa dall’incoscienza dei primi momenti di vita alla formazione delle sue facoltà mentali e fisiche[35]. Nasce l’uomo del futuro, si pongono le basi della sua evoluzione, perché si sviluppa un insieme di novità con una propria dinamica. Se queste basi vengono deviate o distorte, possono comportare danni irreversibili. È l’età in cui sorgono sia le qualità positive sia i difetti, caratteristiche che poi definiranno l’uomo adulto e ne segneranno, a volte per sempre, la personalità.

Di solito si ritiene che il neonato sia soltanto debole, privo d’intelligenza, di forza, di volontà, bisognoso di aiuto. Il metodo montessoriano sostiene invece il contrario: «Noi pensiamo che l’umanità debba ricorrere al bambino per farsi aiutare da lui, per orientarsi, per trovare la strada giusta. Solo il bambino può aiutare l’umanità a risolvere una grande quantità di problemi sociali e individuali. Il bambino non è affatto debole e povero: il bambino è il padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro, anche nei riguardi della sua educazione. Questa non è un’esaltazione fuori misura dell’infanzia: è una grande verità»[36].

Le potenzialità del bambino

La Montessori mostra questa verità con due esempi: il primo, il modo in cui il bambino inizia a muoversi; il secondo, come impara a parlare; entrambe le conquiste avvengono per una sua propria spinta personale. «Il bambino si muove poco a poco, come se si svegliasse lentamente alla vita. Le mani si svegliano per il lavoro, i piedi si svegliano per camminare. […] Ancora più straordinario è l’apprendimento del linguaggio. Tutti i bambini parlano a due anni e se, questo non avvenisse, le madri, anche le più stolte, se ne preoccuperebbero moltissimo, perché è cosa naturale. Ma come è possibile che un bambino riesca a parlare a due anni? Gli psicologi studiano con molta attenzione questo fenomeno così complesso. Il bambino parla la cosiddetta lingua materna e a due anni riesce a costruire non solo i suoni, ma anche l’ordine grammaticale, senza il quale non si può esprimere il pensiero: è un’attività spontanea che presuppone un fatto intellettuale e che ci rivela come, in questo primo periodo della sua vita, il bambino abbia una vita psichica molto attiva»[37].

La Montessori osserva che il linguaggio è il risultato di un lavoro di millenni con cui gli uomini hanno imparato a capirsi reciprocamente. Per un adulto, apprendere una lingua diversa dalla propria è uno sforzo notevole. Eppure un bambino di due anni riesce ad apprendere o, meglio, ad assorbire – ribadisce la studiosa –, cioè a imparare in modo immediato e indelebile una lingua. Iniziando a parlare, egli plasma in se stesso l’uomo adulto, che può così comunicare e relazionarsi con gli altri. Per «mente assorbente» la Montessori intende «la mente del bambino [che] non assorbe come una spugna che lascia passare l’acqua e non la trattiene; la […] assorbe definitivamente, e così facendo crea il carattere dell’uomo»[38].

In passato si è sostenuto che l’apprendimento, per lungo tempo inosservato, dovesse attribuirsi in gran parte all’ereditarietà; non si capiva come il bambino, per opera di un processo autonomo, potesse creare la sua personalità. Di qui la meraviglia profonda della Montessori: «Si manifesta in questo fenomeno di creazione e di evoluzione la potenza di Dio, che ha voluto dare un aspetto di debolezza al neonato, mentre lo ha dotato di energie sovrumane onnipotenti. Sotto questo aspetto il bambino è lo strumento di Dio per l’evoluzione dell’umanità e assume, agli occhi dell’educatore, un aspetto di maestà, di bontà e di sapienza divina»[39].

Dopo lo sguardo generale sulla pedagogia montessoriana è opportuno passare ora a considerare due caratteristiche: l’educazione cosmica e l’unità del mondo attraverso il bambino.

