foto: Nasa/JPL-Caltech

L’ASTROBIOLOGIA E NOI

Le implicazioni sociali e politiche di una scienza «nuova»

Quaderno 4003

pag. 3 - 15

Anno 2017

Volume II

25 Marzo 2017
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Nell’anno accademico 2015-16 un gruppo internazionale di dodici docenti, di cui dieci teologi, promosso dal Centro di ricerca teologica (Center of Theological Inquiry) di Princeton (New Jersey, Usa), ha riflettuto sull’astrobiologia – un ambito di ricerca scientifica interdisciplinare in rapido sviluppo – e, in particolare, sulle sue implicazioni sociali[1].

La ripetuta interazione fra teologi e astrobiologi ha permesso di raggiungere due obiettivi. In primo luogo, gli astrobiologi coinvolti nel gruppo hanno consentito ai teologi di acquisire conoscenze specifiche su questo nuovo ambito di ricerca. In secondo luogo, si sono definite insieme alcune implicazioni sociali dell’astrobiologia e alcune proposte per affrontarle. Nella comune intenzione di considerare bene quale tipo di società e di condizioni di vita vogliamo per noi e per le generazioni future, la riflessione si è poi estesa a ciò che anima la ricerca scientifica, astrobiologica e teologica: quali ne siano i valori, le preoccupazioni, le domande che si sono poste e le risposte che si sono formulate.

Che cos’è l’astrobiologia?

L’astrobiologia sta ancora definendo la propria specificità scientifica, i propri ambiti di ricerca, il proprio statuto disciplinare, e come essa si situi nel contesto sociale, politico e religioso. Per l’astrobiologo David Catling, «l’astrobiologia è emersa come una branca della scienza che studia l’origine e l’evoluzione della vita sulla Terra e la possibile varietà della vita altrove»[2]. Egli aggiunge che «la Nasa ha definito l’astrobiologia come lo studio delle origini, l’evoluzione, la distribuzione e il futuro della vita nell’universo. Altre definizioni comuni sono: lo studio della vita nell’universo o lo studio della vita in un contesto cosmico»[3].

Per l’astrobiologo e teologo Lucas Mix, «l’astrobiologia è lo studio scientifico della vita nello spazio. È ciò che succede quando si mette insieme ciò che l’astronomia, la fisica, la scienza planetaria, la geologia, la chimica, la biologia e una miriade di altre discipline hanno da dire sulla vita e cercano di offrire un unico racconto»[4]. Si potrebbero integrare nella definizione altre discipline: la biologia molecolare, l’ecologia, la geografia, le scienze dell’informazione e le varie tecnologie che consentono di esplorare lo spazio.

Inoltre, Mix afferma che «l’astrobiologia non studia la vita aliena»[5]. A suo avviso, «attualmente nessuno scienziato sulla Terra studia la vita aliena, o xenobiologia. Molti scienziati ricercano che cosa renda possibile la vita e come essa potrebbe verificarsi altrove, ma i nostri dati provengono solo dalla vita sulla Terra e dall’esplorazione»[6]. In altre parole, la vita biologica così come la conosciamo sulla Terra è il nostro unico punto di riferimento: non conosciamo ancora nessun’altra modalità di vita biologica. È quindi solo a partire da ciò che si può studiare sulla Terra che gli astrobiologi avanzano ipotesi su come la vita biologica potrebbe essersi originata, o originarsi, altrove nell’universo.

La Nasa è l’agenzia federale americana che si occupa di ricerca aeronautica e spaziale ed è una delle istituzioni di ricerca astrobiologica più importanti nel mondo. Nel 2008, fissando gli obiettivi di ricerca dell’astrobiologia per gli anni a seguire, si chiedeva: «Come inizia e come evolve la vita? Vi è vita altrove nell’universo? E qual è il futuro della vita sulla Terra e altrove?»[7]. E rispondeva che «l’astrobiologia include la ricerca di pianeti potenzialmente abitati oltre il nostro sistema solare, l’esplorazione di Marte e dei pianeti più distanti, gli studi di laboratorio e le investigazioni per indagare l’origine e l’evoluzione iniziale della vita e gli studi sulla capacità potenziale della vita di adattarsi alle sfide future, sia sulla Terra sia nello spazio»[8]. Più di recente sono state formulate altre domande che attendono risposta: «Vi sono pianeti orbitanti attorno ad altre stelle che potrebbero essere abitati? Che tipo di stelle hanno più probabilità di avere pianeti abitati?»[9]. L’astrobiologia, quindi, è connessa alle esplorazioni spaziali.

