RECENSIONE

ORGANON / LA VITA

Roberto Timossi

Quaderno 4053

pag. 302 - 304

Anno 2019

Volume II

4 Maggio 2019
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Il primo pensatore a considerare e organizzare la logica come scienza autonoma fu senza dubbio Aristotele (384–322 a.C.), il quale nelle sue opere logico-linguistiche ha esaminato i concetti, le categorie, le proposizioni, i termini, i ragionamenti deduttivi detti «sillogismi» (dal greco syllogismos, «raccolgo insieme» o «arguisco») e le fallacie. Tutto questo prevalentemente sotto l’aspetto formale, ossia prescindendo dai problemi psicologici e dal contenuto delle inferenze, il che lo rende anche il vero antesignano del moderno formalismo logico.

D’altronde è lo stesso Stagirita ad affermare che «mentre riguardo ai discorsi retorici sussistevano già, sin dai tempi antichi, molti studi, sulla deduzione invece non si aveva prima assolutamente nulla da ricordare», e, d’altra parte, che lui si è dedicato al suo lavoro logico «per lungo tempo, […] con un’indagine e un esercizio continuo» (Confutazioni sofistiche, 183b 30-184b 8). Aristotele designava lo studio della logica con il termine «analitica» (dal greco analytikos, ossia «risolutivo»), perché per lui l’analysis comportava la risoluzione di un’argomentazione nelle sue componenti principali: le premesse, la conclusione e i diversi termini (estremi e medi) in gioco nelle proposizioni.

Allo Stagirita va pure il merito di aver individuato per primo i princìpi fondamentali della logica classica (identità, non contraddizione e terzo escluso), di aver classificato i principali strumenti concettuali (ad esempio, «assioma», «implicazione», «dimostrazione», «enunciato apofantico» ecc.), e di aver indicato l’importanza del metodo assiomatico, tipico della geometria.

I suoi scritti logici pervenuti fino a noi sono stati ordinati dagli antichi in sei trattati (Categorie, De interpretatione, Analitici primi, Analitici secondi, Topici, Confutazioni sofistiche), raccolti poi tutti sotto il nome di Organon, che in greco significa «strumento». La scelta di tale denominazione da parte dei curatori delle opere logiche aristoteliche è dipesa dal fatto che lo stesso Stagirita considerava la logica come un apparato metodologico o uno strumento di indagine indispensabile per qualsiasi disciplina scientifica, a cominciare dalla metafisica.

Di questi fondamentali testi logici di Aristotele contenuti nell’Organon è ora disponibile una nuova versione, con l’originale greco a fronte, coordinata da Maurizio Migliori, docente di Storia della filosofia antica nell’Università di Macerata. Nell’avvicinare testi come questi – certamente non facili, perché concepiti dal filosofo per gli studenti del suo Peripatos –, se non si è specialisti della materia, è opportuno venire accompagnati nella lettura da idonei apparati critici e da note esplicative, che è appunto quanto si ritrova con dovizia nella presente edizione dell’Organon, in cui ogni scritto aristotelico è preceduto da un saggio introduttivo di taglio sia filologico sia storico-filosofico.

Oltre alle ricerche logiche, Aristotele non disdegnava approfondire quanto della realtà ci forniscono i singoli dati fenomenici. Per questo a lui si devono i più importanti studi antichi di biologia: studi che nella cosiddetta «enciclopedia aristotelica» venivano normalmente catalogati dopo gli scritti di fisica e di meteorologia. Il disegno della Scuola aristotelica era probabilmente quello di mantenere l’unità e l’organizzazione gerarchica del sapere tramite la filosofia, per pervenire in tal modo a una visione unitaria del mondo, ovvero di tutto ciò che esiste.

Le scienze biologiche trattate da Aristotele comprendevano la biologia, la zoologia, la fisiologia, l’anatomia e marginalmente la botanica. A suo dire, gli enti dotati di vita si distinguono dagli altri in quanto possiedono, oltre al movimento, la capacità di nutrirsi, crescere e riprodursi; inoltre, in essi si manifestano con maggiore evidenza le cause finali, perché senza dubbio ogni singolo vivente appare teleologicamente orientato, tant’è che ogni specie ha il proprio fine in se stessa. Le specie si riproducono tramite i singoli viventi e sono immutabili ed eterne; pertanto, nei testi aristotelici è assente qualsiasi idea di evoluzione biologica, sebbene l’A. sia uno dei primi a riconoscere la presenza della complessità crescente che conduce dalle forme di vita più semplici a quelle più organiche.

Particolarmente interessanti per gli studi biologici della scuola aristotelica sono i numerosi scritti sulla vita animale, che ora risultano nuovamente disponibili nella versione curata nel 1971 da due illustri specialisti come Diego Lanza e Mario Vegetti, con aggiornamenti e integrazioni di Giuseppe Girgenti.

Sotto il titolo generale di La Vita vengono così raccolte le Ricerche sugli animali, Le parti degli animali, La locomozione degli animali, La riproduzione degli animali e Il moto degli animali, con l’aggiunta di alcuni brevi testi di psicologia e fisiologia. Dopo aver distinto gli animali dai vegetali per le loro facoltà percettive e sensoriali, Aristotele li suddivide tra vertebrati e invertebrati. Inoltre, per lui è chiaro che esiste un rapporto tra i singoli organi degli animali e la loro funzione (ad esempio, la mano conformata per essere prensile); quindi emerge un’attenzione specifica per la fisiologia comparata, che rappresenta un altro tratto della modernità scientifica del grande filosofo greco.

ARISTOTELE
Organon / La vita
Milano, Bompiani, 2016/2018, 2290/2496, € 60,00 (ciascun volume).

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