L’educazione cosmica

Uno dei più forti elementi di novità del metodo montessoriano è l’educazione cosmica. Essa va intesa come «una preparazione effettiva delle nuove generazioni a comprendere che l’umanità intera tende a unirsi in un solo organismo. Questo concetto non deve essere dato come un ideale fatto per guidare le azioni degli uomini, ma come una realtà già esistente, benché ancora in via di attuazione. Non si tratta cioè di spingere a una cooperazione tra gli uomini per indurli a unirsi tra loro, ma di far sorgere la coscienza verso un fatto che esiste e che esige l’adattamento conscio degli uomini allo stato reale delle cose in cui essi vivono»[40].

I bambini vanno perciò aiutati a capire le grandi scoperte della civilizzazione, le avventure dei primi viaggi intorno al mondo, la storia stessa degli uomini lungo i secoli, in modo da vivificare le aride nozioni dei libri. «Nella vita e nel lavoro di questi uomini superiori non c’è ombra di egoismo, essi danno senza ricevere in cambio nulla. Ma costruiscono grandi cose destinate a vivere oltre di loro e a svilupparsi e ingrandirsi. È bellissima questa solidarietà fra gli esseri umani che si proietta nell’avvenire e si sprofonda nel tempo remoto, in modo da legare il passato al presente e questo all’avvenire, per l’eternità»[41]. L’educazione cosmica è appunto il rinvio dall’esperienza personale a quella universale. Il lavoro del bambino diviene così un servizio agli altri, al mondo: un piccolo lavoro che fa parte della storia più grande del cosmo. Anche qui occorre guardare al bambino come a «un maestro», che reca in sé una speranza e una luce nuova[42].

L’unità del mondo attraverso il bambino

Questa è un’altra affermazione originale del metodo montessoriano. Alla nascita, un bambino è accolto con l’unica cosa di cui ha bisogno, l’amore. Se da grande si scopre che egli ha tare psichiche, ciò è dovuto al fatto che nella prima infanzia gli sono mancati l’affetto, la protezione della famiglia e le cure necessarie per lo sviluppo. Purtroppo nelle nostre società non c’è alla base il principio dell’amore. Le religioni lo affermano, ma in pratica la società moderna è dominata dall’avidità del denaro, dalla competizione, dall’egoismo. Che cosa può trasformare il cuore dell’uomo? Risponde la Montessori: «Non c’è altra possibilità per unire gli uomini di tutto il mondo se non questa: l’amore e l’interesse per i bambini»[43].

La nascita di un bimbo può operare nella famiglia un miracolo. Anche un egoista, davanti a una vita nuova, può trasformarsi radicalmente nell’amarlo. Il bambino «non possiede nulla, eppure promette tutto: nelle case dei ricchi e in quelle dei poveri, […] in tutte le nazioni, non sa di partiti politici o di altre distinzioni o divergenze sociali, dovunque nasce, si presenta con le stesse caratteristiche»[44]. Tale certezza fonda «la speranza che l’educazione possa essere lo strumento più efficace per realizzare l’unione di tutta la famiglia umana»[45].

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[1].     Francesco, Messaggio in occasione del Congresso internazionale promosso nel 150.mo anniversario di nascita di Maria Montessori, 23 ottobre 2021. Il Congresso era stato rimandato di un anno a causa della pandemia.

[2].     Cfr C. Maurizio, «Montessori nel mondo: quante sono e dove sono le scuole», in Tecnica della scuola, 1° settembre 2020.

[3].     F. De Giorgi, «Rileggere Maria Montessori. Modernismo cattolico e rinnovamento educativo», in M. Montessori, Dio e il bambino e altri scritti inediti, Brescia, Morcelliana-Scholé, 2020, 5.

[4].     M. Montessori, «La solidarietà umana nel tempo e nello spazio», in La formazione dell’uomo nella ricostruzione mondiale. Atti dell’VIII Congresso Internazionale Montessori presieduto da Maria Montessori (San Remo, 22-29 agosto 1949), Roma, Ente Opera Montessori, 1950, 195.

[5].     Ivi, 196.