Inoltre, «l’astrobiologia è anche impegnata a comprendere le condizioni limite per la vita sulla Terra e se tali condizioni possono essere ampliate per includere ambienti extraterrestri che non si trovano sulla Terra»[10]. Infatti, «è possibile si scopra che un esopianeta [extrasolare] simile alla Terra sia in qualche periodo di transizione simile a uno di quelli che la Terra ha sperimentato nel corso dei 4 miliardi di anni della sua storia»[11]. Infine, altri astrobiologi studiano le componenti fondamentali e le caratteristiche della vita biologica: ad esempio, allo scopo di ricreare la sintesi della molecola di acido ribonucleico (Rna)[12].

Le implicazioni sociali dell’astrobiologia

Riflettere sulle implicazioni sociali dell’astrobiologia significa considerare le modalità e le finalità di questa particolare ricerca scientifica. Che cosa anima la ricerca? Quali sono gli obiettivi che vengono perseguiti? Quali i vantaggi e le conseguenze che ci si attende? Chi vi è coinvolto? Chi viene lasciato ai margini?

Dal punto di vista morale, sul «come fare ricerca» proponiamo quattro caratteristiche, seppure generiche, la cui presenza può contribuire a far procedere in modo etico e socialmente meritorio la ricerca: democratizzazione, trasparenza, accessibilità e diffusione.

Una ricerca democratica

L’astrobiologia dovrebbe essere una scienza profondamente aperta e inclusiva. Lo sviluppo delle risorse intellettuali non dovrebbe essere né limitato né esclusivo di nazioni ricche e industrialmente sviluppate. I Paesi in via di sviluppo hanno un potenziale umano ancora non valorizzato e non sfruttato. A livello internazionale, l’ambiente scientifico dovrebbe quindi partecipare a questo processo di democratizzazione, promuovendo progetti di ricerca, facilitando collaborazioni e rafforzando le interazioni tra ricercatrici e ricercatori nel Nord del mondo e le controparti nel Sud del mondo.

In astrobiologia, reti multinazionali esistono già, ma le agenzie nazionali hanno un ruolo dominante[13]. Questo però potrebbe limitare le collaborazioni scientifiche. Al contrario, agenzie e reti internazionali dovrebbero sostenere iniziative che coinvolgano il Sud del mondo. Possiamo trovare un esempio di collaborazione transnazionale nella prima fase del «Progetto Genoma Umano» negli anni Novanta, che fu finanziato dall’Unesco[14]. Iniziative simili potrebbero essere promosse anche in astrobiologia.

La democratizzazione della ricerca scientifica potrebbe evitare il ripetersi di casi eticamente problematici in cui i vantaggi e i benefici della ricerca sono stati garantiti solo agli scienziati, alle società private coinvolte (life-science companies) e alle compagnie farmaceutiche multinazionali (Big Pharma). Due esempi emblematici: nella ricerca farmacologica, talora, lo sfruttamento di piante rare è stato realizzato senza offrire benefici alle popolazioni indigene che hanno consentito l’accesso a tali piante (per esempio, nella foresta amazzonica). Oppure, in genetica umana, rari genotipi di alcune popolazioni sono stati utilizzati per ricerca a fini terapeutici e/o diagnostici, dei cui risultati però spesso le medesime popolazioni non hanno beneficiato. Entrambi questi comportamenti sono eticamente deplorevoli.

In ambito scientifico, la democratizzazione indica sia un modo di procedere sia un fine eticamente utile e lodevole. Per i critici, tuttavia, le dinamiche democratiche sono spesso dominate da metodologie e priorità stabilite dall’economia capitalistica e sono lungi dall’essere giuste. Democrazia non è ciò che è imposto dai potenti e dai ricchi.

In ambito cattolico, la morale sociale, magisteriale e teologica invita a indirizzare le dinamiche economiche e politiche verso la promozione della giustizia sociale e del bene comune – locale e universale –, prestando attenzione ai più bisognosi. Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno affermato chiaramente che la solidarietà implica un’opzione preferenziale per i poveri.

