Sidival Fila a lavoro.

SIDIVAL FILA

Arte e fede: una medesima vocazione

Quaderno 4086

pag. 529 - 533

Anno 2020

Volume III

19 Settembre 2020
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Il contesto dell’articolo. L’artista Sidival Fila (1962), frate minore francescano, da molti anni ha fatto dell’avventura artistica la propria vocazione. Nel suo splendido studio a Roma, nel cuore del Palatino, all’interno del convento francescano di San Bonaventura, che ha conservato intatto il suo sapore semplice e antico, chi entra resta colpito dalle sue opere.

Perché l’articolo è importante?
L’articolo si sofferma inizialmente sulla apparente «anomalia» di un re­ligioso si dedichi oggi all’arte. In realtà, è sempre accaduto. Possia­mo pensare solo ad alcuni gran­di pittori come il Beato Angelico (domenicano) o Andrea Pozzo (gesuita), per renderci conto che la dimensione di fede si è spesso incarnata in un’attività «estetica» orientata alla preghiera, alla con­templazione, alla celebrazione e al rito.

Poi l’autore descrive e analizza il lavoro artistico di Fila. Nelle sue opere tutto sembra far affiorare un intenso senso di pace, di quiete. Fila, come un paziente amanuense, compie un lavoro di tessitura, riprendendo e riutilizzando materiali di scarto che, grazie alla sua opera, sono così immessi nella sfera dell’arte. Il nuovo universo da lui ricreato si fa metafora della vita, in cui ogni frammento è riconsegnato al filo luminoso del mistero, che ricuce e connette anche le dimensioni più oscure e contraddittorie. 

Quali sono le domande che l’articolo affronta?

  • Come possono convivere l’esperienza religiosa e quella artistica?
  • Di fronte alla drammatica inadegua­tezza dell’arte sacra contemporanea, come si può configurare oggi il rapporto tra arte e liturgia?

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SIDIVAL FILA. Art and faith: the same vocation

The artist Sidival Fila (1962), who was a Franciscan Friar Minor, has made an artistic adventure of his vocation for many years. In his work, everything seems to reveal an intense sense of peace and quiet. Fila, like a patient amanuensis, weaves, and does so by reusing waste materials that, thanks to his work, are thus placed into the sphere of art. The new universe he recreates becomes a metaphor for life, in which every fragment is returned to a luminous thread of mystery, which stitches and connects even the darkest and most contradictory dimensions. The author is director of the “Galleria d’Arte San Fedele” in Milan.

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