[6].     Id., «La capacità creatrice della prima infanzia», in La formazione dell’uomo…, cit., 29.

[7].     Ivi.

[8].     Ivi, 30.

[9].     Cfr L. Borghi, Il medico di Roma. Vita morte e miracoli di Guido Baccelli (1830-1916), Roma, Armando, 2015, 238.

[10].    Così allora furono chiamate le prime laureate in medicina. Dopo il 1870 altre due donne si laurearono in medicina: Ernestina Paper a Firenze, nel 1877, e Anna Kuliscioff a Napoli, nel 1887 (cfr ivi, 238).

[11].   Si veda la descrizione in M. Montessori, Il segreto dell’infanzia, Milano, Garzanti, 1950, 150-162.

[12].    Don Sturzo, leader del Partito popolare e sindaco di Caltagirone, conobbe la Montessori, ne apprezzò il metodo e ne lasciò una interessante testimonianza. In particolare ebbe a dichiarare che nessuna pregiudiziale anticristiana era alla base dell’insegnamento. Cfr F. De Giorgi, «Rileggere Maria Montessori…», cit., 20 s.

[13].     M. Montessori, Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini, Città di Castello (Pg), S. Lapi, 1909. L’opera era dedicata ai Franchetti. Nel 1912 fu pubblicata la versione in inglese de Il metodo negli Stati Uniti, dove ebbe un successo strepitoso: diversi maestri giunsero in Italia per visitare le Case dei Bambini e conoscerne l’applicazione. Il metodo fu tradotto in 36 lingue e apparve in 58 Paesi (cfr F. De Giorgi, «Rileggere Maria Montessori…», cit., 43).

[14].    P. Giovetti, Maria Montessori. Una biografia, Roma, Edizioni Mediterranee, 2009, 54.

[15].    Sul materiale, lei scrive: «Compii le mie esperienze sui deficienti a Roma e li educai durante due anni. Io seguivo il libro di Edouard Séguin, e anche facevo tesoro delle mirabili esperienze di Itard: feci inoltre fabbricare, sulla guida di tali testi, un ricchissimo materiale didattico» (M. Montessori, Il metodo della pedagogia scientifica…, cit., 31).

[16].    M. Montessori, La mente del bambino, Milano, Garzanti, 2017, 14.

[17].    Id., Il metodo della pedagogia scientifica…, cit., 63. Cfr «Lo spauracchio della disciplina», in Id., Educazione per un mondo nuovo, Milano, Corriere della Sera, 2018, 124-135.

[18].    Alle pareti di ogni sala delle Case dei Bambini spiccava una riproduzione della Madonna della Seggiola di Raffaello, che ne è quasi il simbolo.

[19].    M. Montessori, Il segreto dell’infanzia, cit., 262.

[20].    G. Della Valle, «Le “Case dei Bambini” e la “Pedagogia scientifica” di M. Montessori», in Rivista Pedagogica 4 (1911/2) 71; 73.

[21].    «Una nuova riforma edilizia e pedagogica», in Civ. Catt. 1910 I 86 s.

[22].    «Il metodo Montessori», in Civ. Catt. 1911 I 201. Cfr la recensione del volume in inglese, ivi, 1922 I 357 s.

[23].    «La “Casa dei Bambini” della Montessori e l’“autoeducazione”», in Civ. Catt. 1919 II 219 s. Cfr anche M. Barbera, L’ educazione nuova e il Metodo Montessori, Milano, Àncora, 1946, 135-141.

[24].    Cfr F. Meda, «Il Metodo Montessori», in Vita e Pensiero 13 (1922) 666-678. In particolare l’autore scrive: «La Chiesa appare quasi fine dell’educazione che il metodo si propone di dare» (ivi, 674).

[25].    Cfr P. Giovetti, Maria Montessori…, cit., 76.