Per papa Francesco, «il bene comune presuppone il rispetto della persona umana in quanto tale, con diritti fondamentali e inalienabili ordinati al suo sviluppo integrale. Esige anche i dispositivi di benessere e sicurezza sociale e lo sviluppo dei diversi gruppi intermedi, applicando il principio di sussidiarietà. Tra questi risalta specialmente la famiglia, come cellula primaria della società. Infine, il bene comune richiede la pace sociale, vale a dire la stabilità e la sicurezza di un determinato ordine, che non si realizza senza un’attenzione particolare alla giustizia distributiva, la cui violazione genera sempre violenza. Tutta la società – e in essa specialmente lo Stato – ha l’obbligo di difendere e promuovere il bene comune. Nelle condizioni attuali della società mondiale, dove si riscontrano tante inequità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali, il principio del bene comune si trasforma immediatamente, come logica e ineludibile conseguenza, in un appello alla solidarietà e in una opzione preferenziale per i più poveri»[15].

Inoltre, oggi la democratizzazione si basa sul sistema internazionale tradizionale degli Stati nazionali sovrani, la cui egemonia, ampiamente criticata, si è ulteriormente estesa e rafforzata nel mondo globalizzato. Anche in questo caso, il Magistero cattolico e la riflessione teologica hanno proposto forme di sussidiarietà che rendono possibile la democratizzazione, coinvolgendo maggiormente tutti gli agenti morali presenti nel contesto sociale: singoli, gruppi, associazioni, istituzioni, organismi non profit e non-governativi e reti internazionali. La ricerca astrobiologica attuale e quella futura potrebbero beneficiare di una tale autentica democratizzazione.

Una ricerca trasparente

Il principio della trasparenza dovrebbe informare la ricerca scientifica a livello globale. Quali conoscenze scientifiche si stanno effettivamente perseguendo? Ci sono logiche nascoste, come nel caso delle cosiddette «ricerche dual use (a doppia finalità)»?

Negli Stati Uniti, per esempio, in ambito protesico la ricerca dell’agenzia governativa Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency) ha una doppia finalità: mentre fornisce protesi a soldati che hanno perduto gli arti in azioni militari, verifica la fattibilità di tecnologie volte a creare futuri «supersoldati»[16]. In astrobiologia, ricerche con una doppia finalità potrebbero ambire alla conquista dell’universo. In tal caso, la retorica della «nuova frontiera» e del nuovo «Far West», che è presente in alcune narrative astrobiologiche, potrebbe venire utilizzata per giustificare la conquista del cosmo.

«Trasparenza» significa anche conoscere quali sono i possibili rischi per i ricercatori, la società, le creature viventi e la materia non vivente sulla Terra, e per la vita biologica in altri pianeti. Nel mondo la sicurezza è importante ed è fonte di preoccupazione crescente. La Nasa ha creato un ufficio ad hoc, responsabile della «protezione planetaria»[17]. Una protezione che per la Nasa va in entrambe le direzioni: proteggere la Terra da forme di vita biologica che potrebbero essere trovate nello spazio e portate sulla Terra; proteggere gli altri pianeti evitando di contaminare ciò che si esplora con forme di vita biologica terrestre, là dove gli scienziati cercano indizi che mostrino se vita biologica si sia originata in modo indipendente dalla Terra.

Il principio di trasparenza chiede anche di valutare chi siano i soggetti che finanziano la ricerca in astrobiologia e che cosa motivi tali finanziamenti. Ad oggi, oltre alla ricerca universitaria, sono attive le agenzie nazionali e alcune partnership sovranazionali. È opportuno chiedersi se i fondi destinati all’astrobiologia riducano i finanziamenti ad altre aree di ricerca orientate a proteggere la vita sul nostro pianeta, come quelle per la salute globale e la sostenibilità. Si dovrebbero poter finanziare studi in astrobiologia senza competere con altri ambiti di ricerca e non a discapito di altre aree di investigazione scientifica.

