RECENSIONE

LUTERO

Quaderno 4038

pag. 541 - 543

Anno 2018

Volume III

15 Settembre 2018
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Dopo l’imponente monografia di Heinz Schilling sul Riformatore e quella magistrale di Adriano Prosperi (cfr Civ. Catt. 2017 II 194 e 2018 I 405), il quinto centenario della Riforma ci ha donato il Lutero di Silvana Nitti, docente di Storia del cristianesimo all’Università «Federico II» di Napoli. È stato definito «il libro dell’anno», e a ragione. Lo studio contribuisce «a far conoscere al pubblico italiano un Lutero quanto più possibile completo, in modo da facilitare il superamento di quelle letture che […] si sono irrigidite per tradizione polemica» (p. 10).

All’A. sta infatti a cuore mostrare la continuità di fondo dell’opera e del pensiero del Riformatore, liberandolo da stereotipi che per secoli lo hanno voluto preda di suggestioni emotive (il fulmine che lo spinge a entrare al monastero, l’esperienza sconvolgente della scoperta dell’Evangelo). Se ci si ferma al 1521, anno della scomunica, come alcuni biografi fanno, si perde la ricchezza di una vita che continua a crescere nel tempo sul piano culturale e su quello spirituale. La Nitti ne dà testimonianza con un ampio e attento ricorso alle fonti.

Lutero è sempre il simul peccator et iustus: «Io, benché vivessi come un monaco irreprensibile davanti a Dio, mi sentivo peccatore con la coscienza molto inquieta». Questa frase spicca nella copertina. Nel volume risaltano «l’uomo della Bibbia» con la sua passione per l’Evangelo, chiave di riforma della Chiesa e della società, il sostenitore della cultura per tutti (uomini e donne), ma anche la sua totale incompatibilità con Erasmo nella diatriba sul libero arbitrio. L’invenzione della stampa favorisce il diffondersi della Riforma, e Lutero è attento e sensibile al fenomeno.

Pur segnati da fatiche e dispiaceri, gli anni della maturità restituiscono l’immagine di un Lutero più umano: l’amore paterno e coniugale (cfr il ruolo di Katharina von Bora), la famiglia allargata agli studenti nel convento di Wittenberg, le innumerevoli amicizie. Interessanti sono la simpatia e insieme il disagio con Melantone, forse la persona a lui più vicina, che Lutero amava, pur biasimandone le astuzie diplomatiche. Le inevitabili fragilità della vecchiaia non ne spengono la creatività e lo spirito combattivo.

Attento alla vita politica del tempo – non ci fu vicenda che non lo vide in qualche modo coinvolto, «un po’ invadente, imperativo più ancora che propositivo», sottolinea la Nitti (p. 12) –, Lutero diventa una presenza fondamentale nella storia dell’Europa.

Nel suo pensiero occorre distinguere tra un «regno di Dio» e un «regno del mondo»: non due regni separati, ma uno sovrapponibile all’altro, perché Dio si rivela nella storia. Se i confini del primo sono definiti dalla grazia giustificante, quelli del secondo sono segnati dalla storia degli uomini, dove tutti – credenti e non credenti – sono attori e protagonisti. Con la differenza che il cristiano è persona duplex, perché agisce nell’ambito spirituale e politico (cfr p. 252).

Ma le posizioni di Lutero nelle questioni più spinose – rivolta dei contadini, il caso di bigamia di Filippo d’Assia (cfr pp. 416 s), il contrasto irriducibile con gli anabattisti, un violento antigiudaismo dopo il tentativo sincero di dialogo con gli ebrei (cfr pp. 445 s) –, se non possono essere sempre legittimate, esigono comunque una rigorosa contestualizzazione (cfr p. 289).

Un’attenzione particolare è rivolta alla divisione della cristianità occidentale: secondo l’A., gli eredi di Lutero sono liberi da qualsiasi istituzione gerarchica e, con il principio di quello che poi sarà il «libero esame della Bibbia», percorrono vie diverse, ma sempre unificati dal principio della sola gratia e sola scriptura (cfr p. 271). Il discorso qui meriterebbe un approfondimento circa il problema delle molte Chiese della Riforma e del rapporto fra loro (cfr p. 346).

Infine, la morte di Lutero e le sue ultime parole: «Noi siamo mendicanti, questa è la verità» (p. 470). Il volume termina con l’ingresso di Carlo V, vincitore, a Wittenberg. Davanti alla tomba di Lutero egli voleva far riesumare il cadavere e mandarlo al rogo, perché eretico «condannato» e sfuggito alla pena. Ma prudentemente si fermò: la Riforma era ormai un processo irreversibile e bisognava fare i conti con la storia (cfr p. 477).

SILVANA NITTI
Lutero
Roma, Salerno ed., 2017, 528, € 29,00.

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