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Cultura e società

A colloquio con Mogol

«Al di là»

Antonio Spadaro, Francesco Sechi

16 Gennaio 2021

Quaderno 4094

Mogol, con Francesco Sechi e p. Antonio Spadaro.

Dietro le più belle e conosciute canzoni italiane c’è la firma di Giulio Rapetti, conosciuto con il nome di Mogol. Nato a Milano il 17 agosto 1936, figlio di Mariano – a sua volta noto con il nome di Calibi –, direttore della «Ricordi Radio Record», che assunse il giovane figlio Giulio appena conclusi gli studi. Con il padre dirigente della «Ricordi», Giulio voleva poter firmare le sue canzoni senza passare per un raccomandato: così mandò alla Società italiana degli autori ed editori (Siae) una lista di 30 pseudonimi. Li bocciarono tutti. Compilò allora un’altra lista con ben 120 altri nomi d’arte, e alla fine scelsero proprio «Mogol».

Ben noto per la sua collaborazione con Lucio Battisti, con il quale «fonderà» i più grandi successi, già prima del loro primo incontro, Mogol si impone a tutti come autore di «Una lacrima sul viso» per Bobby Solo e di altri successi, come «Al di là», vincitore del Festival di Sanremo nel 1961. Hanno inciso canzoni scritte da lui, fra gli altri, Gianni Bella, Caterina Caselli, i Dik Dik, l’Équipe 84, Fausto Leali, The Rokes, Bobby Solo, Little Tony, Mango, Riccardo Cocciante e i New Trolls. Nel settembre 2018 Mogol è stato eletto all’unanimità Presidente del Consiglio di gestione della Siae.

Incontriamo Mogol in un pomeriggio di sole durante la 77a Mostra internazionale d’Arte cinematografica di Venezia[1]. L’intervista è proseguita tempo dopo nella casa di Mogol, presso la sede del Centro europeo di Toscolano (Cet), ad Avigliano Umbro. Una vera scuola di arte e di vita, fondata nel 1992 con lo scopo di valorizzare e qualificare principalmente nuovi professionisti della musica pop, persone sensibilizzate all’importanza della cultura popolare e alle esigenze etiche della comunicazione. Mogol e la moglie Daniela ci hanno accolti, facendoci gustare una conversazione che, in realtà, è continuata per due giorni interi, intervallata dai pasti e da sessioni di ascolto musicale. Una vera immersione. 

Qual è per te il rapporto tra la parola e la musica in una canzone? Come lo definiresti?

Sintonia, senz’altro. Le parole devono necessariamente essere l’espressione del senso di una musica particolare, che è quella lì. Non possono non essere strettamente collegate alla musica, rimanendo astratte. Le note si legano ai contenuti, alla storia che viene raccontata nella canzone e in ogni singola frase musicale. È nella melodia che cerco il testo, le parole che vi sono nascoste, il senso che il compositore costruisce con le sue

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A colloquio con Mogol

Antonio Spadaro, Francesco Sechi

Sottosegretario del Dicastero Vaticano per la Cultura e l’Educazione. Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.


16 Gennaio 2021

Quaderno 4094

  • pag. 161 - 175
  • Anno 2021
  • Volume I

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