Anche alcune imprese private stanno facendo ricerca in astrobiologia. Ne abbiamo diversi esempi: da chi invia nello spazio clienti paganti per offrire loro un’esperienza di viaggio straordinaria[18] a chi ha l’obiettivo manifesto di sfruttare le risorse dell’universo. A questo proposito, nel novembre 2015, negli Stati Uniti è stata approvata una legge che mira a «stimolare la competitività aerospaziale privata e l’imprenditorialità»[19]. Questa legge consente alla compagnia privata statunitense Planetary Resources di estrarre risorse dagli asteroidi spaziali (acqua, minerali e materiali pregiati) a fini di lucro, per «espandere la base delle risorse naturali della Terra»[20]. Fondata nel 2010, questa società ha fatto forti pressioni per l’approvazione di tale legge. Ciò costituisce un precedente problematico, perché viola il Trattato internazionale sulla protezione dello Spazio (Outer Space Treaty) del 1967, secondo cui «lo spazio, inclusi la luna e gli altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione nazionale con pretesa di sovranità, per mezzo di uso o di occupazione, o con qualsiasi altro mezzo»[21].

La storia dell’umanità mostra che il desiderio di sapere e di conoscere caratterizzano l’essere umano. Per il cristiano, però, questo desiderio è dono del Creatore; viverlo implica gratitudine e richiede responsabilità, perché ogni conoscenza serva il bene dell’umanità.

Una ricerca accessibile

La democratizzazione e la trasparenza implicano la capacità di rendere accessibili ricerche e dati anche per coloro che hanno risorse finanziarie limitate per perseguire la ricerca scientifica. Nel nostro mondo globalizzato, la concorrenza e i benefici attesi da investimenti finanziari potrebbero limitare l’accesso alla ricerca in astrobiologia. L’accesso alle informazioni riguardanti le varie ricerche scientifiche può essere regolato in vari modi: senza condizioni limitanti (open access), o con specifiche condizioni limitanti (per esempio, «a progetto compiuto»).

Due esempi opposti possono essere chiarificatori. Il primo viene dal «Progetto Genoma Umano», per il quale l’accesso ai dati è stato gestito in modo diverso dai due centri di ricerca americani maggiormente coinvolti: gli Istituti Nazionali della Salute (Na­tional Institutes of Health, Nih) e la società privata Celera Genomics. Sin dall’inizio, il Nih ha reso possibile a chiunque l’accesso libero ai dati ottenuti dalle sue ricerche. Al contrario, Celera Genomics, pur utilizzando i dati del Nih, ha richiesto un pagamento per consentire l’accesso ai suoi dati. Si tratta di due logiche opposte. Da un lato, il principio del libero accesso rende disponibili dati in modo tempestivo ed è promosso da un’istituzione pubblica. Dall’altro lato, troviamo la strategia di controllo e di profitto di una società privata.

Il 26 giugno 2000 il parziale completamento della sequenza del genoma umano fu annunciato congiuntamente da Francis Collins, direttore del «Progetto Genoma Umano» al Nih, e da Craig Venter, presidente e direttore scientifico della Celera Genomics[22]. Nonostante l’annuncio congiunto, è davvero possibile tenere insieme le diverse motivazioni e le opposte logiche che hanno caratterizzato in quel caso l’accesso ai dati? L’accesso a dati e risultati può essere libero solo quando la ricerca è condotta con finanziamenti pubblici? Insomma, la questione dell’accesso rinvia alle riflessioni sulla democratizzazione e sulla trasparenza della ricerca scientifica.

Il secondo esempio proviene dalla ricerca sui nuovi virus. Nel 2011, le due prestigiose riviste scientifiche Nature (Gran Bretagna) e Science (Usa) hanno dovuto decidere se pubblicare, rispettivamente, un articolo sui metodi di ricerca e uno sui risultati di esperimenti condotti da due gruppi di scienziati. Ciascun gruppo aveva modificato un virus influenzale che colpiva solo i furetti (H5N1), rendendolo capace di infettare gli esseri umani attraverso trasmissione per via aerea (come nel caso del virus influenzale stagionale).

La capacità di infettare di questo virus influenzale era considerata molto elevata. Si riteneva che esso potesse causare una pandemia mondiale, simile all’influenza spagnola del 1918, considerata una delle infezioni più letali della storia umana. Si stima che quell’influenza abbia infettato 500 milioni di persone e abbia causato la morte di 50 o 100 milioni di esse (nel 1918, dal 3 al 5% della popolazione mondiale).

