RECENSIONE

SENTIERI NASCOSTI

Quando i libri celano nuovi modi di vedere il mondo

Gianna Forlizzi

Quaderno 4059-4060

pag. 333 - 334

Anno 2019

Volume III

3 agosto 2019

I sentieri corrono lontano dai clamori urbani, spesso evitati per le loro asperità, come i sentieri nascosti tra i piani di lettura di libri ignorati o giudicati in contrasto con il conformismo culturale, i quali, secondo l’interpretazione di Marco Testi, critico letterario e docente di letteratura, aprono a nuove visioni del mondo, come sottolinea Franco Ferrarotti nell’introduzione.

Viaggio intorno alla mia camera fu ignorato per le idee antigiacobine dell’autore, Xavier de Maistre, il quale, agli arresti domiciliari per un mese, scopre, nell’epifania delle cose comuni, la relatività di ogni punto di osservazione e il conseguente senso di instabilità dell’essere umano. Sono percezioni relative allo spazio e al tempo che torneranno in Proust e in Joyce, troveranno ampia speculazione in Henri Bergson e si rintracciano in Notti a ritroso di Roger Bichelberger, un libro profondamente religioso, in cui risalta la condizione dell’inautenticità dell’uomo contemporaneo nel suo rapporto esclusivo con la materia, a cui egli finisce per assimilare anche se stesso.

Denis de Rougemont, protestante e seguace del personalismo, con il volume L’ amore e l’ Occidente (1936), ipotizza che la formazione dei modi di concepire l’amore in Occidente deriva dalla visione catara, da cui sorge la poetica dell’amor de lonh, che esalta il desiderio inappagato, idealizzato dai trovatori, motiva la lirica di Dante e influenza con varie metamorfosi la letteratura fino al Romanticismo, con eccessi assolutizzanti che vagheggiano una falsa reciprocità o che toccano tensioni della mistica unitiva, occidentale e islamica, protesa verso un amore supremo e distante, mai raggiungibile. Ne deriva che «l’amore divino e terreno enunciano l’instabilità» (p. 32) di un desiderio che rischia di cadere nella materia, secondo la lezione di Schopenhauer, nel narcisismo o nell’abbandono dell’umano, contro la via salutare del riconoscimento dell’alterità e di ciò che comporta.

Canto di Natale, di Charles Dickens, in pieno realismo e alle porte del positivismo, rappresenta la condanna della povertà, dello sfruttamento minorile e la critica alla teoria malthusiana, che risolve, con il controllo delle nascite, la guerra, le carestie e i problemi economici inerenti la sovrappopolazione. Canto d’amore di Alfred Prufrock, contenuto nella raccolta di poesie Prufrock ed altre osservazioni, di Thomas Stearns Eliot, fu fonte di ispirazione per testi di canzoni e film che ne colsero solo la disillusione, il dubbio e la sazietà dell’uomo moderno. In realtà è un monologo in cui il flusso di coscienza mediato dalle parole esprime la condizione dell’uomo continuamente diretto verso il «morente declino», ma che proprio nell’intuizione di questa verità riesce a vagheggiare uno spiraglio che lenisca l’inedia spirituale. Sono presentimenti che segnano la crisi – individuale e di un’epoca – di un pensiero che si illudeva di definire razionalmente l’esistenza e che, valicata la Terra desolata, condurranno Eliot alla fede.

Altri autori, noti e meno noti, si incontrano nelle pagine del libro, di cui qui è possibile riferire soltanto le osservazioni di alcuni sul tema del male. Federigo Tozzi, constatando il dilagare sempre più accanito del male, ammette, con un’annotazione tanto terribile quanto scontata – ma non dovuta –, che la redenzione esiste perché esiste il male. John Maxwell Coetzee, nel romanzo Elizabeth Costello, denuncia la complicità degli intellettuali che non sanno rinunciare alla «vocazione di descrivere il male rendendosene complici» (p. 135). Complicità che fu anche il tormento di Tolstoj, il quale considerò la cultura un artificio distante dalla vera vita.

L’ultimo capitolo – «Poesia come passaggio divino» – è dedicato a Holderlin, i cui versi, anche nella follia, sono riusciti a conservare «lacerti di abisso», che scuotono l’anima con visioni ed eclissi di un altrove irreperibile in una realtà che esaurisce il senso dell’uomo e del mondo nella cultura mediatica.

La ricerca di Testi intende offrire delle piste capaci di «creare nuclei di senso anche quando sembra che il senso non abiti più nelle terre di Occidente» (p. 8), motivando a leggere o a rileggere i libri con occhi nuovi.

MARCO TESTI
Sentieri nascosti. Quando i libri celano nuovi modi di vedere il mondo
Roma, Fili d’Aquilone, 2019, 144, € 15,00.

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