RECENSIONE

OLTRE IL CONFINE

Esperienza mistica e psicoanalisi

Giuseppe Esposito

Quaderno 4037

pag. 443 - 444

Anno 2018

Volume III

1 settembre 2018

L’autore, gesuita, psicologo e professore presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, ha tra i suoi principali interessi di studio il rapporto tra psicoanalisi ed esperienza religiosa. In questo libro analizza l’esperienza mistica, che egli considera «fenomeno umano di prima grandezza, apice dell’esperienza religiosa». È un argomento non riservato alla sola teologia, ma anche alla psicologia, perché l’esperienza umana di Dio accade nella mente dei credenti. Le due discipline devono occuparsi del fenomeno, ma senza riduzionismi, né di carattere spiritualistico, né di carattere psicologistico.

Seguendo il gesuita e psicoanalista Carlos Domínguez Morano, l’autore ritiene che l’aspetto fondamentale dell’esperienza mistica sia la sensazione di rottura dei limiti dell’io e della comunicazione con il divino. Quella mistica è «un’esperienza – egli dice – in cui si oltrepassano i limiti dell’io, accompagnata da un piacevole sentimento di comunione con tutto quello che ci circonda, identificato con il divino», oppure «un’esperienza estatica di trasposizione dei limiti tra l’io e il non-io e di unione amorosa con Dio, con il quale si è una cosa sola» (p. 12).

Questo è il fenomeno mistico primario, mentre i fenomeni straordinari o para-mistici, che attirano l’attenzione giustamente critica di psichiatri e psicologi, vanno guardati con «riserva, sfiducia, sospetto». Per Freud, la religiosità si radica nella nostalgia del padre protettore, e il sentimento oceanico è il sentimento primitivo dell’io, che non distingue fra sé e mondo, conservato in qualche registro anche in età adulta. Per lui, il misticismo potrebbe relazionarsi a una forma oscura di percezione dell’inconscio. Per altri psicoanalisti, invece, la radice dell’esperienza religiosa è da ricercare nella relazione materna.

L’esperienza mistica presenta alcuni caratteri ben definiti: erotico, unitivo, materno. In effetti, diversi mistici, ispirati forse anche dalla tradizione biblica e soprattutto dal Cantico dei Cantici, per rappresentare la propria esperienza spirituale ricorrono al simbolismo matrimoniale.

L’esperienza mistica, vero incontro amoroso con Dio, proprio per il suo carattere erotico cerca l’unione, e tale unione ha qualcosa a che vedere con il bisogno di ristabilire l’originaria unione con la madre: unione simbiotica, piacevole, complementare.

Ma proprio queste caratteristiche avvicinano le esperienze mistiche al campo della psicosi, caratterizzata in particolare dal «rifiuto del terzo» e di qualsiasi limite, e dall’aspirazione alla totalità. Siamo, così, nel riduzionismo psicologico, di cui l’autore considera due aspetti principali: il primo vede nel godimento mistico una forma sostitutiva del piacere sessuale; il secondo ritiene che quella mistica sia un’esperienza regressiva di tipo psicotico.

Diventa perciò quanto mai importante il discernimento tra esperienza mistica sana ed esperienza pseudo-mistica psicotica, tema che è l’obiettivo più importante di questo libro. Pur essendoci delle somiglianze tra i due tipi di esperienza, l’autore individua ben sedici differenze significative tra mistica e psicosi.

Tra queste, innanzitutto un fatto: per lo pseudo-mistico, Dio è soprattutto un oggetto del cui possesso godere, un oggetto per la soddisfazione del proprio desiderio. Il mistico autentico, invece, riconosce Dio come un «altro», libero e indipendente da lui; non lo tratta come un oggetto per soddisfare il proprio desiderio. Da una parte, quindi, abbiamo la fusione con l’annullamento dell’io; dall’altra, l’unione con la salvaguardia dell’io.

Lo pseudo-mistico, inoltre, esige la presenza ininterrotta di Dio, non tollera la sua assenza; il mistico autentico, invece, accetta le apparenti assenze e i silenzi di Dio, l’alternanza tra unione e separazione, consolazione e desolazione.

Ancora, l’esperienza mistica avviene a partire dall’io del mistico; per questo ha luogo «sotto il controllo» del mistico, è reversibile. La crisi psicotica, invece, è totalizzante, incontrollabile, invasiva. L’esperienza mistica è normalmente breve, quella psicotica prolungata.

L’esperienza mistica ha un carattere di integrazione, favorisce l’arricchimento della personalità, il rapporto con la realtà, l’inserimento sociale, la compassione e la capacità di servire gli altri. La regressione psicotica, invece, produce disorganizzazione psichica, destabilizzazione, disadattamento sociale.

L’autore, seppure in un testo breve, riesce a condensare una tematica complessa e molto dibattuta, e il suo contributo è sicuramente valido. Certo, va tenuto presente che oggi disponiamo anche di altre prospettive psicologiche che possono ancor meglio illuminare questa tematica, soprattutto quelle che prendono in particolare considerazione gli stati della coscienza e i suoi disturbi.

RICARDO TORRI DE ARAUJO
Oltre il confine. Esperienza mistica e psicoanalisi
Bologna, EDB, 2017, 120, € 13,00.

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