Per evitare il rischio di bioterrorismo, i comitati editoriali di Nature e Science si chiesero se fosse prudente pubblicare le informazioni sui metodi e i dati che indicavano come modificare il virus dell’influenza H5N1. In questo caso, la domanda etica riguardò la possibilità di non fornire accesso né alle metodologie utilizzate né ai dati finali, o di limitare l’informazione solo ai risultati conseguiti senza precisare le modalità utilizzate. Dopo una moratoria e una consultazione internazionale, e dopo che gli scienziati assicurarono di aver sovrastimato il rischio di infezione, i due articoli furono pubblicati dalle due riviste.

Mentre nel primo esempio l’accessibilità è un valore da perseguire nella società civile e nell’ambito scientifico, nel secondo esempio questo valore deve essere considerato criticamente. È necessaria un’accurata analisi etica nella fase di valutazione iniziale, invece di chiedere, a ricerca ultimata, se pubblicare o meno le metodologie e i risultati. Il caso H5N1 mostra che i meccanismi di valutazione etica iniziali non sono stati sufficienti. Alcuni progetti di ricerca richiedono un’attenzione etica extra, ben oltre la questione dell’accessibilità dei dati.

Una ricerca divulgabile

Riflettere sulla diffusione delle conoscenze scientifiche implica un approccio proattivo. A livello sociale, la divulgazione richiede uno sforzo educativo per mettere a disposizione le conoscenze acquisite e ciò che è ancora oggetto di indagini e di speculazioni teo­riche. Favorire la diffusione di conoscenze scientifiche implica la creazione delle condizioni per poter acquisire tali conoscenze (ad esempio, programmi di alfabetizzazione scientifica e di apprendimento).

Etica e critica della ricerca scientifica

I princìpi di democratizzazione, trasparenza, accessibilità e diffusione caratterizzano un approccio etico costruttivo alla ricerca scientifica. Questo va però integrato con un’ermeneutica critica che esamini obiettivi e progetti. Ci si augura che i progetti di ricerca in astrobiologia siano valutati eticamente, per esaminarne bene le implicazioni sociali e promuovere la giustizia sociale. Nei Paesi industrializzati, la società civile dovrebbe poter finanziare la ricerca scientifica avanzata in molteplici ambiti, senza metterli in competizione tra loro: dall’astrobiologia alla genetica e alla virologia (per limitarci agli esempi indicati in precedenza).

Nello stesso tempo, la promozione della giustizia sociale richiede di perseguire ricerche in ambiti che costituiscono già una prio­rità, come nel caso della salute globale e della sostenibilità ecologica[23]. Purtroppo, nel caso della salute globale, negli anni 2014-16 l’epidemia causata dal virus Ebola in Guinea, Liberia e Sierra Leone ha messo in evidenza che la produzione di un vaccino efficace non è stata perseguita a causa dei limitati benefici economici che ce se ne attendeva.

Alla luce di questa ingiustizia, occorre riaffermare che le capacità scientifiche promuovere la giustizia sociale e la salute globale e non essere guidate da logiche di profitto che non tengono conto dei bisogni di chi ha minori risorse. L’opzione preferenziale per i poveri non sottovaluta l’importanza della ricerca scientifica avanzata. Essa domanda che non sia sorda alle richieste di salute e di sviluppo della maggior parte dell’umanità. La creatività e l’impegno di cittadini e di scienziati di buona volontà può rendere ciò possibile.

Per quanto riguarda la sostenibilità, papa Francesco ha affermato l’urgenza dell’impegno per salvaguardare e curare la nostra casa comune. Recependo e valorizzando le analisi di esperti nei cambiamenti climatici, egli si è unito alle loro voci e ha riconosciuto l’autorevolezza delle loro ricerche e dei loro risultati[24].

Ora, nel caso della salute globale come in quello della sostenibilità, gli studi in astrobiologia che si concentrano sull’origine della vita sulla Terra potrebbero contribuire a promuovere le nostre conoscenze e favorire la capacità di adattamento (resilience) sia nel caso di epidemie e pandemie, sia nel caso di mutate condizioni ambientali.

