RECENSIONE

TANGRAM

Forme sparse di teologia della comunicazione

Giuseppe Romano

Quaderno 4053

pag. 310 - 311

Anno 2019

Volume II

4 maggio 2019

Tangram: un rompicapo cinese che, utilizzando tessere di colori e forme diverse, consente di approdare a figure che dipendono dall’inventiva di chi gioca. Si può ben capire che questo nome venga preso a prestito per intitolare uno «strumentario» finalizzato alla teologia della comunicazione.

Nel volume, a cura di Carlo Meneghetti (docente di Teologia della comunicazione all’Istituto Universitario Salesiano di Mestre e di Verona) e di altri studiosi, rientrano infatti tessere multicolori, provenienti da esperienze diverse, accademiche o pastorali, disuguali per tematiche e per spessore, che restano volutamente «sparse», come precisa il sottotitolo, e delineano molte possibili configurazioni a seconda delle situazioni e delle intenzioni.

Tra i concetti che si possono ricavare dal testo segnaliamo innanzitutto la creatività. Il sacro, afferma Ferruccio Cavallin, trova abituale espressione in una comunicazione di tipo rituale, a rischio talora di privilegiare modalità tradizionali irrigidite ed esposte alla polvere dell’abitudine. «Com’è possibile contenere questo rischio e dare alla comunicazione religiosa quella capacità di interessare, di catturare, ma soprattutto di far riflettere il fedele sul reale significato che il messaggio ha nella sua vita e nel suo modo di agire, per far sì che la “parola” si trasformi in un “significato”?». La risposta sta in una creatività che si rende percepibile non tanto come desiderio di stupire, quanto come sintomo di vitalità, come espressione tipica di chi è vivo e vivace. Sotto questo profilo, non può esistere un cristianesimo professato in maniera statica e ripetitiva: per dirla con papa Francesco, chi fa parte di una «Chiesa in uscita» non può non essere creativo. Di fatto, la creatività è figlia, nella vita quotidiana, della sincerità e della generosità.

Meneghetti poi espone varie strade per tradurre questa vitalità in termini, appunto, comunicativi; e se da un lato si evidenziano alcune caratteristiche espressive (si fa ricorso anche alle Lezioni americane di Italo Calvino, che enumerano alcune virtù della comunicazione), dall’altro ci si sofferma sull’umorismo come apertura e proposta ricca di calore umano e di sguardo sull’altro.

Ugo Guidolin parla poi di «comunicare l’incomunicabile»: una strada che conduce la teologia della comunicazione a confrontarsi anzitutto con Dio stesso come punto di partenza e di riferimento della storia, in cui logos, mythos e dialogos sono da sempre i canoni antropologici per «la necessità dell’uomo di dare spiegazione della natura e del divenire delle cose, dell’origine del cosmo e del divino». E in questa prospettiva Gesù stesso è un «eroe», ma in un modo radicalmente diverso dai protagonisti dei miti antichi e contemporanei (hollywoodiani). La strada di Cristo non passa dalle grandi imprese fini a se stesse e dalla propria esaltazione, ma dal dono di sé e dal dialogo, il riconoscimento amoroso del singolo interlocutore e delle sue necessità.

Gesù comunica ancorandosi al reale, utilizza parabole che «rappresentano la verità attraverso un racconto simbolico», perché aspira all’incontro personale e vuole indirizzare alla Via, alla Verità e alla Vita. E siccome il cristianesimo è anzitutto grazia, il discepolo del Signore a sua volta comunica affinché nell’anima di chi gli sta accanto fiorisca, appunto, il riconoscimento della presenza divina. In definitiva, noi operiamo e diciamo affinché sia Lui ad agire, con un realismo storico tradotto non soltanto in parole, ma anche in esempio.

Proprio in nome di questo realismo non ingenuo si deve parlare anche di media education e di educatori digitali in parrocchia, capaci di insegnare come si usa la lingua della rete. Senza la formazione, infatti, le buone intenzioni non soltanto non bastano, ma possono diventare controproducenti.

In sintesi, come emerge nelle considerazioni finali, «la creatività del professionista, del progettista, dello studioso della teologia della comunicazione è destinata a spaziare, ad andare oltre il “si è sempre fatto così”, per donare all’altro prospettive sempre nuove e ricche di significato».

Tangram. Forme sparse di teologia della comunicazione
a cura di CARLO MENEGHETTI
Padova, Libreriauniversitaria.it, 2018, 200, € 15,90.

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