RECENSIONE

TEOLOGIA DEL CINEMA

Quaderno 4086

pag. 537 - 538

Anno 2020

Volume III

19 Settembre 2020
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Oggi si parla molto della scomparsa di Dio dal nostro mondo, almeno nella nostra società occidentale. D’altronde, dopo la celebre e tragica proclamazione di Nietzsche nella Gaia Scienza: «Dio è morto», Dio sembra essere scomparso dalla cultura del nostro tempo, dalla letteratura, dalle arti visive, dall’elaborazione filosofica… La stessa elaborazione teologica sembra essere ben lontana dagli interessi dei nostri contemporanei. La riflessione su Dio appare relegata negli anfratti di chi nostalgicamente cerca di rispolverare un mondo glorioso che sembra perduto per sempre nella nostalgia di chi pensa che il passato abbia costituito una felice età dell’oro da riesumare. In realtà, non può essere così. E la vera arte ha sempre a che fare con Dio e la morte, altrimenti si esaurirebbe soltanto in un gioco sterile e privo di vita.

Paolo Cattorini, esperto di bioetica e studioso di cinema, nel suo libro Teologia del cinema. Immagini rivelate, narrazioni incarnate, etica della visione, si propone di mostrare come il problema di Dio non sia stato dimenticato, ma al contrario sia ben presente nel cinema. Occorre saperlo ben individuare, per affrontarlo con categorie troppo spesso dimenticate nel mondo ecclesiale, in modo particolare tracciando una teologia del cinema, mostrando la reciproca relazione tra patto, rito e cura per il racconto.

L’interrogativo iniziale si concentra su quale rivelazione sia offerta dallo sviluppo di un’arte che ha come origine le immagini in movimento, vale a dire da quando si è passati dall’immagine fissa a quella serie di immagini che scorrono l’una dopo l’altra dando l’illusione del movimento. In modo particolare, ci si chiede qual è il rapporto tra le categorie che seguono una logica narrativa e quelle che fanno riferimento all’alleanza biblica. Sono del tutto distanti tra loro o ci sono punti in comune?

Il volume elabora il filone di ricerca costituito dai film studies e intende delineare alcune analogie tra le liturgie religiose e l’«andare al cinema», concepito come rito «laico», con precise regole e princìpi, nella fiducia e nel desiderio di vedere «cose mai viste», nell’intento di imparare a vivere nel mondo e a essere meglio consapevoli degli aspetti più segreti della nostra vita.

Numerosi sono i temi che l’autore affronta in questo libro: se da un lato egli tematizza lo spinoso rapporto tra Dio e il male nel mondo, tracciando i contorni di una vera e propria teodicea che tenta di elaborare un pensiero sulla giustificazione, dall’altro riflette sulla relazione tra teologia e immaginazione. Con l’aiuto della teologia di Hans Urs von Balthasar, delinea poi un filo rosso che possa unire teodrammatica e cinedrammatica, per terminare con una riflessione sull’«aura» nel cinema nell’epoca della riproducibilità digitale.

Il libro è ricco di spunti, dall’estetica teologica alla fenomenologia delle religioni, e può costituire un punto fermo per pensare a Dio come «principio di ogni racconto». Fatto non consueto nell’odierna riflessione sul cinema.

PAOLO CATTORINI
Teologia del cinema. Immagini rivelate, narrazioni incarnate, etica della visione
Bologna, EDB, 2020, 136, € 15,00.

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