RECENSIONE

Isaac Bashevis Singer

ZLATEH LA CAPRA E ALTRE STORIE

Zlateh la capra e altre storie

Ennio Ranaboldo

Quaderno 4126

pag. 408 - 409

Anno 2022

Volume II

21 Maggio 2022
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Ci sono libri appartenenti al genere della favola, spesso relegati all’infanzia, che faremmo meglio a non chiamare «classici», per il rischio che la vaga e abusata etichetta ne riduca la forza, consegnandoli a un polveroso e facilmente dimenticabile scaffale delle buone intenzioni.

Per quanto iperbolica, la parola «miracolo» sembra più adatta, almeno in questo caso; e le sette storie del grande scrittore polacco-americano, premio Nobel per la letteratura nel 1978, sono esattamente questo: da un mondo, da una cultura e da una lingua quasi azzerati dalla mostruosità nazifascista le fiabe irradiano imperiture schegge di luce, di saggezza e di bellezza.

Isaac Bashevis Singer (1902-91), il più giovane e più noto dei tre Singer autori – tra cui la talentuosa sorella, Esther Kreitman –, rappresenta il vertice della letteratura in yiddish, con decine di libri, tra cui oltre 20 titoli per ragazzi.

Con radici profonde nell’immaginario, nelle tradizioni e nella lingua dello shtetl, Isaac, che scriveva in yiddish e si traduceva da sé in inglese con l’aiuto di altri prosatori famosi, ebbe un fervente ammiratore a lui congeniale, Maurice Sendak, forse il più grande illustratore americano del secolo scorso, che arricchì stupendamente il volume con le sue tavole in bianco e nero.

Al centro della raccolta c’è il leggendario villaggio di Chelm – «di tutti gli sciocchi di Chelm, i più famosi erano i Sette anziani» (p. 41) –, dove, con ribalda e divertita inversione di ruoli e di gerarchie convenzionali, i vecchi venerabili con la barba bianca sono dei gran babbei, le donne comandano e sembrano le sole persone ragionevoli, mentre gli uomini, creduloni e inetti, ne combinano di tutti i colori.

Sono i giorni invernali di Hanukkah, la festa ebraica che ricorda la dedicazione del tempio, la festa delle luci, con i cibi e i candelabri della tradizione, un tempo di riti, di memoria e di preghiera. Ed è un mondo alla rovescia il pittoresco villaggio che ha dato i natali al primo schlemiel, il tonto per antonomasia della ricchissima vena umoristica yiddish.

Un mondo dove la presunzione, la pigrizia, la golosità e la dabbenaggine non vengono tanto giudicate moralmente quanto irrise, come nel caso di un promesso sposo molto sciocco, di un marito bugiardo e della gustosa vicenda dei piedi ingarbugliati.

Compare anche il demonio, spaventoso, ma non meno inetto degli uomini, e poi elfi e altre creature fantastiche. E, come contravveleno, la protezione divina, fosse anche quella di una sola candela accesa per la festa: «Il cielo e la terra hanno decretato che gli scherzi del diavolo non possano mai riuscire del tutto. Per quanto scaltro egli sia, finisce sempre per fare un errore, specialmente a Hanukkah» (p. 84).

E ci sono i sogni, ovviamente, a compensare le angustie terrene: sogni spropositati di montagne di cibo, di abbondanza, di teste contadine coronate e di redenzione dalla fame e dalla miseria, anche se allo schlemiel la «gigantesca frittella spalmata di marmellata» interessa molto di più di ogni attributo araldico.

Il lieto fine è spesso in funzione di una riconciliazione, come nella fiaba più bella, quella che dà il titolo alla raccolta: la storia del piccolo Aaron e della capra Zlateh, smarritisi nella bufera di neve, sulla strada verso il destino segnato dell’animale. Essi si salveranno grazie all’ingegno del ragazzo e alla cura reciproca. Un patto d’amore contro la sofferenza e la morte, nella ritrovata solidarietà con la terra e con il cielo: «Dobbiamo accettare tutto ciò che viene da Dio: il caldo, il freddo, la fame, la soddisfazione, la luce, il buio» (p. 98).

Nell’introduzione, Singer parla dello scardinamento del tempo lineare, di quello eterno della fantasia creatrice e del godimento dei lettori di ogni stagione, condizione e luogo: «Nelle storie il tempo non svanisce, e nemmeno gli uomini e gli animali. Per lo scrittore e i suoi lettori tutte le creature vivono per sempre. Ciò che è successo tanto tempo fa è ancora presente». Perché, come dice con semplicità una nonna della fiaba, esortando i bambini ad andare finalmente a letto: «Domani, bambini, è un altro giorno. Ci sarà una nuova candela nella lampada di Hanukkah, neve fresca per terra, e io vi racconterò un’altra storia» (p. 36).

ISAAC BASHEVIS SINGER
Zlateh la capra e altre storie
Milano, Adelphi, 2021, 102, € 18,00.

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