[26].    Cfr S. Cavalletti, «Prefazione» a M. Montessori, I bambini viventi nella Chiesa. La vita in Cristo. La Santa Messa spiegata ai bambini, Milano, Garzanti, 1970, 5 s. In questo volume sono stati pubblicati insieme tre libri: il primo è del 1922; il secondo del 1931; il terzo, apparso prima in inglese nel 1932, poi in italiano, è del 1949. Dal metodo Montessori è nata la «Catechesi del Buon Pastore»: cfr S. Cavalletti, Il potenziale religioso del bambino. Descrizione di un’esperienza con i bambini da 3 a 6 anni, Roma, Città Nuova, 1979; Id., Il potenziale religioso tra i 6 e i 12 anni, ivi, 1996; G. Pani, «La catechesi del “Buon Pastore”», in Civ. Catt. 2020 III 160-169.     

[27].    M. Montessori, La scoperta del bambino, Milano, Garzanti, 1950, 324 s.

[28].    Id., Il metodo della pedagogia scientifica…, cit., 64.

[29].    Cfr M. Barbera, L’ educazione nuova e il Metodo Montessori, cit., 133 s.

[30].    B. Vespa, Donne d’Italia. Da Cleopatra a Maria Elena Boschi storia del potere femminile, Milano, Mondadori, 2015. Si veda in particolare G. Marazzi, «Montessori e Mussolini: la collaborazione e la rottura», in Dimensioni e problemi della ricerca storica 13 (2000/1) 177-195.    

[31].    Cfr P. Giovetti, Maria Montessori…, cit., 78.

[32].    Rosa e Carolina Agazzi furono pedagogiste che si ispiravano a Froebel e alla struttura dei Kindergarten: cfr ivi, 76.

[33].    Cfr Atti dell’VIII Congresso Internazionale Montessori presieduto da Maria Montessori…, cit.

[34].     Cfr M. Montessori, Come educare il potenziale umano, Milano, Garzanti, 2019.

[35].    Cfr Id., Educazione per un mondo nuovo, cit., 12.

[36].    Id., «La mente assorbente», in La formazione dell’uomo…, cit., 340.

[37].    Ivi, 341 s.

[38].    Ivi, 343.

[39].    Ivi, 347.

[40].    G. Honneger Fresco, «Educazione cosmica: un inedito di Maria Montessori», in Il Quaderno Montessori, n. 29, 1951, 61 s.

[41].    M. Montessori, «La solidarietà nel tempo e nello spazio», cit., 201; Id., Come educare il potenziale umano, Milano, Garzanti, 2019, 32 s.

[42].    Cfr G. Galeazzi (ed.), Educazione e pace di Maria Montessori e la pedagogia della pace nel ’900, Torino, Paravia, 1992: «Dobbiamo ricorrere al bambino come ad un Messia, ad un salvatore, a un rigeneratore della società. Dobbiamo dominarci e umiliarci fino ad abbracciare una simile concezione: e poi andare verso il bambino come i Re  Magi» (ivi, 56).

[43].    M. Montessori, «L’unità del mondo attraverso il bambino», in La formazione dell’uomo…, cit., 532.

[44].    Ivi, 529.

[45].    Ivi, 535 s. Cfr Id., Educazione per un mondo nuovo, cit., 15: «L’uomo nuovo non sarà più la vittima degli avvenimenti, ma avrà la chiarezza di visione necessaria per dirigere e plasmare il futuro della società umana».

 

 

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MARIA MONTESSORI: “THE CHILD IS THE SALVATION OF MANKIND”.

In this article, we recall the life and thought of Maria Montessori (1870-1952,) whose pedagogical work has spread throughout the world in an extraordinary way, where today there are 65,000 schools in 145 countries. What is the reason for the success of this pedagogue, so much so that she has become “the most famous Italian woman in the world?” The genius of her pedagogical method consists in enhancing the vital energies present in the child from birth. How does a child learn to speak and move on their own? It is the innate potential in them, the unsuspected energies that animate growth. The educator must know how to recognize and support them. For Montessori, the child is the salvation of humanity. In her pedagogy there is no lack of religious education, and a very strong hope that the child can foster the union of the entire human family.

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