Astrobiologia e teologia: preoccupazioni e attese

Occorre considerare anche altre implicazioni sociali dell’astrobiologia. Nella letteratura filosofica, la ricerca di forme di vita super-intelligenti nell’universo è associata all’astrobiologia. Nel promuovere ciò che trascende l’umano (transhuman) e che va oltre l’essere umano (posthuman), transumanisti e postumanisti guardano all’astrobiologia come a un ambito di ricerca di ciò che va, o andrà, oltre la vita umana così come la conosciamo ora[25].

Inoltre, l’astrobiologia è spesso confusa con la ricerca di intelligenza extraterrestre (Search for Extraterrestrial Intelligence, Seti), che monitora le radiazioni elettromagnetiche per identificare possibili trasmissioni o comunicazioni da ipotetiche civiltà aliene. Per Mix, «l’astrobiologia nel suo insieme ha un rapporto complicato con Seti. Alcuni astrobiologi ritengono che la ricerca di intelligenza sia inutile o problematica. Essi vogliono essere sicuri che il pubblico veda i due sforzi come separati. La ricerca di vita intelligente e lo studio della vita quale fenomeno planetario sono due cose molto diverse. Altri astrobiologi riconoscono che esiste un’enorme sovrapposizione tra i due ambiti di ricerca»[26].

Infine, alcuni media sostengono che se l’astrobiologia scoprisse altre forme di vita nello spazio, l’esistenza stessa delle attuali religioni ne risulterebbe gravemente minacciata. Ma di quale genere di religione si sta parlando?

Nel cristianesimo, il mistero dell’Incarnazione, avvenuto in Gesù Cristo in un momento preciso del tempo e in un luogo determinato nello spazio, manifesta l’ospitalità accogliente e inclusiva del divino nei confronti della creazione e dell’umanità. Niente e nessuno è escluso dall’abbraccio amorevole di Dio in Gesù e con lo Spirito Santo. Da un punto di vista teologico, occorre valutare criticamente l’autenticità di questa inclusività dell’Incarnazione, rintracciando modi in cui essa è stata interpretata ed espressa per escludere. Un esempio riguarda alcune rappresentazioni artistiche: Gesù è bianco, alto, muscoloso, con gli occhi azzurri, senza alcun difetto fisico e mentale o disabilità. Altri esempi artistici, invece, ritraggono Gesù caratterizzandolo culturalmente ed etnicamente: Gesù è ebreo, africano, asiatico o Maya. In questi casi, egli ha i tratti fisici delle persone che credono in lui. Gesù è come loro, indossa gli stessi vestiti, parla la loro lingua, condivide la cultura, il modo di cucinare, mangiare, cantare, ballare e festeggiare. Come dice il Concilio Vaticano II: «Con la sua Incarnazione il Figlio di Dio si è unito in un certo senso ad ogni uomo» (Gaudium et spes, n. 22)

Quando riflettiamo sulle implicazioni sociali dell’astrobiologia, l’Incarnazione ci fa apprezzare l’umanità, il mondo creato e l’universo. E quindi, con la stessa meraviglia, guardiamo alla possibile esistenza di vita biologica nell’universo quale dono di Dio. Contemplando il creato, l’universo e gli esseri umani, contempliamo il divino incarnato, situato, localizzato e limitato. Come papa Francesco ci ricorda, «dall’inizio del mondo, ma in modo particolare a partire dall’Incarnazione, il mistero di Cristo opera in modo nascosto nell’insieme della realtà naturale, senza per questo ledere la sua autonomia»[27].

Quale ricerca astrobiologica potrebbe promuovere una comprensione teologica della creazione e della vita umana fondata sull’Incarnazione e animata da essa? Come possono sostenersi a vicenda teologia e astrobiologia? Suggeriamo due possibilità. In primo luogo, l’astrobiologia dovrebbe esprimere un profondo rispetto  per gli esseri umani, con la responsabilità di preservare e proteggere il cosmo, senza sfruttarlo per fini di lucro o senza servirsene per acquisire o rafforzare logiche di potere e di controllo. Gli abitanti dell’universo devono rispettare ogni creatura, evitando comportamenti che danneggino il cosmo con tutte le sue forme di vita. I princìpi della dottrina sociale della Chiesa ci invitano a coinvolgerci per realizzare la giustizia sociale, la solidarietà e il bene comune anche in questi termini. In secondo luogo, la ricerca astrobiologica può rafforzare l’inclusività, che fonda e anima la vita cristiana e l’apertura fiduciosa verso ciò che è sconosciuto, senza generare paure irrazionali e senza alimentare aspettative non realistiche.

