RECENSIONE

SACRI MONTI

Quaderno 4059-4060

pag. 328 - 330

Anno 2019

Volume III

3 agosto 2019

I Sacri Monti sono santuari particolari, punti di riferimento religioso e mete importanti di pellegrinaggio. Spesso si trovano su delle alture, luoghi naturali per un cammino insieme fisico e spirituale di ascesa verso Dio, e offrono al pellegrino un itinerario da percorrere in diverse tappe, segnate da edicole o cappelle.

Ve ne sono diversi in Piemonte e in Lombardia, e il loro grande valore non soltanto religioso, ma anche culturale e artistico è tale che, considerati unitariamente, essi costituiscono uno dei siti «patrimonio culturale dell’umanità», riconosciuto dall’Unesco nel 2003.

Guido Gentile, già sovrintendente degli Archivi del Piemonte e della Valle d’Aosta, ha dedicato ai Sacri Monti molti anni di studi e di ricerche attente, che offrono ora il loro frutto in questo corposo volume, denso di informazioni e illustrato con cura, grazie a numerose fotografie originali.

Pur trattando anche di Orselina, San Vivaldo, Orta, Crea, Varese e Oropa, ben due terzi dell’opera sono dedicati al Sacro Monte di Varallo, nella Valsesia. Ciò non deve stupire. Questo, in effetti, è il primo, e lo possiamo anche ritenere il più bello e il più ricco di arte e di storia.

Esso nasce alla fine del XV secolo dall’idea geniale e feconda del frate minore osservante Bernardino Caimi, il quale, dopo aver trascorso anni nella Custodia di Terra Santa, rientrato in Italia in un tempo in cui i pellegrinaggi in Palestina diventano sempre più difficili, formula il progetto di creare una «Nuova Gerusalemme», facilmente accessibile al popolo cristiano, ricostruendo in Valsesia i luoghi santi con la maggiore fedeltà possibile a quelli originali, sia nella loro forma sia nella loro reciproca posizione.

Il Sacro Monte assume gradualmente la sua forma caratteristica grazie all’attività artistica – che si prolunga per quasi tre decenni – del grande pittore e scultore Gaudenzio Ferrari, nativo proprio della Valsesia. Come pittore egli affresca le pareti delle cappelle, come scultore modella in legno o in terracotta le statue dei personaggi che intervengono nell’episodio, formando con lo sfondo pittorico un insieme perfettamente integrato.  Il pellegrino che osserva si trova così inserito, immerso e coinvolto emotivamente e spiritualmente nell’evento evangelico. La grande Cappella della Crocifissione, realizzata da Ferrari, è ritenuta uno dei capolavori dell’arte rinascimentale italiana.

L’autore descrive le complesse vicende attraverso cui passa la realizzazione del Sacro Monte durante il Cinquecento, con le lunghe dispute fra i fabbricieri laici locali e i frati francescani, i diversi progetti e il succedersi degli artisti e degli architetti. Ma quello che interessa di più è l’evolversi dell’idea stessa del Monte: da quella di una riproduzione fisica e «topografica» dei luoghi santi a quella di un «teatro» religioso ordinato e sistematico, in cui nelle diverse cappelle vengono riprodotti tutti i «misteri» principali della vita di Cristo. Tra la fine del Cinquecento e la prima parte del Seicento si configura così, soprattutto per merito della chiara visione e della ferma guida del vescovo di Novara Carlo Bascapè, il «nuovo» Sacro Monte.

Figura cruciale in questa vicenda è quella di san Carlo Borromeo, che si reca più volte a Varallo non solo per dirimere questioni amministrative, ma soprattutto per devozione personale profonda e sincera. Emozionante è il racconto del suo ultimo soggiorno a Varallo: egli sosta per alcuni giorni di Esercizi spirituali sul Monte, visitandone assiduamente le cappelle. Bascapè, allora suo collaboratore, testimonia: «Et era di sì meravigliosa consolatione et compuntione vederlo la notte specialmente, andare tutto solo, con una sua lanternina sotto il mantello, dove più la devotione l’invitava» (p. 178).

Chi ha un’idea delle vie della spiritualità cristiana sa bene quanto importante possa essere il ruolo dell’immaginazione e dei «sensi interni, spirituali» per entrare nella contemplazione dei misteri evangelici e lasciarsene trasformare intimamente. Sant’Ignazio di Loyola ci invita perciò a premettere alla meditazione la «composizione di luogo»: vedere, ascoltare, toccare mentalmente, ma intensamente, la scena evangelica per esservi presente e potervi incontrare il Signore. Guido Gentile dimostra di conoscere molto bene la storia, i testi e i riferimenti iconografici di questa dimensione fondamentale dell’esperienza spirituale cristiana.

Questo libro è dunque certamente un testo importante per la storia dell’arte e della cultura religiosa, ma non lo è meno per la spiritualità. Non solo di ieri, ma anche di oggi.

GUIDO GENTILE
Sacri Monti
Torino, Einaudi, 2019, 382, € 38,00.

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