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ASTROBIOLOGY AND US. The social and political implications of a «new» science.

Astrobiology «studies the origin and evolution of life on Earth and the possible variety of life elsewhere». It is an interdisciplinary field of scientific research in rapid development. A team of scholars, composed of theologians and astrobiologists has been investigating the social implications of this new branch of science. Their findings have become an opportunity to evaluate how scientific research is conducted today and to propose, in this regard, a number of ethical paradigms. In addition,  to understand whether and how theology and astrobiology can be mutually supportive; in particular whether and how astrobiological research can promote a theological understanding of creation, and of human life founded on, and animated by, the Incarnation.

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[1].      Il programma di ricerca era finanziato dalla Nasa (National Aeronautics and Space Administration), l’agenzia spaziale statunitense, e dalla John Templeton Foundation. Per noi, parteciparvi è stato un privilegio, e qui vogliamo esprimere la nostra gratitudine alla direzione del Center of Theological Inquiry e alle colleghe e colleghi coinvolti. Nell’anno accademico 2016-17, un secondo gruppo di 12 astrobiologi e teologi sta continuando la stessa esperienza.

[2].      D. C. Catling, Astrobiology: A Very Short Introduction, Oxford, Oxford University Press, 2013, 2.

[3].      Ivi.

[4].      L. J. Mix, Life in Space: Astrobiology for Everyone, Cambridge (MA), Harvard University Press, 2009, 4.

[5].      Ivi.

[6].      Ivi. La xenobiologia è definita anche «esobiologia».

[7]  .    D. J. Des Marais et al., «The NASA Astrobiology Roadmap», in Astrobiology 8 (2008) 715-730.

[8]  .    Ivi.

[9]  .    J. Baross, «Introduction», in Astrobiology Strategy, a cura di L. E. Hays, Washington (DC), Nasa, 2015, XIII-XVI.

[10].    Ivi.

[11].    Ivi.

[12].    L’acido ribonucleico è considerato il precursore biologico essenziale e probabilmente iniziale. Esso mantiene, trasferisce, modula, processa e regola l’informazione genetica cellulare.

[13].    La Nasa elenca agenzie nazionali in 17 Paesi (cfr http://ian.arc.nasa.gov). Si possono aggiungere due partnership internazionali: la rete nordica (Estonia, Finlandia, Danimarca, Islanda, Lituania, Norvegia, Svezia e Stati Uniti): www.nordicastrobiology.net e la rete europea: www.eana-net.eu

[14].    Si tratta del progetto che sequenziò l’intero genoma umano (1990-2000).

[15].    Papa Francesco, Lettera enciclica Laudato si’, nn. 157-158.

[16].    Cfr J. F. Keenan, «Enhancing Prosthetics for Soldiers Returning from Combat with Disabilities: Theological Ethical Considerations on the War Industry’s Impact on Bioethics», in ET-Studies: Journal of the European Society for Catholic Theology 4 (2013) 69-88.

[17].    Nasa Office of Planetary Protection.

[18].    Per esempio, la Virgin Galactic (www.virgingalactic.com).

[19].    La legge è la U.S. Commercial Space Launch Competitiveness Act, chiamata anche U.S. Space Act.

[20].    www.planetaryresources.com

[21].    Onu, «Treaty on Principles Governing the Activities of States in the Exploration and Use of Outer Space, including the Moon and Other Celestial Bodies» (1967), art. 2.

[22].    Cfr www.genome.gov/10001356

[23].    Su questo argomento, cfr anche P. Walpole, «I lineamenti di una scienza della sostenibilità», in Civ. Catt. 2016 IV 539-552.

[24].    Cfr Papa Francesco, Lettera enciclica Laudato si’, n. 23.

[25].    Cfr N. Bostrom, Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies, Oxford, Oxford University Press, 2016.

[26].    L. J. Mix, Life in Space…, cit., 287.

[27].    Papa Francesco, Lettera enciclica Laudato si’, n. 99.

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